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Aia a Edipower: ricorso Legambiente

BRINDISI -Pronta al ricorso Legambiente contro la concessione dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) a Edipower per la centrale termolettrica a carbone di Brindisi Nord. Il circolo Tonino di Giulio, sul piede di guerra, annuncia battaglia contro una decisione che giudica prevedibile, e tutte le azioni necessarie, comprese quelle in sede giudiziaria, amministrativa ed anche penale, che impediscano la prosecuzione di un esercizio che soltanto “benevolenze” istituzionali hanno consentito fino ad oggi.

BRINDISI -Pronta al ricorso Legambiente contro la concessione dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) a Edipower per la centrale termolettrica a carbone di Brindisi Nord. Il circolo Tonino di Giulio, sul piede di guerra, annuncia battaglia contro una decisione che giudica prevedibile, e tutte le azioni necessarie, comprese quelle in sede giudiziaria, amministrativa ed anche penale, che impediscano la prosecuzione di un esercizio che soltanto "benevolenze" istituzionali hanno consentito fino ad oggi.

Secondo l'associazione ambientalista quello di Brindisi Nord è "un impianto, che mai avrebbe dovuto essere realizzato a ridosso della città e sotto il cono di atterraggio dell'aeroporto dato che ha camini alti poco più di 50 metri". Per l'associazione, Brindisi-Nord "ha una lunga storia di violazioni di leggi, di disposizioni prescrittive e di atti formalmente concordati con la società elettrica proprietaria, come i decreti ministeriali di ambientalizzazione e la convenzione del 1996 - che prescriveva l'esercizio di due soli gruppi da 320 Mw con alimentazione a metano e la chiusura alla fine del 2004 - sino all'incredibile decisione del governo nel 2003 di consentire con una leggina la prosecuzione dell'esercizio in assenza, perfino, dei desolforatori.

"Addirittura - aggiunge Legambiente -, la convenzione del 1996, base essenziale del Piano di risanamento dell'area ad elevato rischio di crisi ambientale, reso esecutivo con decreto del presidente del consiglio dei Ministri, mai revocato o corretto, è stata cancellata dal consiglio comunale, poi travolto dall'arresto del sindaco Antonino e da scandali aventi anche per oggetto affari legati al carbone". Le critiche di Legambiente sono durissime nei confronti dei governi locali.

"Come può esprimere parere positivo la giunta regionale, che per bocca del presidente Vendola ha sempre detto che il taglio drastico del carbone era il minimo da offrire alla troppo martoriata Brindisi? E come può essere positivo il parere dell'Amministrazione provinciale, dimenticando i risultati della trattativa del 2007 ed il pronunciamento ufficiale in favore della chiusura dell'impianto? E come può essere positivo il parere dell'Amministrazione comunale stante l'approvazione il 25 agosto del Documento Programmatico Preliminare del PUG, che prospetta la chiusura dell'impianto o il suo assurdo trasferimento nel porto industriale a Cerano, cosa che oggi ha il sapore della beffa dopo il danno?". Da tutti questi presupposti parte la battaglia legale.

Intanto si snodano le vicissitudini del gruppo Edison, in vista della cessione alla francese Edf cui non si opporrebbe il governo, stando almeno al ministro Paolo Romani. I soci italiani di Edison dovranno ora trovare innanzitutto la quadratura del cerchio sulla posizione negoziale con la quale arrivare davanti ad Edf per trattare anche lo spacchettamento Edipower, oltre al valore dell'opzione a vendere (put) sulle loro quote residue dopo il passaggio di Edison ai francesi.

Iren è forse il socio più attivo nel chiedere che si arrivi a una posizione condivisa su Edipower prima di sedersi al tavolo con i francesi. A complicare la partita sullo spacchettamento delle centrali è del resto una sovrapposizione solo parziale degli azionisti di Edison e della società delle centrali, che crea delle asimmetrie inevitabili.

Il tema principale sarà ora quello della valutazione degli asset Edipower: ognuna delle nove centrale ha potenza differente, un differente livello di indebitamento e diversa appetibilità industriale, con le centrali a gas meno 'sexì, l'idroelettrico ambita preda per tutti (francesi inclusi), e un paio i centrali (Brindisi e San Filippo del Mela in Sicilia) che richiedono lavori di 'rewamping' per 1,5 miliardi.

Sul tavolo del riassetto potrebbero finire a compensazione anche piccole centrali idroelettriche in capo alla sola Edison (Dolomiti Energia ha ricordato ad esempio oggi l'interesse per il 49% di Hydro, in capo ad Edison). Il tutto dovrà comunque venir deciso in tempi rapidi, visto che i patti scadono a fine ottobre

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