Come in un film: la storia di una cavalla e del suo istruttore

Il presidente del Circolo  Ippico di Mitrano ha parlato agli alunni della scuola media Salvemini del suo rapporto con Camilla

BRINDISI - Cos’ha da spartire l’uomo che “sussurrava” ai cavalli con quello che invece “parla” ai cavalli? In altre parole c’è qualche affinità  nella storia romanzata del cavallo Pilgrim scritta da Nicholas Evans e recitata da Robert Redford e quella del legame genuino tra Francesco Ragione (il Presidente del Circolo Ippico di Mitrano) e la cavalla Camilla? Insomma, cosa contraddistingue un film felpato che si barcamena tra le secche del sentimentalismo e gli scogli del melodramma, e una storia vera che tocca, senza artifizi di sorta, le corde dei cuori di ragazzi che stanno facendo le “prove” di vita?

In effetti tante sono le differenze colte da un pubblico attentissimo di un centinaio di studenti raccolti nell’Aula magna della Scuola Media Salvemini - Istituto Comprensivo Centro – di Brindisi. Un’attenzione che quasi si palpeggiava quando i ragazzi, dalla voce un po’ rotta dall’emozione hanno compreso che Camilla, per il suo istruttore, non era una semplice cavalla, ma la cavalla. 

Speciale perché, anni prima, strappata alla morte di un mattatoio-lager, ha ripagato quel gesto umano con una dedizione altrettanto umana. Speciale perché, dopo la morte, il suo istruttore non ha voluto montare più nessun altro cavallo.  Questa è la favola, la più bella, raccontata nell’incontro con gli studenti il giorno dell’avvio della fase operativa del progetto “Il cavallo nella scuola: una favola che diventa realtà” e dell’annesso Concorso Grafico Letterario “Un cavallo per amico” che “darà lo spunto per un viaggio nella fantasia ai ragazzi che si improvviseranno giornalisti, scrittori, poeti e pittori, alla scoperta del mondo equestre”.

E la capacità didattica dell’istruttore ha raggiunto il massimo con la formulazione di una domanda all’apparenza poco significativa rispetto a quelle un po’ “pesanti” sulle azioni di sensibilizzazione e di informazione che questo progetto, con assoluta gratuità, pone all’attenzione di studenti, docenti e genitori, nell’intento di favorire la crescita culturale, civile e sociale di una città che, come Brindisi, ha fame di cultura e di legalità.

Francesco, con nonchalance, ha chiesto dove è posizionato il cuore del cavallo. Il vocio dell’aula si è di colpo chetato lasciando il posto a veloci consultazioni tra i ragazzi e, forse, a richieste di aiuto a Google e Wikipedia. Io, con un atteggiamento che mi riportava indietro di decenni, paventando imbarazzanti domande all’anziano giornalista, col capo chino, simulavo la stesura di questo articolo che in quel momento non avevo quagliato nemmeno sotto forma di bozza. 

Eppure in un maneggio di Lecce, tanti anni fa, prima che si verificasse una rovinosa caduta, avevo seguito alcune lezioni di equitazione. Ma non mi ero mai preoccupato di conoscere, in quell’ammasso di sei quintali di muscoli, dove si trovasse quello più importante: il cuore!
A togliere tutti dall’imbarazzo ha provveduto l’istruttore facendo assumere a un ragazzo la postura dei bambini che gattonano. Il cuore dei cavalli, ha poi detto, togliendo alla voce ogni segno di saccenteria, è situato, come per gli uomini, nella parte sinistra del torace (in questo caso la pancia dell’animale). Anche in questo siamo simili a loro. E quando si cavalca, i nostri cuori - il nostro e il loro - situati nella stessa posizione, battono all’unisono. Noi “sentiamo” il loro e loro “sentono” il nostro. Al mondo, ha concluso Francesco, è difficile trovare una cosa più bella di questa!

Poi sono seguite le domande che non mi aspettavo da quelli che, in modo sbrigativo, vengono chiamati pischelli. Un’alternanza di domande scherzose e profonde, tanto da farmi sentire a disagio. E, naturalmente, tra una battuta e l’altra, la presenza discreta e compiaciuta delle loro insegnanti sempre pronte a intervenire, a spiegare. Se tutte le scuole fossero così, pensavo … e invece, il tempo di tornare a casa e il telegiornale mostra l’ultimo scempio provocato dalla rabbia di studenti che – dicono – non sono “seguiti” – convenientemente. Ma questa è un’altra storia. 
Il tempo trascorre piacevolmente con i ragazzi che ora hanno acquistato una maggiore confidenza. Si offrono di montare la sagoma di un puledrino presente sul palcoscenico, chiedono conferma se l’equitazione è in grado di rilassare. Ma cosa si deve rilassare in un ragazzo di tredici/quindici anni? L’incontro volge al termine, ma Francesco, tra le tante cose buone legate agli sport equestri, deve fare almeno un cenno alla ippoterapia. 
A dargli una mano è il commovente filmato di una ragazza diversamente abile. Malgrado la paralisi degli arti inferiori compie elegantissimi esercizi di dressage. La commozione scende sull’aula, ma – e questa è la cosa più incredibile – ha la meglio anche sulla forte fibra dei 190 cm. di altezza di Francesco. Così, tenendo tra le mani un fazzolettino, si “confessa”.
Il suo sogno di fare ippoterapia al Circolo di Mitrano rimane tuttora un sogno. Perché occorre una equipe di personale altamente qualificato, psicologi, psichiatri, fisioterapisti, oltre a materiale sofisticato. Tutte cose che le magre casse del Circolo non consentono. I ragazzi capiscono e si astengono dal fare domande. Francesco stringe il fazzoletto volgendo le spalle all’uditorio e scambiando qualche parola con le sue assistenti Stefania e ed Elena. Il momento di commozione passa come una folata di vento e Francesco, nell’esortare i ragazzi a presentare gli elaborati artistici dà appuntamento a tutti per il “battesimo” della cavalcata.
Questo è un esempio di Buona Scuola. Una scuola voluta non solo dal Governo, ma anche da queste lezioni!  

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