"Discariche pure in siti non argillosi"

ROMA - Il Consiglio di Stato ha dichiarato irrazionale, annullandola, la prescrizione del Piano regionale sui rifiuti della Puglia, circa l'obbligo di realizzare discariche solo in siti con substrato argilloso naturale, cioè naturalmente impermeabili.

Palazzo Spada, Sede del Consiglio di Stato

ROMA - Il Consiglio di Stato ha dichiarato irrazionale, annullandola, la prescrizione del Piano regionale sui rifiuti della Puglia, circa l'obbligo di realizzare discariche solo in siti con substrato argilloso naturale, cioè naturalmente impermeabili a possibili infiltrazioni di percolato ed altri inquinanti- Ciò perchè alla mancanza di questa caratteristica geologica si può sopperire con opere di confinamento artificiale. Tra i ricorrenti, c'erano anche il Consorzio Asi di Brindisi e la società che gestisce una discarica privata a Massafra, la Cisa. La notizia arriva dallo studio legale Quinto di Lecce.

"Con sentenza pubblicata lo scorso venerdì, la quinta sezione del Consiglio di Stato (presidente Volpe) ha annullato una disposizione del piano regionale dei rifiuti che limitava la realizzazione di discariche in zone non argillose. Il piano regionale del 2010 era stato fortemente osteggiato dai soggetti titolari di discariche in quanto consentiva di ricevere i cosiddetti rifiuti in deroga - che rappresentano l'80% di quelli smaltiti in discarica - solo agli impianti localizzati in aree caratterizzate dalla presenza di argilla naturale nel sottosuolo", si legge nella nota dell'avvocato Luigi Quinto.

"La disposizione era particolarmente limitativa perché applicabile non solo ai nuovi impianti ma anche a quelli già autorizzati e costruiti. Il piano era stato impugnato dalla società Cisa di Massafra e dal Consorzio Asi di Brindisi, entrambi difesa dagli avvocati Pietro Quinto e Luigi Quinto, che hanno contestato la compatibilità della previsione del piano con la disciplina nazionale e con quella comunitaria in tema di rifiuti", si legge ancora nel comunicato sulla sentenza del supremo organo di giustizia amministrativa.

"Il Consiglio di Stato, dopo aver disposto una istruttoria tecnica affidata al Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell'Università degli studi di Bari Aldo Moro, ha accolto il ricorso del Consorzio Asi ed ha annullato la previsione del piano regionale. I giudici di palazzo Spada sono giunti a tale conclusione, condividendo i rilievi mossi dallo studio legale Quinto, osservando che:

la normativa nazionale 'disciplina puntualmente i criteri di permeabilità e spessore che debbono essere posseduti dal substrato della base e dei fianchi (le cosiddetta barriera geologica) del sito ove l'attività di discarica è esercitata, il cui soddisfacimento, nelle fattispecie concrete, deve essere accertato mediante indagini e perforazioni geognostiche".

Prosegue l'avvocato Quinto: "La stessa disposizione prosegue prevedendo, peraltro, che 'la barriera geologica può essere completata artificialmente attraverso un sistema barriera di confinamento opportunamente realizzato che fornisca una protezione equivalente'. La disciplina in esame, quindi, stabilisce l'equivalenza, sotto il profilo delle garanzie ambientali, tra la barriera geologica naturale e la barriera artificiale".

Il Consiglio di Stato ha perciò annullato il piano regionale, definito irrazionale, nella parte in cui "preclude in radice la possibilità di autorizzare in deroga gli impianti di discarica ubicati in siti caratterizzati da litologia non argillosa, senza considerare che le barriere artificiali, attraverso l'adozione di adeguati accorgimenti tecnici, sono in grado di soddisfare in maniera ottimale i requisiti di permeabilità e spessore richiesti dalla legge, al pari di quelle naturali".

Secondo il Consiglio di Stato, "rispetto alle modalità comunemente utilizzate per la costruzione delle barriere, e al previsto incremento della concentrazione degli inquinanti nel percolato di discariche che operano in regime di deroga, le barriere artificiali possono essere rese equivalenti o finanche migliori di barriere naturali costituite da litologia argillosa", attraverso alcuni "interventi, da realizzare eventualmente in combinazione, con modalità da valutare caso per caso".

Nel caso di Brindisi, l'Asi preme per realizzare il secondo lotto della discarica di servizio per la piattaforma di trattamento dei rifiuti industriali pericolosi. Il primo lotto, esaurito e fatto chiudere e con obbligo dimessa in sicurezza dal presidente della provincia pro-tempore, Michele Errico (che fissò anche una fidejussione piuttosto alta a garanzia), era stato costruito nel posto sbagliato: nei pressi di un canale e praticamente in una falda freatica superficiale. Per la nuova, se sarà autorizzata, si spera in soluzioni conformi alla legge.

Ma la discarica non è stata ancora messa in sicurezza perché Veolia, nei confronti della quale pende una denuncia penale per truffa da parte delle imprese subappaltatrici, é sparita e non ha assolto all'impegno contrattuale di capping che aveva con l'Asi stesso. Ad oggi le imprese sono creditrici di circa 550 mila euro e la discarica risulta incompleta ed a grave rischio di inquinamento ambientale.

 

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