"Depuratore, ma con condotta sub"

BRINDISI - Sedici associazioni ambientaliste brindisine chiedono che gli enti preposti finalmente si decidano a mettere in atto un'azione di sorveglianza e monitoraggio del Canale Reale, per salvaguardare le acque della riserva marina di Torre Guaceto dove sfocia questo corpo idrico naturale (le sorgenti sono in territorio di Villa Castelli, dove alimentano anche una piccola centrale idroelettrica). Nel contempo, si chiede anche che i reflui del depuratore di Bufalaria, che si trova nell'immediato entroterra tra la marina di Specchiolla e Pennagrossa, vengano immessi in mare solo attraverso una condotta sottomarina di almeno 2mila metri, previa affinazione.

Torre Guaceto vista da Specchiolla

BRINDISI - Sedici associazioni ambientaliste brindisine chiedono che gli enti preposti finalmente si decidano a mettere in atto un'azione di sorveglianza e monitoraggio del Canale Reale, per salvaguardare le acque della riserva marina di Torre Guaceto dove sfocia questo corpo idrico naturale (le sorgenti sono in territorio di Villa Castelli, dove alimentano anche una piccola centrale idroelettrica). Nel contempo, si chiede anche che i reflui del depuratore di Bufalaria, che si trova nell'immediato entroterra tra la marina di Specchiolla e Pennagrossa, vengano immessi in mare solo attraverso una condotta sottomarina di almeno 2mila metri, previa affinazione.

"L’Oasi di Torre Guaceto deve essere salvaguardata dall’inquinamento provocato dagli scarichi illeciti effettuati nel Canale Reale divenuto oramai, sotto gli occhi anche di chi avrebbe dovuto impedirlo, il ricettacolo di rifiuti tossici di ogni genere e dalla minaccia di un inquinamento 'autorizzato' che si verrebbe a determinare se si decidesse di far convogliare nel predetto canale gli scarichi non adeguatamente purificati del depuratore di Carovigno. Ad un problema già grave se ne aggiungerebbe un altro e cioè il rischio che a una eccellente e invidiabile riserva naturale venga assegnato il destino della sua definitiva distruzione", dice il comunicato delle associazioni.

"Occorre allora passare dalle parole ai fatti: far partire subito i controlli che finora sono stati praticamente inesistenti per impedire che l’oasi venga trattata come una cloaca e fare in modo che gli scarichi del depuratore di Carovigno vengano liberati da sostanze nocive in un impianto di affinamento appositamente realizzato prima di essere immessi in mare attraverso una condotta sottomarina con sbocco ad almeno due chilometri dalla costa. Misure queste, non fra loro alternative ma entrambe indispensabili per salvare l’oasi e tutelare le nostre marine", chiedono le 16 associazioni firmatarie.

"Torre Guaceto può essere restituita alla sua naturale destinazione se i controlli del Canale Reale si faranno davvero - dicono le organizzazioni ambientaliste brindisine - senza le colpevoli omissioni del passato e se le autorità e di enti preposti si convinceranno che i depuratori devono, per depurare davvero, essere accompagnati da impianti di affinamento tecnologicamente avanzati e se si adopereranno perché gli scarichi a mare siano operati con condotte sottomarine a distanze tali da non inquinare i litorali interessati".

Il documento è stato firmato da Italia Nostra, Legambiente Brindisi, Wwf Brindisi, Fondazione “Dott. Antonio Di Giulio”, Fondazione “Prof. Franco Rubino”, Aics, Arci, Acli Ambiente, Forum ambiente salute e sviluppo, Medicina Democratica, Salute Pubblica, Lipu, Comitato per la Tutela dell’Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino “Mo’ Basta!”, Comitato Brindisi Porta d’Oriente, PeaceLink.

