Ferrarese: “La zona industriale si può bonificare con una spesa inferiore a quella prevista”

BRINDISI – Le caratterizzazioni del Sito d’interesse nazionale di Brindisi sono quasi terminate, lo confermano dalla sede brindisina di Arpa: tutti i dati che riguardano i terreni e la falda acquifera saranno presto sottoposti al Ministero dell’Ambiente. Intanto il presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, che ha anche delega all’ambiente ha annunciato che la bonifica sarà possibile investendo molto meno rispetto ai 135 milioni di euro ipotizzati dal Governo.

BRINDISI – Le caratterizzazioni del Sito d’interesse nazionale di Brindisi sono quasi terminate, lo confermano dalla sede brindisina di Arpa: tutti i dati che riguardano i terreni e la falda acquifera saranno presto sottoposti al Ministero dell’Ambiente. Intanto il presidente della Provincia, Massimo Ferrarese, che ha anche delega all’ambiente ha annunciato che la bonifica sarà possibile investendo molto meno rispetto ai 135 milioni di euro ipotizzati dal Governo.

“Per troppo tempo la zona industriale è rimasta bloccata in attesa delle bonifiche – ha sottolineato il presidente Ferrarese – adesso i dati in nostro possesso confermano che queste operazioni non sono così costose come qualcuno ha voluto farci credere. Bonificare in fretta si può e, considerando quanto può essere importante per il rilancio della nostra economia, dobbiamo adoperarci per ottenerle al più presto”.

Arpa sta completando il quadro delle caratterizzazioni: dopo analisi, perforazioni e rilievi entro il 2010 sarà presentato il report conclusivo. Gran parte del lavoro è concluso, mancano invece alcuni terreni delle aziende interne al Petrolchimico, per le quali si procede alla seconda fase dei rilievi.

“Si tratta di analisi a maglia più stretta – racconta Anna Maria D’Agnano responsabile del dipartimento Arpa di Brindisi che si occupa delle caratterizzazioni dal 2001 – e non appena sarà concluso anche il lavoro della Sogesi (incaricata dal Ministero di fare ulteriori rilievi), potremo presentare l’Analisi di rischio in cui saranno anche chiare le procedure per la messa in sicurezza della falda”.

Sarebbe proprio la falda infatti, ad avere maggiori problemi di inquinamento e la necessità di essere bonificata. Per il suolo sono ormai noti sia i valori che la natura degli agenti contaminanti: un particolare di grande importanza per procedere poi alle operazioni di bonifica.

“Certamente sappiamo che i livelli più alti d’inquinamento riguardano la falda – conferma la dottoressa D’Agnano – nei terreni invece le percentuali sono meno elevate. Secondo il decreto 152, è sufficiente che uno solo dei valori risulti superiore alla norma per far scattare la necessità della bonifica”.

“Per rilanciare il nostro territorio – ha continuato Ferrarese – è necessario sbloccare quei terreni e certamente, al di là dei costi che si riveleranno meno esosi del previsto, puntiamo anche ad ottenere una riperimetrazione della zona”.

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