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Falesia killer, domani gli ispettori del pm ascolteranno gli inviati dei ministeri

BRINDISI - Falesia killer: si allarga il raggio d’azione degli inquirenti alla ricerca delle eventuali responsabilità sulla morte di Paolo Rinaldi, il giovane ricercatore travolto dal crollo di un costone di roccia in contrada Apani. Domattina, nella sede leccese della Universus-Csei, l’ente per conto del quale il 29enne stava eseguendo i rilievi per misurare l’erosione della costa brindisina, gli ispettori incaricati dal sostituto procuratore Antonio Costantini, incontreranno oltre ai responsabili dell’ente di formazione, anche i dirigenti del ministero dell’Ambiente e quelli del Miur, in viaggio da Roma proprio per l’interrogatorio in questione.

BRINDISI - Falesia killer: si allarga il raggio d'azione degli inquirenti alla ricerca delle eventuali responsabilità sulla morte di Paolo Rinaldi, il giovane ricercatore travolto dal crollo di un costone di roccia in contrada Apani. Domattina, nella sede leccese della Universus-Csei, l'ente per conto del quale il 29enne stava eseguendo i rilievi per misurare l'erosione della costa brindisina, gli ispettori incaricati dal sostituto procuratore Antonio Costantini, incontreranno oltre ai responsabili dell'ente di formazione, anche i dirigenti del ministero dell'Ambiente e quelli del Miur, in viaggio da Roma proprio per l'interrogatorio in questione.

L'intento è quello di sondare eventuali responsabilità in capo ai due dicasteri, il primo in quanto "proprietario" dell'oasi protetta di Torre Guaceto, il secondo in quanto erogatore dei fondi per la ricerca destinati al corso di formazione per "Tecnico Gis per la gestione delle coste e delle aree rurali" in seno ad Universus. Insomma, la procura si muove su un doppio fronte. Da un lato quello della sicurezza sul lavoro, in senso stretto. Dall'altro intorno alle misure di prevenzione e rischio che avrebbero dovuto essere adottate nell'area, come il consorzio di gestione dell'oasi aveva chiesto e avvertito dal lontano maggio del 2009. Intanto ai carabinieri del Noe di Lecce è stato affidato il compito di raccogliere gli atti disponibili preso gli enti locali: lunedì e ieri i militari hanno chiesto e ottenuto cartografie della linea costiera presso i servizi tecnici del Comune di Brindisi.

Un'attesa gravida di interrogativi per la famiglia di Paolo Rinaldi che chiede di sapere se questa morte acerba sia frutto di una qualche imperdonabile negligenza, o pura fatalità. Il quesito è di tutt'altro che facile risoluzione. Il fascicolo del pubblico ministero Antonio Costantini, che ha confermato il sequestro dell'area è ancora al netto di indagati. Quel che è certo è che, al vaglio del magistrato inquirente c'è una posizione su tutte, quella di Ettore Ruggiero, direttore di Universus Csei, in qualità di legale rappresentante dell'ente per conto del quale Paolo Rinaldi e la collega 30enne Anna Scarlino, sopravvissuta alla tragedia, stavano eseguendo i rilievi con il gps, per misurare l'erosione della costa.

Entrambi gli stagisti erano infatti in quota al corso di formazione che gli avrebbe guadagnato la qualifica di "Tecnico Gis per la gestione delle coste e delle aree rurali", formalmente tirocinanti, ossia equiparati dalla legge ai dipendenti di un'azienda dal punto di vista della sicurezza. In questa prospettiva, a rigore di norma, l'ente sarebbe assimilato al "datore di lavoro", acquisendo così obblighi di formazione e informazione in materia sui propri tirocinanti.

Il punto di domanda, a questo punto è: Universus aveva provveduto ad assolvere agli obblighi in questione, rendendo edotti i due stagisti sui rischi dell'area che sarebbero andati a battere? Quel che è certo, fino a questo momento, è che a questo aspetto aveva certamente provveduto l'ente ospitante, a prescindere da ogni obbligo contrattuale, ossia il consorzio di Torre Guaceto che prima dell'avvio dello stage, aveva convocato i due tirocinanti a Serranova, informandoli mappa alla mano delle zone a incipiente rischio di crollo, come il lembo di terra franato addosso al giovane ricercatore. Quella informazione preventiva, farà certamente la differenza nelle valutazioni a carico consorzio, sebbene attualmente al vaglio della magistratura, come atto dovuto, vi sia anche la posizione del direttore del consorzio, Alessandro Ciccolella.

Il terzo quesito, quello che drammaticamente pesa su tutta questa vicenda, chiama direttamente in causa i dicasteri capitolini ma anche gli enti locali. Se è vero infatti che nel lontano maggio 2009 il consorzio aveva avvertito, con un ampio e articolato dossier, dei pericoli di crollo in zona, attendendo una presa di posizione in forma di ordinanza dagli enti interpellati, è vero anche che il Comune aveva fatto seguire il silenzio, e la sola Capitaneria aveva issato un veto sull'area.

Così come è vero che proprio il Comune aveva commissionato al geologo Tommaso Elia uno studio sulla costa, spedito alla Regione per avvertire della grave erosione in corso, con tutti i pericoli conseguenti, a integrazione del piano costiero regionale. Ma è vero anche che ad agosto scorso l'ente barese aveva rispedito al mittente l'intero volume, ignorando i contenuti dello studio e ribaltandone gli assunti: se per Elia la costa brindisina sta scomparendo, frana dopo frana, per la Regione la costa messapica è in perfetta salute, anzi si rinsalda e cresce persino, effetto-riempimento: i crolli rimpinguano la spiaggia. Di sicuro, fra questi e quelli, ce n'era abbastanza per presagi nefasti, così come ce n'è abbastanza oggi, per parlare di tragedia annunciata.

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