Martedì, 18 Maggio 2021
Ambiente

"Ecco perchè oggi siamo in piazza a manifestare"

Pubblichiamo questo intervento mentre la manifestazione è già in atto. Il messaggio è dedicato a chi si interessa delle vicende di Brindisi dall'esterno, e ai brindisini che sono lontani. Ognuno giudichi i problemi con l'obiettività che a volte le distanze fisiche determinano.

Pubblichiamo questo intervento mentre la manifestazione è già in atto. Il messaggio è dedicato a chi si interessa delle vicende di Brindisi dall'esterno, e ai brindisini che sono lontani. Ognuno giudichi i problemi con l'obiettività che a volte le distanze fisiche determinano.

"Sento qualcuno che si chiede, e chiede, perché si tiene questa manifestazione? Alcuni fanno fatica a comprenderlo o tendono a sintetizzarne il tema in termini riduttivi e fuorvianti. Etichettare questa mobilitazione democratica con il solo no a questo o a quello non è esatto. Quindi è bene chiarire che non è solo per riaffermare la contrarietà al rigassificatore progettato a Capobianco e ad un tiro di schioppo dalla città, non è solo per chiedere e pretendere una drastica riduzione di carbone, non è solo per allertare sulle tante "follie" che il territorio brindisino è costretto a subire. Certo si manifesta anche per queste ragioni poiché sono le questioni cruciali che opprimono la vita cittadina e che possono condizionare le scelte di una comunità che ha invece mostrato una precisa volontà per tutt'altro genere di sviluppo.

Credo che oramai vi sia la consapevolezza che è necessario porre un freno all'indecente consumo di carbone che alimenta il più grande polo energetico europeo. Ciò accade proprio in una regione dove le energie rinnovabili e alternative hanno avuto maggiore impulso ma che, tuttavia, non hanno fatto calare di un solo grammo il quantitativo di carbone. Questa è un'anomalia resa ancor più grave dall'intransigente atteggiamento dell'Enel che non intende accettare riduzioni che possano considerarsi significative. L'Enel è disposta a concedere molto poco. Se paragoniamo l'attuale situazione ai risultati ottenuti con la convenzione firmata nel 1996 - che prevedeva 2,5 milioni di tonnellate di carbone per tutte le centrali, la chiusura di Brindisi Nord (ora Edipower) e la relativa salvaguardia dei posti di lavoro - meglio si comprende quanto questa sia evoluta in peggio: quasi 8 milioni di tonnellate di carbone, la centrale Brindisi Nord ancora in attività, e con la prospettiva che sia alimentata con un carbone ad alto contenuto di zolfo, ecc. ecc.. Firmare le convenzioni in mancanza di inequivocabili vantaggi per la collettività significherebbe fornire all'Enel la legittimazione di tale condotta. Ciò non è accettabile, né moralmente né politicamente.

Le centrali elettriche esistono ormai da decenni e si é constatato come è arduo opporsi a tale potere, e far valere i propri diritti essenziali con chi pensa solo di perseguire i propri affari col massimo tornaconto possibile. Il rigassificatore è un impianto che ancora non esiste, proprio per questo è importante non farlo costruire poiché condizionerebbe, in negativo, lo sviluppo di Brindisi che invece dovrebbe affidare, in modo particolare, all'incremento delle attività portuali (merci e passeggeri) il ruolo centrale e fondamentale per raggiungere un nuovo assetto economico. Ciò al di là delle tante altre, e altrettanto valide, motivi di contrarietà e a prescindere da indebiti paragoni e sondaggi condotti, quanto meno, in termini e modi criticabilissimi, e su quest'ultima questione si avrà modo di approfondire.

L'aspetto fondamentale di questo appuntamento democratico è la voglia di dirigersi senza esitazioni verso quel diverso sviluppo annunciato dalle amministrazioni che necessita di una più decisa accelerazione. Il porto di Brindisi è uno dei più sicuri e bei porti del Mediterraneo. Deve essere il porto non di una città ma, per la sua importanza e strategicità, lo deve essere dell'intero Salento, deve essere il motore propulsivo di uno sviluppo economico che valorizzi le nostre risorse, le nostre potenzialità, la nostra capacità di interscambio con altri paesi. Non può essere confinato al ruolo iniquo di porto del carbone né essere destinato ad uso e consumo di un impianto: il rigassificatore.

Un porto vivo è cultura, alimenta un florido commercio, è economia; rappresenta la vita stessa di un popolo.

L'enunciata "economia rinnovata" deve intendersi, appunto, come un affrancamento da quei potentati industriali che occupano - o intendono farlo - monopolizzando un territorio. Non si vuole abbandonare l'attuale assetto industriale ma non si deve dipendere solo da questo poiché ciò espone a ricatti di ogni genere e finanche alla dolorosa scelta tra i due diritti fondamentali che dovrebbero essere invece garantiti: salute e lavoro. Si deve poter lavorare per vivere e non per ammalarsi o morire.

Bisogna rivolgere maggiori attenzioni al distretto aerospaziale che dispone di professionalità di prim'ordine, sarebbe necessario tornare a valorizzare la nostra agricoltura che pur nelle attuali critiche condizioni riesce ad esprimere momenti di eccellente qualità; abbiamo un patrimonio culturale e paesaggistico di grande valore e bellezza, caratteristiche queste che, se opportunamente valorizzate, darebbero un grande slancio al turismo. Non v'è nulla che dobbiamo inventarci, quello che serve lo possediamo già, occorre soltanto lavorare per non disperdere queste nostre potenzialità, per non perdere l'ennesimo treno".

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