Carbone, molte parti civili ma non Clini

BRINDISI – Dal punto di vista della cosiddetta ragion politica, l’assenza del Ministero dell’Ambiente oggi all’udienza di apertura per la dispersione delle polveri di carbone dalla centrale Enel di Cerano, non desta scandalo. Dal punto di vista del diritto di un territorio ad un ambiente salubre, e quindi ad ottenere il massimo delle tecnologie mitigatrici da una grande società – che è il nocciolo della vicenda – il silenzio del ministro Corrado Clini sul caso è assordante. Perché l’apertura del resoconto della giornata con questa notizia? Perché il Ministero dell’Ambiente è al primo posto nell’elenco delle parti offese depositato dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza. L’avvocatura dello Stato farebbe comunque in tempo a presentarsi alla prossima udienza, quella del 7 gennaio 2013.

Una nuvola di polvere si leva dal carbonile di Cerano

BRINDISI - Dal punto di vista della cosiddetta ragion politica, l'assenza del Ministero dell'Ambiente oggi all'udienza di apertura per la dispersione delle polveri di carbone dalla centrale Enel di Cerano, non desta scandalo. Dal punto di vista del diritto di un territorio ad un ambiente salubre, e quindi ad ottenere il massimo delle tecnologie mitigatrici da una grande società - che è il nocciolo della vicenda - il silenzio del ministro Corrado Clini sul caso è assordante. Perché l'apertura del resoconto della giornata con questa notizia? Perché il Ministero dell'Ambiente è al primo posto nell'elenco delle parti offese depositato dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza. L'avvocatura dello Stato farebbe comunque in tempo a presentarsi alla prossima udienza, quella del 7 gennaio 2013.

Non è stata individuata tra le parti offese, invece, la Regione Puglia, ma se a Bari si maturerà la decisione di costituirsi nel processo Ilva, la stessa cosa la Regione la deve a Brindisi. Sarà poi il giudice a decidere, ma un segnale andava dato. Non di linciaggio istituzionale nei confronti di Enel, ma di vicinanza a quella sessantina di agricoltori che in questi anni hanno perso quasi tutto il loro reddito sotto un velo di quella cosa che per l'Arpa di Brindisi era una "polvere nerastra non separabile", e che il consulente tecnico della procura, Claudio Minoia, individuò senza esitazione - al termine della pur breve campagna di dieci giorni di rilievi ed analisi - come polvere di carbone.

Polvere che si sollevava a nuvole dal carbonile scoperto di Cerano e che fuoriusciva lungo il percorso del nastro trasportatore, finendo sui campi e rendendo non commerciabili le produzioni, come dimostrano i video girati per mesi dalla Digos di Brindisi (sino ad agosto scorso) e come raccontano gli stessi agricoltori che non hanno accettato quella forma di risarcimento che Enel offriva, ma in cambio dell'impegno al silenzio (è un fatto documentale, ci sono le copie dei contratti). Non a caso tutto è cominciato un giorno in cui i coltivatori volevano raggiungere il municipio e rovesciare davanti ai cancelli di palazzo di città l'uva che nessuno poteva vendere e mangiare. La Digos li convinse a desistere, ma quell'uva annerita da una polvere scura indusse il vicequestore Vincenzo Zingaro ed alcuni investigatori a farsi condurre sino ad una delle auto dove era stato caricato il prodotto.

L'agricoltore Teodoro Cosenti aprì il bagagliaio della sua vettura, colmo di decine di chili di grappoli e foglie fittamente pigmentati di nero. La Digos sequestrò tutto, e nei giorni successivi, con i decreti del pm, polizia e Arpa si recarono nel vigneto di Cosenti ad effettuare prelievi di uva secondo le procedure indicate per l'acquisizione di reperti da sottoporre ad analisi. Ma per l'Arpa, appunto, si trattava solo di "polvere nera non separabile". Le cose non si fermarono affatto a quel punto, e nel corso delle indagini, oltre alla perizia Minoia, alla documentazione video, c'è soprattutto la svolta che interviene il 9 ottobre del 2009, quando un nucleo di uomini della Digos di Brindisi, diretto dal vicequestore Vincenzo Zingaro e dall'ispettore capo Alessandro Cucurachi, effettua una perquisizione presso la sede Enel di Roma e in altri uffici.

Vincendo una serie di "resistenze", la polizia brindisina riesce a sequestrare il computer di Calogero Sanfilippo. Dentro ci sono le cronache, nel senso più storico del termine, della centrale di Cerano, e soprattutto gli elementi chiari di consapevolezza da parte dell'azienda delle cento falle esistenti - dicono gli investigatori - nella gestione del trasporto e dello stoccaggio del carbone: dai nastri trasportatori super stressati, e soggetti ad incendi e guasti a causa di ciò, alla dispersione delle polveri, alle rivendicazioni degli agricoltori, alle risposte date e da dare. Tutto, dal 2000 in poi. Anni che le indagini non avrebbero avuto alcuna altra strada per documentare.

