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Domenica, 5 Dicembre 2021
Ambiente

E' pronto l'impianto mangia-CO2 di Cerano. Lo battezzerà la Prestigiacomo

BRINDISI – Ne era stato annunciato l’avvio nel 2009, poi nel 2010, ma l’opera ora è compiuta e c’è la data dell’inaugurazione: 1 marzo prossimo, con la ministra dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a fare da madrina, e il commissario europeo per l’Energia, Gunther Oettinger, il testimone. Ma ci saranno anche Fulvio Conti, amministratore delegato e direttore generale di Enel, il governatore della Puglia, Nichi Vendola, il sindaco Domenico Mennitti e il presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, tutti a Cerano per tenere a battesimo l’impianto sperimentale di cattura della Co2, la prova che Enel respinge con investimenti in tecnologie l’accusa rivolta alla “Federico II” di essere una centrale climate killer, con gli attacchi a percussione dei volontari di Greenpeace. Ma restano i conti da fare con le tabelle ufficiali delle emissioni, ed Enel Cerano entro il 2012 deve scendere a 12 milioni di tonnellate di anidrite carbonica, passando per le 13,5 del 2008.

BRINDISI - Ne era stato annunciato l'avvio nel 2009, poi nel 2010, ma l'opera ora è compiuta e c'è la data dell'inaugurazione: 1 marzo prossimo, con la ministra dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a fare da madrina, e il commissario europeo per l'Energia, Gunther Oettinger, il testimone. Ma ci saranno anche Fulvio Conti, amministratore delegato e direttore generale di Enel, il governatore della Puglia, Nichi Vendola, il sindaco Domenico Mennitti e il presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, tutti a Cerano per tenere a battesimo l'impianto sperimentale di cattura della Co2, la prova che Enel respinge con investimenti in tecnologie l'accusa rivolta alla "Federico II" di essere una centrale climate killer, con gli attacchi a percussione dei volontari di Greenpeace. Ma restano i conti da fare con le tabelle ufficiali delle emissioni, ed Enel Cerano entro il 2012 deve scendere a 12 milioni di tonnellate di anidrite carbonica, passando per le 13,5 del 2008.

La tecnologia dell'impianto - Quanto abbia speso Enel nell'operazione di applicazione di una procedura di Ccs a Cerano (Carbon capture and storage) lo sapremo ufficialmente l'1 marzo. La società elettrica aveva detto che Brindisi sarebbe stata il cuore del programma di sperimentazione dei metodi di cattura dell'anidride carbonica, il principale dei gas serra, con l'annuncio di un investimento da 100 milioni di euro per un impianto sperimentale da 40 megawatt, con la tecnologia dell'amine scrubbing in configurazione flusso secondario (in altre parole, filtraggio dei fumi in soluzione acquosa a base di ammine), collocando l'impianto sperimentale a valle dei desolforatori. La sperimentazione e la ricerca applicate a Brindisi, peraltro, costituiscono anche il contributo di Enel alla ricerca congiunta con i partner cinesi, in base ad un secondo accordo siglato lo scorso anno a Pechino tra il governo della Repubblica popolare, il ministero dell'Ambiente italiano (era presente la ministra Stefania Prestigiacomo) e la divisione ingegneria e innovazione del gruppo energetico. L'intesa aveva come obiettivo "lo sviluppo di uno studio di fattibilità finalizzato alla realizzazione, presso una centrale a carbone cinese, di un impianto per la cattura della CO2 prodotta e la sua iniezione in un giacimento petrolifero".

E, secondo il piano iniziale dell'attività sperimentale dell'impianto Css di Cerano, anche lo stoccaggio della CO2 catturata a Brindisi sarà destinata a lunga prigionia nelle cavità lasciate vuote dall'estrazione di petrolio e gas a Cortemaggiore nella Bassa Piacentina, che fu culla dell'Eni, e dove negli strati profondi la società del "cane a sei zampe" aveva cominciato a conservare il metano importato attraverso i gasdotti. Una soluzione non condivisa da buona parte del mondo scientifico, ma approvata per ora dalla Commissione europea. Ma su una soluzione in grado di abbattere le emissioni di anidrite carbonica delle centrali preme anche il governo. In un meeting organizzato nell'ottobre scorso dalla sezione italiana del Wec (il World Energy council), Sebastiano Serra, coordinatore della Segreteria Tecnica e Comitato Emission Trading del Ministero dell'Ambiente, ha fatto molto pressing sulla necessità di anticipare i tempi d'azione ricordando che la CO2 immessa in atmosfera ha un periodo di residenza di 200 anni. Perciò il passaggio alle nuove tecnologie dovrà avvenire entro il decennio appena iniziato se si vorrà limitare la concentrazione dei gas serra entro un limite massimo di incremento della temperatura del pianeta di 2 gradi.

