Giovedì, 28 Ottobre 2021
Ambiente

"Carbone, ora tocca alla giunta Vendola"

BRINDISI - Il fronte ambientalista brindisino ha inviato una lettera aperta al presidente della giunta regionale, Nichi Vendola, e al presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna, in cui si chiede all'escutivo di dare corso concretamente alle richieste contenute dal recente ordine del giorno della stessa assemblea regionale sul problema dell'impiego del carbone nelle centrali termoelettriche. Ne diamo pubblicazione integrale.

BRINDISI - Il fronte ambientalista brindisino ha inviato una lettera aperta al presidente della giunta regionale, Nichi Vendola, e al presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna, in cui si chiede all'escutivo di dare corso concretamente alle richieste contenute dal recente ordine del giorno della stessa assemblea regionale sul problema dell'impiego del carbone nelle centrali termoelettriche. Ne diamo pubblicazione integrale.

"L'ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio regionale in data 28 novembre scorso in merito alle emissioni di CO2 causate dagli impianti energetici del nostro territorio ci induce a richiamare l'attenzione del Presidente del consiglio, del Presidente della giunta regionale e dei Consiglieri regionali sulla drammatica situazione ambientale di Brindisi. Una città per lungo tempo usata dalla politica per obbiettivi ad essa estranei.

Si sono infatti sacrificate le vocazioni locali (legate al mare e ad uno straordinario porto naturale, all'agricoltura, all'artigianato, al turismo) e si sono assecondate scelte sbagliate, ad alto impatto territoriale, dettate da discutibili e caratterizzate da logiche settoriali. Si è trattato di una politica che ha aperto la strada ad una economia non di rado segnata da illegalità e talvolta collegata anche ad ambienti deviati del mondo industriale, bancario e finanziario. Un'economia che ha devastato il territorio e allargato la fascia sociale della indigenza.

Da qui la richiesta del movimento ambientalista, negli ultimi tempi fatta propria ed in qualche misura avviata dalle Amministrazioni locali, di promuovere un nuovo modello di sviluppo caratterizzato dall'ambientalizzazione degli insediamenti industriali esistenti e dalla valorizzazione del porto e delle tante risorse locali.

L'estrema gravità dell'inquinamento provocato dal carbone combusto negli impianti (Enel ed Edipower) determina la necessità di una seria e consistente riduzione di tale combustibile nella misura di almeno il 25% senza graduazioni temporali e senza alcuna compensazione. E parliamo di riduzione del carbone perché se effettivamente si vuole ottenere, come indica il PEAR, una riduzione immediata di almeno il 25% della CO2, rispetto al 1990 secondo le quote di emissione assegnate ai singoli impianti, è sul taglio del combustibile impiegato che bisogna agire dal momento che le altre misure, per quanto apprezzabili, risulterebbero inadeguate e di difficile controllo.

Impegno, quello della richiesta riduzione del carbone, in mancanza del quale la firma di intese o convenzioni finirebbe solo per legittimare la rigida politica delle società elettriche. C'è poi da rilevare che le convenzioni o intese dovrebbero prevedere anche un adeguato potenziamento del controllo pubblico sugli impegni assunti in mancanza del quale ogni onere a carico delle società elettriche rischierebbe, come l'esperienza insegna, di restare sulla carta.

Sono inoltre necessari investimenti che assicurino una maggiore efficienza degli impianti unitamente all'impiego di carbone a basso tenore di zolfo e che possano favorire un miglioramento delle condizioni ambientali. Né va dimenticata la centrale a ciclo combinato di Enipower con i suoi 1.170 Mw, una situazione che fa di Brindisi, con una potenza installata complessiva di circa 5.000 Mw, uno dei più grandi poli energetici europei.

Ad aggravare il preoccupante quadro dell'inquinamento in questi giorni si è aggiunta la pubblicazione sul sito dell'ARPA dei dati tratti da un lavoro dell'European Environment Agency (Agenzia Ambientale Europea) che si riferiscono agli impatti sanitari delle emissioni in 622 impianti industriali in Europa. In questa classifica europea la centrale di Cerano, primo impianto in Italia, è al 18° posto.

L'Agenzia Europea stima che ogni anno i costi in termini di salute persa, "esterni" cioè pagati dalla collettività che vive vicino alla centrale, sono stimabili, a seconda del metodo utilizzato, tra i 500 ed i 700 milioni di euro. Se si estende lo sguardo alle altre due centrali brindisine, anch'esse presenti in questa speciale classifica, si giunge ad una stima complessiva del danno sanitario a carico della collettività che varia da 691 a 958 milioni di euro. Stima che tuttavia manca della valutazione dell'impatto delle altre industrie presenti nel territorio.

C'è inoltre il problema del rigassificatore che incombe come una grave e paralizzante minaccia sul futuro del territorio. Un impianto la cui incompatibilità politica (con le scelte degli enti locali), morale (per gli abusi emersi in sede penale) e ambientale (per i rischi di gravissimi incidenti) è sotto gli occhi di tutti ma non della Commissione VIA che ha espresso un incredibile e contraddittorio parere favorevole anche giudizialmente contestato.

Gravano infine sul territorio numerose altre criticità ed anche alcuni problemi determinati da una disordinata proliferazione di impianti fotovoltaici che, come le cronache di questi giorni attestano, in numerosi casi ha dato luogo a inchieste penali con l'accusa di irregolarità rivolte ad ottenere indebite autorizzazioni.

È inoltre necessario considerare quanto sia importante procedere ad una bonifica dei siti inquinati che, oltre ad essere un atto dovuto, è propedeutico ad ogni ipotesi positiva di sviluppo. Sin dal 1990 Brindisi è classificata area ad elevato rischio di crisi ambientale e dal 1999 è fra le aree industriali italiane in cui si è palesata più urgente la bonifica di detti siti. Siamo quindi di fronte a un allarmante scenario, che di recente ha indotto le associazioni ambientaliste locali ad aprire una vera e propria "Vertenza-Brindisi".

Ciò premesso, confidiamo che la Giunta voglia interpretare e tradurre in scelte concrete il citato ordine del giorno tenendo conto delle esigenze e delle urgenze imposte dalla gravissima situazione ambientale di Brindisi per sbarrare così la strada a manovre rivolte a operare cambiamenti di facciata con l'intento di lasciare immutata l'attuale situazione.

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Italia Nostra, Legambiente, WWF Brindisi, Fondazione "Dott. Antonio Di Giulio", Fondazione "Prof. Franco Rubino", A.I.C.S., ARCI, Acli Ambiente, Forum ambiente salute e sviluppo, Medicina Democratica, Salute Pubblica, Lipu, Comitato per la Tutela dell'Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino "Mo' Basta!", Comitato Brindisi Porta d'Oriente.

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