Enel, comincia processo a Greenpeace

BRINDISI - Alcuni si arrampicarono sulla ciminiera della centrale Enel di Cerano, altri invece occuparono il nastro trasportatore che, si disse, fu poi messo in funzione dagli addetti. Era una protesta che Greenpeace aveva organizzato, con il solito metodo del “blitz”.

La centrale Enel di Cerano

BRINDISI - Alcuni si arrampicarono sulla ciminiera della centrale Enel di Cerano, altri invece occuparono il nastro trasportatore che, si disse, fu poi messo in funzione dagli addetti. Era una protesta che Greenpeace aveva organizzato, con il solito metodo del “blitz” in tutta Italia, centinaia di attivisti in quattro impianti della principale società energetica italiana che trasformano il carbone in luce.

In 13 furono identificati, oggi dinanzi al giudice monocratico di Brindisi, è iniziato il processo. Uno dei 13 imputati è italiano. La manifestazione ebbe luogo l’8 luglio del 2009 quando era in corso il G8 all’Aquila. Enel si è costituita parte civile nel giudizio, chiedendo una provvisionale di 200 mila euro sul totale del risarcimento danno invocato, che dovrebbe ammontare a circa 1,2 milioni di euro.

“Greenpeace – si legge in una nota dell’associazione ‘non violenta’ - è impegnata in una campagna di denuncia degli impatti ambientali e sanitari del carbone che Enel usa per produrre elettricità. Enel non ha mai replicato ai dati diffusi da Greenpeace, che segnalano come le sue centrali a carbone – oltre a rappresentare la principale fonte di emissioni di gas serra in Italia – siano causa, per l’inquinamento che producono, di centinaia di morti premature e di danni per miliardi di euro ogni anno”.

“Enel – prosegue la nota - ha scelto invece la via di una fitta guerriglia legale che sin qui l’ha già vista sconfitta in due distinti procedimenti: la magistratura ha decretato come i dati sostenuti da Greenpeace siano veridici e fondati e come i modi e le forme della sua campagna siano legittimi e commisurati alla gravità delle denunce”.

“Abbiamo protestato più volte contro l’inquinamento della centrale Enel di Brindisi, e per una di quelle proteste oggi siamo a processo, mentre pende su di noi la spada di Damocle di risarcimenti milionari”, afferma Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. “Eppure due anni dopo la nostra azione, del 2009, è stata l’Agenzia Europea per l’Ambiente a stabilire che la centrale a carbone Federico II è l’impianto industriale più inquinante d’Italia, diciottesimo nell’Unione, perché causa su base annua 119 morti premature e danni economici compresi tra i 536 e i 707 milioni di euro”.

Greenpeace fa sapere inoltre che le azioni legali di Enel non fermeranno la sua campagna di denuncia. “È scandaloso che un’azienda controllata dallo Stato rifiuti di aprirsi a qualsiasi confronto nel merito della sostenibilità della sua produzione e dei danni che essa arreca al Paese e – più in generale – abbia scelto di non informare i cittadini italiani rispetto all’impatto della sua attività sulla loro salute” sottolinea Boraschi.

Greenpeace chiede ad Enel di ritirare ogni progetto di nuova centrale a carbone in Italia; di dimezzare la sua produzione elettrica col carbone entro il 2020, fino a portarla a zero entro il 2030; di sostituire questa quota di produzione con energia pulita dalle nuove fonti rinnovabili, con le quali Enel, oggi, produce in Italia meno del 2 per cento della sua elettricità”.

 

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