Ma questa è materia processuale, ormai. Oggi, davanti al giudice monocratico Francesco Cacucci, si sono costituite le parti. Gli imputati sono Lorenzo Laricchia, responsabile del nastro trasportatore del carbone, difeso da Tommaso Marrazza e Michele Laforgia); Giuseppe Varallo, 50 anni, responsabile nastro trasportatore; Diego Baio, 53 anni, responsabile protempore dell'ufficio Ambiente e sicurezza di Cerano (Marrazza e Nanni); Calogero Sanfilippo, Luciano Pistillo e Antonino Ascione (Marrazza e Nanni), tutti e tre ex responsabili dell'Unità di business Brindisi-Cerano, e l'ex capo centrale Vincenzo Putignano (Marrazza). Quindi Luca Screti, 40 anni, residente a San Pietro Vernotico, titolare della ditta "Nubile" (avvocato Di Serio) e Aldo Cannone, 59 anni, brindisino, titolare della impresa omonima (avvocato Giorgio Rainò), addetti al trasporto carbone; Sandro Valery, responsabile protempore area business Enel Produzione (Marrazza e Nanni); Fausto Bassi, Unità Business Cerano (Marrazza e Marchioro); Giammarco Piacente, unità operativa Esercizio Ambiente e Sicurezza a Cerano (Marrazza e Marchioro); Fabio De Filippo, stesso settore di Piacente (Marrazza e Marchioro); Massimo Distante, Movimentazione combustibili Cerano; Giovanni Madia, idem.

Hanno presentato invece richiesta di costituzione di parte civile Federutenti con l'avvocato Antonio Putignano. La Provincia di Brindisi con l'avvocato Rosario Almiento. Il comitato regionale di Legambiente con l'avvocato Latini. Medicina Democratica con l'avv. Stefano Palmisano. Greenpeace con l'avvocato Alessandro Gariglio. L'Associazione Salute Pubblica con l'avvocato Casamassima. Il Comune di S.Pietro Vernotico con Guido Massari. Il Comune di Torchiarolo con Dario Lolli. Il Comune di Trepuzzi con Stefano Palmisano. Il Comune di Brindisi con Daniela Faggiano. Il Wwf Italia con Vittorio Caiulo. Italia Nostra sempre con Vittorio Caiulo. Il movimento No al Carbone con l'avvocato Quarta.

Erano invece ben 23 le aziende agricole e 33 le persone prese in considerazione nell'avviso di fine indagini: Antonio e Massimo Spedicato (meloni); Vito Panettieri (meloni); Giuseppe De Leo (meloni); Francesca Greco (carciofi e meloni); Giovanni Spedicato (carciofi); Raffaele Spedicato (meloni, carciofi e pomodori); Michele e Luigi Zinzeri (meloni e carciofi); Teodoro Cosenti (vigneti); Annibale Gioia (vigneti); Antonio e Pasquale Febbraro (vigneti); Cesare Masi (vigneti); Giuseppe Nigro (vigneti e carciofi); Desiderio Allegretti (carciofi); Romeo De Falco (carciofi); Vincenzo Fornaro (vigneto); Carmine e Antonio Manfreda (vigneti); Angelo, Maria e Santo Massaro (vigneti, carciofi e grano); Salvatore Prefetto (vigneto); Carmine, Cosimo e Teodoro Romano (vigneto); Marco Mitrotta (vigneto); Augusto Micello (meloni e carciofi); Tommaso e Antonio D'Andria, Maria Picoco, deceduta (grano e carciofi); Antonio Stifani (grano e verdura).

Di queste, più altre, hanno chiesto di costituirsi parte civile Alessandra Ugenti e Aurelia Palmisano (avv. Raffaele Taveri); Angelo Laspata (avv.Talarico); Cosimo, Nicola, Vincenzo, Mario e Giovanni Rosato (avv. Marcello Falcone); Giovanni Spedicato (Alessandro Gueli); Luigi e Michele Zinzari, Teodoro, Carmine e Cosimo Romano (Leonilda Gagliani); Angelo e Sante Massaro (Giuliano Calabrese); Michele, Rosa ed Enza D'Alò, Vittorio Alberti (Pasquale Rizzo); Cosima Tasso e Arcangelo Allegretti (Alberta Fusco); Francesca Greco e Augusto Micello (Gianvito Lillo); Icos Sport Srl (Alessandro Caiulo); Antonio Mellone e Maria Alberta (Donato Mellone); Tommaso D'Andria e gli eredi di Antonio Stifani (Salvatore Del Grosso); Marco Mitrotta (De Rosa); Società Santa Teresa e Rocco Rizzo (Giovanni Brigante); Antonio Spedicato, Antonio Suma, Teodoro Cosenti, Francesco Cosenti, Salvatore Cosenti, Anna Greco, Mario Massaro, Cosimo Massaro e Cesare Massaro (Gianvito Lillo); Cesira e Angelo Faggiano; Desiderio e Luigi Allegretti (Amilcare Tana); Massimo Spedicato e Oronzo Suma (Vito Epifani). Altri agricoltori hanno scelto come patrono di parte civile l'avvocato Vincenzo Farina.

Al cospetto di tale numero di istanze, la difesa ha chiesto un congruo termine per esaminarle in maniera tale da poter interloquire. Il pm Giuseppe De Nozza non ha avuto alcunché da obiettare, e il giudice Francesco Cacucci, dopo aver proposto inizialmente la data del 17 dicembre per il prosieguo, ha accordato un tempo più confacente alle esigenze degli avvocati difensori stabilendo che la seconda udienza si tenga alle 11 del 7 gennaio prossimo venturo. L'apertura del processo è stata accompagnata, come già detto in un precedente resoconto, da una civile manifestazione dei No al Carbone nei pressi di palazzo di giustizia, mentre una folta delegazione dello movimento ha seguito anche l'udienza dallo spazio riservato al pubblico dell'aula Metrangolo.

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