Così Enel sperimenta la cattura della CO2 a Cerano

BRINDISI – Catturerà l’anidride carbonica dai fumi della centrale di Cerano, la maggiore produttrice di CO2 tra gli impianti industriali italiani, e farà da apripista all’applicazione in scala della metodologia su cui è basato. E’ il nuovo impianto-pilota che Enel ha quasi completato all’interno della sua unità produttiva di Brindisi, presa di mira più volte negli ultimi due anni dagli attivisti di Greenpeace impegnati contro l’utilizzo del carbone in campo energetico. Ma il “mostro” risponde con una tecnologia che, se applicata effettivamente a tutti e quattro i gruppi da 660 megawatt ciascuno, potrebbe abbattere di un milione di tonnellate le emissioni della centrale “Federico II”.

La centrale Enel di Cerano

BRINDISI - Catturerà l'anidride carbonica dai fumi della centrale di Cerano, la maggiore produttrice di CO2 tra gli impianti industriali italiani, e farà da apripista all'applicazione in scala della metodologia su cui è basato. E' il nuovo impianto-pilota che Enel ha quasi completato all'interno della sua unità produttiva di Brindisi, presa di mira più volte negli ultimi due anni dagli attivisti di Greenpeace impegnati contro l'utilizzo del carbone in campo energetico. Ma il "mostro" risponde con una tecnologia che, se applicata effettivamente a tutti e quattro i gruppi da 660 megawatt ciascuno, potrebbe abbattere di un milione di tonnellate le emissioni della centrale "Federico II".

Cerano, secondo le tabelle del ministero dell'Ambiente, dai 13 milioni di tonnellate di CO2 fissato come tetto per le emissioni del principale gas serra nel 2007, dovrebbe ridurre le quote a 10 milioni entro il 2012. Ma le previsioni dicono che la domanda mondiale di energia primaria aumenterà del 40% tra il 2007 e il 2030 con un incremento del 2,5% annuo della richiesta di energia elettrica. Per rispettare contestualmente i percorsi tracciati per la salvaguardia ambientale, si dovrà ricorrere a produzioni low-carbon (a bassa emissione di CO2), alle energie alternative e, secondo Enel, al nucleare, ipotesi quest'ultima avversata in gran parte dei territori candidati ad ospitare centrali, Puglia in testa.

In tale contesto assume un rilievo importante il ricorso ad impianti sperimentali in collocazione post-combustione come quello che entrerà in funzione a Brindisi tra qualche mese, del potenziale installato di 40 megawatt e in grado ci catturare 15mila tonnellate l'anno di CO2. Enel applicherà il metodo dell'amine scrubbing, in configurazione flusso secondario (filtraggio dei fumi in soluzione acquosa a base di ammine, che sono composti azotati, e separazione dell'anidride carbonica dal vapore acqueo), collocando l'impianto sperimentale a valle dei desolforatori del IV gruppo della "Federico II".

Che fine farà la CO2 catturata dall'impianto sperimentale, su cui Enel ha investito 50 milioni di euro? Nel 2007, quando il progetto fu lanciato, si pensava a restituire in atmosfera il gas serra, dopo la cattura sperimentale. Oggi invece c'è un accordo Enel-Eni del 2008 che prevede la verifica e la diffusione la diffusione delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2, e in particolare che l'anidride carbonica prodotta dall'impianto impianto pilota di Cerano cattura venga liquefatta in un impianto di compressione criogenica e poi trasportata a Cortemaggiore, in provincia di Piacenza, dove Eni ha in corso un progetto per l'immissione di 8mila tonnellate l'anno di CO2 in un giacimento di gas esaurito.

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