Energia e carbone: "Chiudere Brindisi Nord e niente Cdr a Cerano"

S.PIETRO VERNOTICO - Il rinnovo delle convenzioni con le società energetiche rischia di diventare una partita a quattro tra la società di volta in volta interessata, e dall'altro lato Regione Puglia, Comune e Provincia di Brindisi. Ma esiste un'ampio bacino di Comuni ugualmente coiinvolti dall'impatto ambientale delle centrali che fanno pressing per non essere esclusi dagli eventuali nuovi accordi. In questo scenario interviene il Il Partito democratico di San Pietro Vernotico, con una nota e un documento dicendosi "fortemente preoccupato per le notizie che giungono sui contenuti della nuova convenzione con l’Enel".

La centrale Enel di Cerano

S.PIETRO VERNOTICO - Il rinnovo delle convenzioni con le società energetiche rischia di diventare una partita a quattro tra la società di volta in volta interessata, e dall'altro lato Regione Puglia, Comune e Provincia di Brindisi. Ma esiste un'ampio bacino di Comuni ugualmente coiinvolti dall'impatto ambientale delle centrali che fanno pressing per non essere esclusi dagli eventuali nuovi accordi. In questo scenario interviene il Il Partito democratico di San Pietro Vernotico, con una nota e un documento dicendosi "fortemente preoccupato per le notizie che giungono sui contenuti della nuova convenzione con l'Enel".

Il Pd di S.Pietro ha approvato un documento inviato poi a Regione e Provincia (che alleghiamo in calce, ndr) i cui punti fondamentali sono i seguenti:

a) Qualunque accordo su nuovi assetti energetici non può prescindere da una visione globale dell'intero polo energetico, come sancito nel DPR del 98. Così come accadde per la Convenzione del 1996 sottoscritta allora con l'Ente energetico, anche oggi, sia pure in presenza di più società private, l'accordo con l'Enel deve prevedere la definizione di tetti complessivi delle quantità di carbone, delle emissioni, delle quantità di energia elettrica;

b) La centrale di Brindisi Nord, data la sua obsolescenza e non volendo il ciclo combinato, va chiusa, salvaguardando i posti di lavoro, secondo il cronoprogramma della sua dismissione entro il 2004;

c) La riduzione della quantità di carbone a Cerano deve essere coerente con la Convenzione del '96. Riteniamo perciò che vada ribadito quanto unanimemente deliberato nella passata consiliatura provinciale il 19 dicembre 2006 e quanto previsto dal decreto del 2006 del Piano Nazionale di assegnazione delle quote di CO2 ai singoli impianti elettrici, in aderenza al protocollo di Kyoto. Va pure ricordato che è in corso, presso gli uffici ministeriali, l'istruttoria per il rilascio ad Enel dell'Autorizzazione Integrata Ambientale alla centrale di Cerano, nella quale si è inserita la Provincia il 9 luglio del 2007, con la richiesta del divieto di acquisto da parte di Enel delle quote di CO2 sul mercato, secondo l'art.7 del D.L.n.59/2005, in attuazione delle direttive comunitarie;

d) Il rientro dei livelli delle emissioni almeno in quelli convenuti nel '96, con l'impegno programmato di una ulteriore significativa riduzione di esse, in linea con il Piano Regionale di Qualità dell'Aria;

e) La costruzione di un più corretto e utile rapporto dell'Enel con il territorio, tale da prevenire a un parco-Progetti curato dagli Enti Locali di interventi compensativi di risanamento, a spese del'Enel;

f) Le energie rinnovabili, nel nostro territorio, devono essere autorizzate solo in sostituzione di quelle fossili e inquinanti esistenti, in ulteriore diminuzione alla riduzione di carbone convenzionalmente prevista, ponendo fine al far west esistente.

Ma, la delusione per i contenuti dell'accordo con l'Enel, si accompagna all'allarme causato dalla volontà di voler bruciare a Cerano il combustibile da rifiuti (CDR), assieme al carbone, nonostante le contrarietà espresse dal territorio in questi anni, anche con le migliaia di firme raccolte dal Comitato 8giugno.

Tale ipotesi è sciagurata in quanto si immetterebbero nell'aria, in aggiunta agli inquinanti esistenti, enormi quantità di diossine!

Inoltre, il CDR utilizzabile nella centrale di Cerano, oscillerebbe tra il 5% e il 10% della capacità di uno dei quattro gruppi. L'ammontare dei rifiuti della provincia di Brindisi è di circa 200.000 tonnellate annue che, con una raccolta ottimale, oggi inesistente, porterebbe alla produzione di sole 35.000 t/a di CDR.

La percentuale di utilizzo della centrale equivale tra le 400.000 e le 800.000 tonnellate. Corre il legittimo sospetto che questa "trovata" del CDR sia funzionale a raccogliere gran parte dei rifiuti della Puglia e, all'occorrenza , quelli derivanti dalle emergenze di altre Regioni.

Ci sembra invece ragionevole ritenere che l' "area a rischio di crisi ambientale" vada salvaguardata non solo da chiusure "sperimentali", ma anche da quelle tradizionali", e debba invece perseguire, le linee guida europee di "rifiuti zero", o, in alternativa, una chiusura che preveda processi e impianti di gestione "a freddo" di rifiuti residui, oppure, sfruttando la tecnologia meccanochimica (THOR), entrambi senza combustione; o, in alternativa processi a caldo quali la pirolisi a bassa temperatura".

Il Pd promuoverà comunque da subito - questo è l'annuncio - una mobilitazione sociale e istituzionale, con la richiesta di una seduta del consiglio comunale monotematico aperta, "per sventare quest'altro pericolo per la salute e l'ambiente del nostro territorio, come già accaduto in modo vincente per il progetto di porto industriale a Cerano".

Documento PD di San Pietro Vernotico sulla Convenzione con l'Enel

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