Malgrado il rifiuto di sconti piuttosto chiaro a chi avrebbe dovuto vigilare sul Canale Reale e non lo ha mai fatto (Provincia, Comuni interessati), consentendo di fatto scarichi abusivi di autospurgo pirata con liquami fognari e acque di vegetazione, allacci abusivi, e quindi azzerando anche un certo ambientalismo dell'ultima ora che stona con ritardi del passato nel trasferire al Consorzio di Torre Guaceto anche i fondi spettanti dal Piano di Tutela ambientale e da progetti transfrontalieri (ma questo lo dimenticano in molti), non c'è alcun cenno, anche nel caso di questa presa di posizione, ad alcuni obblighi di legge e ad altre situazioni di inquinamento.

Il depuratore di Bufalaria, e l'annesso collegamento alle reti fognarie dei comuni di Carovigno, San Vito dei Normanni e San Michele Salentino è un progetto che serve per far cessare il terribile inquinamento del sottosuolo e delle falde freatiche causato dallo scarico in voragini carsiche delle acque degli obsoleti depuratori comunali delle tre cittadine, che dura da molti decenni e pone quelle amministrazioni in una condizione forzata di violazione della legge nazionale e regionale sulla tutela delle acque.

Ora bisogna vedere su quali basi tecniche e scientifiche si possa affermare che l'immissione di acque affinate (il depuratore di Bufalaria è di ultima generazione) in mare, attraverso il Canale Reale, sia un insulto all'ambiente mentre il permanere dell'attuale situazione di inquinamento del sistema carsico della pianura messapica (è verso quella direzione che scorrono le acque sotterranee in questa zona) si può anche non citare. Va ricordato che sfociano in mare anche i depuratori di Ostuni e Fasano, nonché quello di Brindisi, e quelli della zona sud del Brindisino, mentre nel Canale Reale scaricano già i depuratori di altre tre città della provincia.

Il depuratore di Bufalaria deve risolvere anche il problema degli scarichi delle marine di Santa Sabina, Pantanaggianni e Specchiolla, che sono in una situazione indecorosa e pericolosa soprattutto in estate quando la popolazione di queste tre borgate sfiora o supera le 60mila presenze. C'è quindi la paradossale situazione di persone che tengono in pari misura alla tutela dell'ambiente divise sulla questione e sui tempi di entrata in funzione del depuratore.

La Regione Puglia aveva proposto alla Provincia di Brindisi un ricorso temporaneo all'immissione dei reflui affinati nel Canale Reale in attesa del ripristino della condotta sottomarina di Apani, previa verifica della funzionalità del collettore Asi mai entrato in funzione, che costeggia il Canale Reale da Mesagne sino al mare. La Provincia ha continuato a dire no, impedendo a tre Comuni di ottemperare alle prescrizioni di legge, la Regione ha perciò dovuto nuovamente avocare a sè le competenze in materia di depuratori.

Dal punto di vista geografico, la condotta sottomarina passa tra due stabilimenti balneari di Apani e comunque interessa le acque ad est della riserva marina di Torre Guaceto (lo sono sino ai 50 metri di profondità, per la cronaca), appena ad un chilometro dal Canale Reale che sfocia in zona interdetta alla balneazione. Il vecchio progetto del collettore circondariale e del depuratore di Bufalaria prevedeva una condotta subacquea esattamente di fronte all'impianto, sino ai 20 metri di profondità, e siamo sul confine nord-ovest della riserva marina. Perciò la partita si gioca sempre nella stessa zona e ne viene fuori una condizione precisa: visto che la legge prevede lo sbocco in mare dei depuratori, la tecnologia sia la migliore.

Perchè comunque sarà interessato dalle immissioni un tratto di costa utilizzato per la balneazione e altre attività come la pesca, e il vero problema è combattere costantemente gli scarichi abusivi. Il pregio delle acque di una riserva marina non è individuabile solo nel sottocosta, ma anche nei fondali più profondi. Quindi se un depuratore va in tilt a causa dell'arrivo di acque di frantoio immesse illegalmente nei tombini delle reti fognarie urbane (basta andare negli uffici del Settore ambiente della Provincia per verificare quante volte accade ogni anno), e i liquami arrivano a venti, trenta o cinquanta metri di profondità, il danno ambientale c'è comunque. Magari non è visibile. Ma in ecologia il detto "occhi0 non vede, cuore non duole" non trova giustificazioni.

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