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Fanghi Belleli: ecco gli indagati

BRINDISI - Sono autotrasportatori, proprietari dei terreni già sequestrati lungo la Brindisi – Mesagne e imprenditori, questi ultimi di Mesagne, che avrebbero concorso a impastare la terra delle campagne brindisine con i fanghi del dragaggio del porto di Taranto.

BRINDISI - Sono autotrasportatori, proprietari dei terreni già sequestrati lungo la Brindisi - Mesagne e imprenditori, questi ultimi di Mesagne, che mirando a un guadagno pieno e quindi all'abbattimento quasi a zero delle spese, avrebbero concorso a impastare la terra delle campagne brindisine con i fanghi del dragaggio del porto di Taranto.

Gli indagati in tutto sono 13, dodici dei quali hanno ricevuto stamani la notifica di un decreto di sequestro preventivo o di un'informazione di garanzia. Quattro sono persone giuridiche. L'inchiesta è destinata ad allargarsi. Ecco i nomi delle 8 persone fisiche su cui si sono concentrate le indagini del Noe, coordinate dal pm Giuseppe De Nozza: i proprietari dei terreni, Francesco e Massimiliano Vinci e Fabrizio Distante, dell'autotrasportatore colto in flagrante a marzo, Anthony Gatti, e degli imprenditori Vincenzo Montanaro, Maurizio Carlucci, Salvatore Del Prete e Gianfranco Carlucci.

"Stiamo svolgendo altre e più approfondite indagini, con il controllo della filiera alimentare per verificare se vi siano conseguenze sui prodotti della terra". E' quanto ha dichiarato oggi il procuratore della Repubblica di Brindisi, Marco Dinapoli, a margine della conferenza stampa in cui sono stati illustrati gli esiti di un'inchiesta sullo smaltimento dei fanghi di dragaggio del porto di Taranto, in particolare dell'area Belleli, che sarebbero stati 'tombati' nelle campagne tra Brindisi e Mesagne (Brindisi), tra uliveti e frutteti.

Sono 13 le persone iscritte nel registro degli indagati di cui 12 (8 persone fisiche e 4 giuridiche) destinatarie oggi di provvedimenti di sequestro preventivo a firma del gip Maurizio Saso su richiesta del pm Giuseppe De Nozza, con contestuale notifica di avviso di garanzia. In particolare è stato sottoposto a sequestro, con interdizione per sei mesi all'esercizio dell'attività, un impianto di recupero di rifiuti speciali pericolosi e non, situato a Mesagne (Brindisi) che avrebbe dovuto trattare i fanghi e che non lo avrebbe fatto.

Da lì i rifiuti sarebbero poi stati condotti in alcuni terreni, in violazione della normativa che consente di smaltirli laddove vi sia una falda acquifera già salinizzata. I sigilli sono stati anche apposti a 17 autotreni e 4 rimorchi, appartenenti a quattro distinte società di San Vito dei Normanni (Brindisi), Massafra (Taranto) e Taranto. Le accuse sono di esercizio di discarica abusiva e gestione illecita di rifiuti.

In totale, a quanto emerso, erano state sotterrate a Brindisi 13.000 tonnellate di fanghi di dragaggio provenienti da operazioni di scavo effettuate fino a una profondità di 15 metri nel porto di Taranto, nell'area ex Belleli che è ricompresa nei confini del sito di bonifica di interesse nazionale. Il totale dei fanghi in attesa di smaltimento è di 135mila tonnellate, ancora stoccate nell'area portuale.

 

 

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