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Vita da vegana: "Non sono estremista, rispetto i più deboli e l'ambiente"

La storia di Silvana Camposeo e la sua scelta di eliminare ogni tipo di carne e di derivati dall'alimentazione

OSTUNI - Vegetariani e vegani sono in aumento in Italia, costituiscono 8,9 percento della popolazione secondo l'ultimo rapporto Italia 2020 di Eurispes, pubblicato il 30 gennaio 2020: si tratta di sette italiani su 100. Nel 2014 rappresentava il 7,1 percento del campione intervistato, l’8 percento nel 2016. Nel complesso, quindi, si registra un aumento di un punto percentuale di persone che hanno scelto di non mangiare più carne e derivati. Da un punto di vista geografico, ci sono più vegetariani e vegani al nord rispetto al centro e al sud, anche se le due regioni con il maggior numero di vegetariani sono proprio nel Meridione: Sicilia e Sardegna. Rispetto alla ripartizione per fasce d'età: 35-44 anni (7,1 percento di vegetariani e 2,2 percento di vegani), tra gli over 65, il 2,5 percento sono vegani, mentre il 4,7 percento sono vegetariani.

Ma perchè si diventa vegani? Moda del momento, tendenza passeggera, filosofia dell'impatto zero o scelta etica? Lo abbiamo chiesto a Silvana Camposeo, 36enne, residente ad Ostuni, da molti definita "estremista" ( il complimento migliore in questi anni, dichiara) che ha spiegato a BrindisiReport la sua scelta di evitare i prodotti di origine animale perchè è più sano e buono per l'ambiente.

Perchè sei diventata vegana?

"Ho sempre amato la natura e tutto ciò che ne fa parte, ed è per questo che ho deciso di fare una scelta che possa avere un minor impatto sul pianeta e sulle vite che lo popolano, umane e animali. Ho scelto di essere antispecista oltre che vegana. Ogni specie vivente e senziente per me ha pari importanza e non c’è nessuna scaletta gerarchica.  E’ per questo che ho deciso di eliminare dal mio piatto carne, pesce e derivati animali come latte e uova. E’ stato un percorso graduale, nato in principio dall’avvicinamento agli animali d’affezione come cani e gatti: loro mi hanno poi guidato lungo la strada della presa di coscienza che ogni vita vale, soprattutto se è senziente, ovvero se prova sentimenti come paura e dolore. Una scelta dettata quindi principalmente dall’etica".

SILVANA CAMPOSEO E ULISSE-2

Che tipo di percorso è stato?

"Inizialmente non è stato facile, non tanto per la rinuncia in sé agli alimenti tradizionali che mangiavo da sempre, quanto invece per la strada in salita che ho dovuto percorrere in termini di accettazione sociale. Infatti c’è chi, pur di criticare una scelta solo perché insolita e rivoluzionaria, si improvvisa nutrizionista ( 'ma le proteine da dove le prendi?'), antropologo ( 'ma se l’uomo ha sempre mangiato carne perché dovremmo smettere proprio ora'?), biologo marino ('ma nemmeno il tonno?'), botanico ('anche le piante soffrono'), economo ('la dieta vegana costa di più'), statistico ('i vegani sono più deboli degli onnivori'), sociologo ('la dieta vegana è una moda') e altro ancora".

Quindi la tua è una scelta etica?

"Io ho deciso di contribuire concretamente ad una realtà in cui lo sfruttamento degli animali, nessuno escluso, non esiste più e ritengo che il rispetto dei più deboli sia il punto di partenza per un mondo più giusto. Anche perché al giorno d’oggi è facile trovare alternative gustose e nutrienti che possano allietare la tavola, dato che non siamo più nella preistoria quando c’era bisogno di cacciare per la sopravvivenza, anzi, abbiamo la fortuna di vivere in un territorio fertile che ci offre tanta buona frutta e verdura nonché cereali, legumi e frutta secca come le mandorle, ricche di calcio. Dovremmo tutti almeno ridurre il consumo di derivati animali e, a coloro che proprio non riescono a farne a meno, suggerisco di rivolgersi alle numerose aziende agricole locali, prediligendo quelle che almeno riservano ai propri animali uno spazio verde dove poter pascolare e che sono anni luce lontani dalla realtà degli allevamenti intensivi che, a mio avviso, sono del tutto in contrasto con il concetto di benessere animale". 

FOCACCIA VERDURE-2

Una vita senza carne è possibile, anche, per il benessere della Terra?

"Ciascuno di noi è ospite di una grande comunità all’interno della quale ogni scelta ha un peso e si ripercuote su tutti i membri che ne fanno parte, oggi e domani. Pensiamo, infatti, alle generazioni future, alle quali molto probabilmente consegneremo un pianeta peggiore e più povero di quello attuale solo perché oggi non siamo capaci di rinunciare a qualcosa o perché non vogliamo discostarci dai classici stereotipi per il timore di non essere accettati dalla società. Ormai tutti dovremmo sapere che gli allevamenti intensivi sono la seconda fonte di inquinamento in Italia oltre che spesso teatro di maltrattamento animale di cui si diventa inevitabilmente complici ogni qualvolta si acquista un loro prodotto, che sia carne o derivato.  Purtroppo molto spesso chi compie scelte diverse e insolite, e non mi riferisco solo a quella vegana, viene visto come un marziano e se non si ha una forte personalità pronta a remare contro i dogmi, è facile soccombere".  

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