Anche Sanofi vuole sua centrale

BRINDISI - Una parte consistente del business di Sfir Spa a Brindisi è certamente la centrale interna per la produzione di energia elettrica, composta da due motori diesel da 17 megawatt ciascuno alimentati ad olio di palma indonesiano, mentre per le esigenze della raffineria di zucchero basterebbe forse l'altra minicentrale interna a metano. Un sistema che dovrebbe garantire 370mila certificatoi versi l'anno a Sfir. Ora la stessa cosa intende fare Sanofi Aventis, che nel piano sottoposto a Via e nella richiesta per l'Aia ha inserito una centrale da 24 megawatt.

La Sanofi Aventis di Brindisi

BRINDISI - Una parte consistente del business di Sfir Spa a Brindisi è certamente la centrale interna per la produzione di energia elettrica, composta da due motori diesel da 17 megawatt ciascuno alimentati ad olio di palma indonesiano, mentre per le esigenze della raffineria di zucchero basterebbe forse l'altra minicentrale interna a metano. Un sistema che dovrebbe garantire 370mila certificatoi versi l'anno a Sfir. Ora la stessa cosa intende fare Sanofi Aventis, che nel piano sottoposto a Via e nella richiesta per l'Aia ha inserito una centrale da 24 megawatt.

Queste operazioni non convincono affatto il fronte ambientalista brindisino, e dopo la comparsa su un quotidiano locale dell'avviso di legge con cui la società Sanofi Aventis SpA  comunicava l’avvio della procedura di istanza congiunta di Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi dell’art.22 del D.Lgs 152/2006 e di Autorizzazione Intergrata Ambientale ai sensi dell’art.29-nonies del medesimo decreto legge, il movimento ha deciso di prendere posizione.

"La società informava di aver presentato presso le autorità competenti per l’ottenimento di quanto sopra per la realizzazione di alcune modifiche allo stabilimento. Tali modifiche consistono nella costruzione di 2 fermentatori e di 1 prefermentatore e la costruzione di una centrale per la produzione di energia elettrica di 24 MWth. Fa sapere inoltre che tutta la documentazione è stata depositata ed è consultabile presso gli uffici competenti della Regione Puglia, che dovrà esprimere il parere", si legge nel comunicato ambientalista.

"Una centrale che dovrebbe coprire il consumo interno di energia e vendere, immettendo in rete, il surplus. Si tratta quindi dell’ennesima centrale elettrica che si intende costruire a pochissima distanza dal centro abitato. Tutto ciò non servirà minimamente a ridurre l’energia prodotta dal carbone ma è aggiuntiva di un polo energetico che già incombe con le sue pesanti problematiche su un territorio fortemente provato", dicono le organizzazioni del fronte ambientalista brindisino.

Dichiarando un forte dissenso nei confronti del progetto della nuova centrale, gli amb ientalisti si augurano "che gli Enti (Regione, Provincia e Comune di Brindisi) per le loro rispettive competenze, tengano conto nel valutare tale richiesta non già del singolo impianto ma di un contesto più generale nel quale, siamo fermamente convinti, non c’è posto per ulteriori impianti di produzione elettrica anche se spacciati per la cosiddetta energia pulita. Le tante vicende giudiziarie dovrebbero indurre la nostra politica ad assumere un ruolo di attiva vigilanza nell’interesse collettivo che non deve essere utile solo per slogan elettorali".

Il documento è firmato da Italia Nostra, Legambiente, Wwf Brindisi, Fondazione “Dott. Antonio Di Giulio”, Fondazione “Prof. Franco Rubino”, Aics, Arci, Acli Ambiente, Forum ambiente salute e sviluppo, Medicina Democratica, Salute Pubblica, Lipu, Comitato per la Tutela dell’Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino “Mo’ Basta!”, Comitato Brindisi Porta d’Oriente.

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