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Sant'Antonio Abate, il Santo del fuoco tra storia e tradizione

Protettore degli animali, nato intorno al 250 a Coman in Egitto, morì il 17 gennaio del 356 seppellito in un luogo segreto

Il 17 gennaio, come da antica tradizione dedicata dalla chiesa a Sant’Antonio Abate,è il giorno della festa d'inverno che dà il via al count-down per il carnevale. Si comincia a far festa, proprio, nel ricordo di Sant’Antonio Abate, l’anacoreta egiziano, patriarca del Monachesimo, riconosciuto anche come protettore degli animali domestici, e quindi del bestiame e degli allevatori. Una festività contraddistinta ovunque, appunto, dalla benedizione degli animali. E Sant'Antonio Aabate è, anche, la "festa del fuoco", antica usanza delle comunità agricole precristiane che svolgevano rituali magico propiziatori contro i rigori dell’inverno, emulando con i fuochi la luce e il calore del sole, affichè la terra tornasse prosperosa a primavera. 

A questo Santo è associato il bastone a T, tau, 19esima lettera dell’alfabeto greco, e un maiale. Cosa c’entra il maiale, che per i cristiani era simbolo del male? Secondo gli studiosi all’inizio si trattava di un cinghiale, attributo del dio celtico Lug, dio del gioco e della divinazione, venerato in Gallia a cui erano consacrati cinghiali e maiali. Gli stessi sacerdoti venivano chiamati “Grandi Cinghiali Bianchi”, mentre il dio Lug regnava anche sugli inferi. L’emblema del cinghiale appariva anche sugli stendardi e sugli elmi dei celti. In realtà il maiale rappresenta simbolicamente il maligno e le seduzioni che i piaceri della carne provocano.

Vissuto nel III secolo, Sant'Antonio Aabate passò un lungo periodo da anacoreta nel deserto della Tebaide, vivendo di stenti. Ma fu nel deserto che scoprì i suoi poteri di taumaturgo e di esorcista, per questo è ancora un Santo molto invocato dal popolo. Lo si invoca molto per l’Herpes Zoster, una malattia più nota come “fuoco di sant’Antonio“, molto insidiosa che si usava curare anche con grasso di maiale cosparso sulle ferite. La tradizione popolare lo ha eletto, poi, protettore di tutti gli animali da reddito: ovini, caprini, suini, bovini, equini e animali da cortile che ogni 17 gennaio si fanno benedire. 

A Ceglie Messapica, nel 2009, l'associazione “Amici del Borgo Antico” ha rivitalizzato questa antica festa con la benedizione degli animali in piazza Plebiscito e l'accensione del falò in largo Ognissanti con la relativa "sagra del maiale". Un tempo, sempre a Ceglie la benedizione degli animali si effettuava dinanzi all’antica chiesa di Sant’Antonio Abate (decimo secolo) dove esisteva un piccolo servizio ospedalieri che portava il suo nome. secondo la leggenda, infatti, il falò al Santo si accendeva per ringraziarlo di aver salvato la città da un assedio alle porte della cinta urbana, lanciando al nemico palle di fuoco. Sempre in Valle d'itria c'è l'usanza di accendere il fuoco si Sant'Antonio per portare poi a casa i tizzoni benedetti. 

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