Braccio di ferro sulle parti civili

BRINDISI - La dispersione di polveri di carbone ha provocato senz'altro, secondo l'accusa rivolta a 13 dirigenti Enel e a due imprenditori di Brindisi, il danneggiamento dei terreni vicini al nastro trasportatore. Il nodo da sciogliere, per l'ammissione delle parti civili, è un altro. In seguito ai reati di getto pericoloso di cose e danneggiamento, c'è stato anche un danno ambientale più generale al territorio? I difensori degli imputati sostengono che non sia questa una tesi condivisibile.

L'attuale carbonile

BRINDISI - La dispersione di polveri di carbone ha provocato senz'altro, secondo l'accusa rivolta a 13 dirigenti Enel e a due imprenditori di Brindisi, il danneggiamento dei terreni vicini al nastro trasportatore. Il nodo da sciogliere, per l'ammissione delle parti civili, è un altro. In seguito ai reati di getto pericoloso di cose e danneggiamento, c'è stato anche un danno ambientale più generale al territorio? I difensori degli imputati sostengono che non sia questa una tesi condivisibile.

Di tutt'altra opinione gli avvocati delle associazioni ambientaliste (Greenpeace, Legambiente, Wwf, Italia Nostra, Medicina democratica, Salute pubblica e No al Carbone) che invece rivendicano la legittimità delle loro istanze e quindi anche il diritto a rivendicare il ristoro dei danni subiti. Il dibattito tra parti in causa è durato quest'oggi dalle 11 alle 18: il giudice monocratico Francesco Cacucci si esprimerà su richieste ed eccezioni lunedì prossimo, il 14 gennaio.

Su un fronte, insomma, i dirigenti Enel che, con l'intervento dell'avvocato Michele Laforgia, battono il pugno ritenendo che non vi sia alcuna pertinenza tra la volontà degli ambientalisti di prendere parte al dibattimento e i reati contestati. E, come ha invece puntualizzato l'avvocato Tommaso Marrazza, ritengono che Comune e Provincia di Brindisi abbiano già regolato i conti sottoscrivendo l'accordo di programma del 2007 cui è seguita una transazione con Enel, con l'impegno di rinunciare a qualsiasi forma di contenzioso.

Dall'altra i legali delle parti offese, molti dei quali venuti da fuori provincia e regione, e i due degli enti locali su cui sono maggiormente puntati i riflettori: la Provincia, con Rosario Almiento e il Comune con Daniela Faggiano. Il primo ha presentato un conto da 500 milioni non solo per danno ambientale, ma anche per danno di immagine ed per i mancati ricavi dovuti alle problematiche cagionate all'agricoltura e ai bastoni fra le ruote messi al marketing territoriale dalla cattiva pubblicità di una terra apparsa legata a filo doppio col carbone.

Quanto all'atto del Comune, il pm Giuseppe De Nozza ha obiettato che i reati indicati non sono quelli corretti, perché non c'è alcuna violazione di tipo ambientale, propendendo di fatto per l'esclusione dal novero delle parti civili. La controparte non ha perso occasione per ricordare gli accordi passati e gli alberi del parco "Di Giulio" piantumati proprio in cambio della rinuncia a costituirsi parte civile in un altro processo dalle imputazioni pressoché identiche, ma tutte riferite al trasporto di carbone da e per un altro carbonile, scoperto.

Ascoltate repliche e controrepliche, analizzate le opinioni di tutti resta un solo punto da chiarire. Gli imputati non rispondono di reati ambientali, ma con la loro condotta omissiva, danneggiando le colture, come si legge nel decreto di citazione diretta a giudizio, hanno provocato un danno ambientale? Se così è al fianco degli agricoltori, che non rivendicano affatto risarcimenti simbolici ma che di soldi ne hanno rimessi in quantità, ci saranno anche Greenpeace e Co. Diversamente la battaglia i contadini di Cerano dovranno affrontarla da soli. Le richieste di ammissione sono una settantina.

Oggi a quelle formulate il 12 dicembre se ne sono aggiunte altre 4. Il giudice monocratico leggerà l'ordinanza alle 11 di lunedì prossimo. Poi si vedrà se sarà il caso di rinviare ancora, dopo la citazione del responsabile civile, per poi procedere con l'ammissione delle prove e della lista dei testi di accusa e difesa. Prima del prossimo mese, insomma, non si entrerà nel vivo del dibattimento. Val la pena di ricordare che i termini di prescrizione per i reati contestati sono piuttosto brevi. E i fatti datati.

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