Le strategie italiane sulla CO2 - Il Ministero dell'Ambiente, aveva annunciato Serra, sta lavorando su tre direttrici che rispecchiano i contenuti delle tre direttive del pacchetto europeo energia e ambiente 20/20/20 (efficienza/rinnovabili/emissioni). La direttiva Emission Trading è il primo elemento e prevede una riduzione progressiva nel tempo delle emissioni degli impianti industriali rientranti nell'ambito di applicazione dell'ETS. Per la terza fase, 2013-2020, è prevista una ulteriore riduzione dei cap di emissione e un sistema di aste per la vendita di gran parte dei crediti di emissione. Proprio quest'ultimo meccanismo, ha affermato Serra, potrà rappresentare la risposta al tema del reperimento dei finanziamenti per i progetti di cattura e stoccaggio della CO2, così come per altri progetti a basse emissioni. In Italia, ogni anno saranno messe all'asta 80 milioni di tonnellate, che ad un prezzo indicativo di 20 dollari a tonnellata - aveva detto ancora Serra al convegno del Wec Italia - renderebbero disponibili 1,6 miliardi euro l'anno da destinare alle energie a basse emissioni. Dobbiamo, però, essere certi che i soldi arrivino in tempo e al punto giusto, aveva affermato Serra. La prima asta sul sistema elettrico partirà nel 2012. Sono previste deleghe per alcuni settori a rischio carbon leakage, per i quali si prevedono assegnazioni gratuite.

La direttiva sullo stoccaggio geologico della CO2, poi, è un altro elemento cardine del lavoro del Ministero dell'Ambiente. All'interno della bozza di decreto legislativo è stato previsto che le future centrali elettriche dovranno prevedere l'integrazione di impianti di CCS. Alle nuove centrali alimentate con fonti tradizionali, infatti, si richiederà di preservare un'area all'interno dell'impianto pronta per l'applicazione di infrastrutture di CCS. La bozza di decreto legislativo era stata elaborata e doveva essere recepita entro la fine dell'anno 2010.

Il problema dello stoccaggio e della ricerca - Dal canto proprio, e sempre in occasione dell'evento Wec, Marcello Capra, senior advisor Dipartimento dell'Energia del Ministero dello Sviluppo Economico, ha ricordato come l'azione del ministero sul tema della Ccs sia stata sempre dinamica, sin dal 2002 anno in cui il Ministero iniziò ad occuparsi di questa tecnologia. Il carbone rappresenta una fonte strategica per il mix energetico nazionale, è stato uno dei principi enunciati da Capra. Il ministero mira a favorire il mantenimento di questa fonte nel mix di produzione elettrica attraverso la conversione delle centrali a olio combustibile e, in prospettiva futura, favorendo l'applicazione delle "clean coal technologies" (impiego di carbone pulito) sino ad arrivare a quelle "near-zero emission" come la Ccs. La bozza di decreto legislativo sullo stoccaggio geologico della CO2, aveva spiegato Capra, era al vaglio degli uffici legislativi del Ministero dopo ampia consultazione dei soggetti industriali. I principali requisiti richiesti sono stati: la definizione dell'autorità competente; l'individuazione delle aree da adibire a stoccaggio; la costituzione di una banca dati per le attività di stoccaggio; la disciplina delle eventuali attività di indagine preliminare finalizzate alla valutazione di idoneità del sito; le procedure di conferimento delle concessioni di stoccaggio; gli obblighi per la chiusura e post-chiusura degli impianti; le garanzie finanziarie da parte degli operatori; l'attività di monitoraggio e ispezione.

Entro dodici mesi dall'emanazione della legge, poi, si dovranno definire le aree in cui potrà essere stoccata la CO2 e a valutare il potenziale di stoccaggio. Per l'autorizzazione di queste attività, ha detto Capra, è previsto un procedimento unico. L'accesso alla rete di trasporto e stoccaggio della CO2 dovrà essere assicurato anche a soggetti terzi rispetto alle aziende che realizzeranno e gestiranno le infrastrutture, secondo i principi di trasparenza, pari opportunità e non discriminazione. Importante sarà anche la fase di chiusura e controllo post-chiusura la cui responsabilità sta agli operatori fino alla consegna nuovamente al demanio pubblico. Non da trascurare, inoltre, il ruolo della comunicazione verso l'opinione pubblica che dovrà essere continua e trasparente con particolare riferimento ai dati ambientali relativi agli impianti e alle infrastrutture. Riguardo la ricerca e l'innovazione sulle tecnologie di Ccs, i segmenti su cui bisogna maggiormente concentrare gli sforzi secondo il Ministero dello Sviluppo economico sono: le tecnologie di pre e post-combustione; l'iniezione in giacimenti oil and gas esauriti, acquiferi salini, strati di carbone; la realizzazione dell'atlante nazionale di stoccaggio; l'analisi delle richieste di CO2 in campo industriale. Unico problema, le risorse finanziarie nazionali sono limitate.

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