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Venerdì, 28 Gennaio 2022
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Forte a Mare: la strada giusta e quella degli annunci, delle promesse e dei falsi scopi

L'Isola di Sant'Andrea, uno dei luoghi cruciali della storia passata e recente di Brindisi, dove si incontrano vecchia e nuova ingegneria militare, e convivono esempi di archeologia industriale marittima e di archeologia medievale, rischia di diventare anche un terreno di esercitazioni per annunci, propositi, dichiarazioni politiche, promesse

L’Isola di Sant’Andrea, uno dei luoghi cruciali della storia passata e recente di Brindisi, dove si incontrano vecchia e nuova ingegneria militare, e convivono esempi di archeologia industriale marittima e di archeologia medievale, rischia di diventare anche un terreno di esercitazioni per annunci, propositi, dichiarazioni politiche, promesse. Tutto ciò mentre si è rimesso in moto il ciclo inesorabile del degrado dei suo beni più preziosi: il Castello Alfonsino e l’Opera a Corno. Una degrado questa volta non dovuto alla mancanza di manutenzioni e all’azione del tempo, ma alle azioni delle bande di ladri che hanno spogliato il sito di ogni bene asportabile, vanificando in buona parte gli interventi attuati con fondi del Ministero dei beni culturali e in parte della Provincia.

Forte a Mare, un particolare della darsena (ph V.Massagli)Sono stati depredati il castello, l’Opera a Corno, i cablaggi dei segnalamenti marittimi, le strutture della ex stazione della Marina Militare. E dopo i predatori di infissi, di sanitari, di rame, potrebbero prima o pi arrivare anche i ladri di reperti. Nessuno si assume le responsabilità dell’omessa vigilanza dei luoghi, e quindi dello scempio fatto delle opere realizzate con fondi pubblici. Ma ciò non stupisce. Preoccupa, invece, e molto, che la sorte dell’Isola di Sant’Andrea, già base di una flotta romana, sia affidato all’estemporaneità degli amministratori di passaggio, ai comunicati stampa, ai comitati pro-Forte a Mare, senza che nessuno assuma l’iniziativa di chiamare a raccolta tutti i soggetti istituzionalmente interessati, per mettere insieme le idee, verificarne la fattibilità, scegliere quella più adatta per conciliare il grande sforzo finanziario ormai necessario per riparare i danni, e individuare quindi una destinazione d’uso compatibile tra esigenze di valorizzazione e fruibilità culturale, e quelle di un investitore privato.

Forte a MareAbbiamo letto i comunicati che in questi ultimi giorni sono stati inviati ai giornali, anche al nostro che ha recentemente messo al corrente i cittadini delle ultime razzie e delle loro conseguenze. In quello della deputata Elisa Mariano si dava notizia di un  ordine del giorno da lei proposto sulla situazione di Forte a Mare di cui il governo ha preso atto, nell’altro il raggruppamento di associazioni Amare Forte a Mare dava notizia di recenti incontri con l’assessore regionale al Territorio, Angela Barbanente, e di un sopralluogo con un funzionario della Sovrintendenza di Lecce, manifestando soddisfazione per l’approvazione di un decreto su Forte a Mare fatto approvare da Elisa Mariano (ma le cose non stanno così) e aspettative per i prossimi investimenti che la stessa Sovrintendenza si appresta a destinare ancora una volta per porre rimedio almeno a una parte degli insulti subiti dai monumenti dell’Isola di Sant’Andrea.

Un concerto al Castello alfonsinoIn più, dice il comitato, c’è in piedi un percorso avviato dal Comune di Brindisi per farsi consegnare il castello dal ministero. Tra le proposte del comitato, quella di affidare la vigilanza a telecamere in collegamento diretto con la sala operativa della questura. Evidentemente non si ha contezza della situazione. Basterebbe chiedersi perché non siano collegate alla sala operativa della questura le telecamere di sorveglianza della zona industriale, per capire che le forze dell’ordine hanno problemi di altro genere in questo territorio.

Se si vuole salvare uno dei siti monumentali più importanti della città (e della Puglia) non è questa la strada giusta. Brindisi non deve più annaspare per raggiungere questo obiettivo, e per rivendicare il diritto a salvare castello e fortezza, deve avviare le procedure previste dalle normative. Che il ministero possa affidare Forte a Mare al Comune sulla base di una semplice intesa, e che il Comune possa poi passare la gestione del monumento a un comitato, e che basti un ordine del giorno a garantire l’impegno del governo, nessuno può  realisticamente pensarlo. Il trasferimento di un bene monumentale dallo Stato ad una amministrazione periferica è una procedura fatta di vari passaggi complessi.

Il Castello Alfonsino circondato dalle barcheE’ importante sapere se queste procedure sono state attivate: si rendano noti i documenti relativi, sarebbe un buon passo verso la trasparenza e la concretezza. Si potrebbe ripartire non da notizie vaghe, ma da situazioni reali e concrete. Procedure che richiedono pareri, prescrizioni, valutazioni di un insieme di soggetti interessati che vanno dalla Marina Militare all’Autorità Portuale, alla Sovrintendenza, alla Regione Puglia, al Genio civile opere marittime, per citarne alcuni. Bisogna mettere in piedi una conferenza dei servizi, ed avere un progetto, una idea compiuta. Poi bisogna avere i soldi per concretizzare gli investimenti e garantire gli usi.

Forte a Mare (ph V.Massagli)Non crediamo che il Comune di Brindisi disponga delle decine di milioni di euro necessari, né il Ministero dei Beni culturali, né la Regione Puglia. Ci sono altre emergenze nel campo del patrimonio storico del Paese: a Pompei sono arrivati fondi dalla Germania. Nessun tipo di apprezzabile volontariato può risolvere il problema della gestione di Forte a Mare. Il Comune, peraltro, per l’affidamento a terzi della gestione del monumento sarebbe obbligato ad emanare un bando europeo aperto ad operatori privati disposti a realizzare gli obiettivi del contratto con proprie risorse. Questa è la situazione oggi.

Se non si imbocca questa normalissima, concreta strada, si perde solo tempo e non si spiega ai cittadini come davvero si può organizzare l’operazione Forte a Mare. E’ come la storia della restituzione agli usi civili delle aree del porto ancora soggette a servitù militari, anche se dismesse dalla Marina. Ne sentiamo parlare da dieci anni. Abbiamo letto corposi protocolli d’intesa, ci hanno dato per conclusi scambi di aree, o scambi tra investimenti a favore di strutture militari operative e aree da liberare da parte della Marina. E’ rimasto tutto esattamente com’era.

Se nell’operazione Forte a Mare si vuole impegnare l’intelligenza dei tecnici urbanisti brindisini, operanti in città o altrove, il Comune indica un concorso di idee, e del risultato tragga un’idea forte per la destinazione d’uso dell’area. Coinvolga la città, promuova la conferenza dei servizi. Forte a Mare può essere luogo di cultura e insieme una straordinaria sede di servizi per la nautica e le attività portuali dopo essere stato fortezza, monastero, lazzaretto, distaccamento militare. Volendo, c'è già un filo storico da seguire e riannodare.

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