Ambiente

AqP, bilancio in attivo ma nessun abbattimento delle tariffe dell'acqua

BARI - L'Acquedotto pugliese ormai totalmente sotto il controllo della Regione Puglia, non abbatterà del 7% il costo delle tariffe dell'acqua, nonostante il referendum abbia abrogato la norma che prevedeva la remunerazione di almeno il sette per cento del capitale investito da chi gestisce questa preziosa risorsa.

BARI - L'Acquedotto pugliese ormai totalmente sotto il controllo della Regione Puglia, non abbatterà del 7% il costo delle tariffe dell'acqua, nonostante il referendum abbia abrogato la norma che prevedeva la remunerazione di almeno il sette per cento del capitale investito da chi gestisce questa preziosa risorsa.

È quanto emerso oggi nel corso della presentazione del bilancio di esercizio 2010 dell'Aqp, che si è chiuso con un utile di circa 37 milioni di euro. Alla presentazione sono intervenuti il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e l'assessore regionale alle Opere pubbliche Fabiano Amati. proprio Amati ha spiegato che "in Puglia, ahimè, il 7 per cento non è remunerazione, ma è costo. Ed è rappresentato dal 6,92% che ogni anno Acquedotto pugliese è costretto a pagare per la vicenda del famoso bond contratto con Merril Lynch".

"Ed è solo del 6,92% - ha sottolineato - perchè lo abbiamo ristrutturato in tempo, poichè nel paniere c'erano i titoli cosiddetti canaglia, fra i quali quello di General Motors", ha proseguito Amati. "Se non l'avessimo ristrutturato oggi qui non saremmo a dire che il bilancio di esercizio 2010 dell'Aqp si è chiuso con 36 milioni di utile, ma oggi qui ci sarebbe un amministratore giudiziario per lo stato di decozione della società, quindi per la dichiarazione di fallimento".

"E poichè col referendum è stata abrogata solo la parte relativa alla remunerazione del capitale investito, ma non le parti di quell'articolo del codice dell'Ambiente che si riferisce alla tariffa determinata sulla base del costo di gestione e degli investimenti, quindi da tre voci siamo passati a due a seguito del referendum. Allo stato il nostro piano d'ambito e la nostra dinamica tariffaria non hanno il 7% della remunerazione del capitale investito", ha spigato ancora, concludendo, l'assessore regionale alle Opere pubbliche.

Anche il governatore Vendola ha spiegato che "è assolutamente indispensabile fare i conti con la realtà, perchè abbiamo vinto la sfida della capacità di non precipitare nei burroni della demagogia. La sfida l'abbiamo vinta perchè abbiamo tenuto fermo l'orizzonte e ci siamo orientati con la bussola. L'orizzonte era quello dell'acqua come bene comune e della ripubblicizzazione dell'Acquedotto pugliese; la bussola era quella della efficienza e della economicità dello stile aziendale. Per me questa è sempre stata l'ossessione".

"C'è un problema che riguarda il senso di gestione sociale di una grande azienda pubblica e che vede nelle tariffe soltanto lo strumento per remunerare gli investimenti e la permanente opera di modernizzazione dell'azienda. E che tuttavia le tariffe deve provare a scolpirle secondo un principio di progressività del prelievo", ha detto ancora il predideinte della giunta regionale.

"Io penso che bisogna incrociare due principi, non soltanto 'chi più ha più paga e chi meno ha, meno paga'. Ma va scolpito il principio del 'chi spreca pagà - ha concluso il governatore-. Dopodomani le istituzioni della democrazia europea approveranno, auspico all'unanimità, il documento che ho sottoposto loro sulla gestione delle risorse idriche in Europa, al centro del quale c'è questo principio. Noi stiamo interpretando legittimamente il risultato referendario sulla strada che non ci fa inciampare dal punto di vista dell'efficienza e dell'economicità dell'azienda".

Perchè queste cose non le ha dette prima del referendum?, hanno domandato i giornalisti. "Nessuno me le ha chieste", ha risposto Vendola.

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