Flash/ Polveri Enel, riecco Greenpeace

BRINDISI – Su istanza della difesa di parte dei manager Enel, in difficoltà per giungere nella prima mattinata da Roma, l’udienza odierna di apertura del processo per la dispersione delle polveri di carbone dal deposito scoperto della centrale di Cerano, nato da una indagine della Digos e della procura di Brindisi, con decine di parti lese che chiederanno di essere ammesse come parti civili, è stata spostata alla tarda mattinata. Le parti saranno chiamate dal giudice monocratico Cacucci non prima delle 12, ma si prevede anche ad ora più tarda a causa delle decine di processi a ruolo stamani.

Una nuvola di polvere si leva dal carbonile di Cerano

BRINDISI – Su istanza della difesa di parte dei manager Enel, in difficoltà per giungere nella prima mattinata da Roma, l’udienza odierna di apertura del processo per la dispersione delle polveri di carbone dal deposito scoperto della centrale di Cerano, nato da una indagine della Digos e della procura di Brindisi, con decine di parti lese che chiederanno di essere ammesse come parti civili, è stata spostata alla tarda mattinata. Le parti saranno chiamate dal giudice monocratico Cacucci non prima delle 12, ma si prevede anche ad ora più tarda a causa delle decine di processi a ruolo stamani.

Nel frattempo già dalle 8,30 una folto gruppo di militanti del movimento No al Carbone staziona nei pressi del palazzo di giustizia con la parola d’ordine “siamo tutti parti offese”. Si tratta di una manifestazione pacifica, tuttavia controllata dalla forze dell’ordine, mentre in tribunale continuano ad affluire avvocati dei 15 imputati e delle parti lese, e anche vari agricoltori e produttori agricoli che si ritengono danneggiati dalla dispersione delle polveri attorno al carbonile di Cerano e al percorso del nastro trasportatore che collega il molo Enel nel porto industriale alla stessa centrale con un percorso di circa 12 chilometri.

Si tratta di posizioni tutte documentate sia dalla Digos in lunghi mesi di accertamenti, che includono anche il monitoraggio fotografico e video delle dispersioni dal carbonile di Cerano, che dal consulente tecnico del pm Giuseppe De Nozza. A ciò si aggiungano gli elementi probatori raccolti sempre dalla polizia giudiziaria soprattutto nel corso di una perquisizione avvenuta a Roma, in cui la Digos riuscì a prelevare materiale documentale ma soprattutto il pc di un alto dirigente che si occupava della produzione termoelettrica, con i memoria praticamente l’intera corrispondenza elettronica con la centrale di Brindisi e altri settori della società, da cui emergerebbe la difficoltà a gestire nella norma lo stoccaggio del carbone.

Oggi  Enel a Brindisi è impegnata nella costruzione di due grandi depositi coperti a cupola, completamente automatizzati e stagni. Ma la società resta il bersaglio di Greenpeace, che dopo una prima serie di manifesti anonimi della scorsa settimana, stamani si è “rivelata” con una seconda serie di manifesti  giganti in cui lo slogan è: “Le centrali a carbone della tua città hanno nuovi filtri: i polmoni di Bianca, 10 anni”, che accompagna l’immagine della termoelettrica di Cerano a quella di una bambina.

In Evidenza

I più letti della settimana

  • Coppia di olandesi incantata da Torre Guaceto dona 2500 euro

Torna su
BrindisiReport è in caricamento