I sindacati: "La centrale Edipower non si tocca"

BRINDISI - I sindacati confederali delle categorie del settore elettrico sono contrari alla chiusura della centrale Edipower di Brindisi, sostenendo che il revamping della vecchia termoelettrica di Costa Morena avverrà con impianti ambientali di ultima generazione, dimezzando la produzione elettrica.

Il rendering del progetto delle due dome di Cerano

BRINDISI - I sindacati confederali delle categorie del settore elettrico sono contrari alla chiusura della centrale Edipower di Brindisi, sostenendo che il revamping della vecchia termoelettrica di Costa Morena avverrà con impianti ambientali di ultima generazione, dimezzando la produzione elettrica.

Fatti contestati non solo dagli ambientalisti, visto che non sono previsti desolforatori, che assieme al carbone di intende bruciare una miscela realizzata dalla frazione secca dei rifiuti solidi urbani, e visto che lo scarico del carbone continuerà ad avvenire col sitema nave-camion sulla banchina di Costa Morena est, con conseguente dispersione di polveri.

Ma ecco il testo integrale del documento diffuso oggi dai sindacati dei lavoratori elettrici di Cgil, Cisl e Uil, che annunciano nuovamente la partecipazione in massa al consiglio comunale del 17 marzo sul tema del polo energetico brindisino.

Le organizzazioni sindacali del comparto elettrico Filctem Cgil, Flaei Cisl, Uiltec Uil, in vista del prossimo Consiglio Comunale monotematico sull’energia previsto per lunedì 17 marzo, intendono esprimere alcune considerazioni. Le decisioni dell’assise comunale non possono prescindere dal coniugare ambiente e lavoro, criterio indispensabile per uno sviluppo sostenibile.

I Lavoratori Edipower/A2A, in attesa delle autorizzazioni ministeriali per la realizzazione del nuovo progetto industriale, che prevede il dimezzamento della potenza, lo smantellamento dei gruppi 1 e 2, la realizzazione di impianti ambientali di ultima generazione, sono in contratto di solidarietà difensiva con la conseguente drastica riduzione salariale, mentre i lavoratori indiretti sono da oltre un anno senza sostegni economici.

Con la copertura del Carbonile, in fase avanzata di costruzione, la centrale Enel di Brindisi è il secondo impianto industriale dotato di parco minerario chiuso, dopo aver già realizzato significativi investimenti per il continuo miglioramento della compatibilità ambientale, pur in presenza di una contrazione della domanda di energia e del crescente contributo delle rinnovabili.

Tematica mai presa in considerazione dal consiglio comunale è la qualità delle reti e del servizio elettrico fornito ai cittadini ed alle imprese del territorio da Enel e Terna (concessionarie delle reti di media e alta tensione), la programmazione e sviluppo delle reti intelligenti (smart greed), indispensabili a contribuire alla riduzione dei costi finali dell’energia.

Il Centro Ricerca, malgrado gli impegni assunti dal Gruppo Enel con le Istituzioni, continua ad essere fortemente penalizzato dalle scelte aziendali di ridimensionamento e di mancata valorizzazione delle competenze in campo ambientale, nel reimpiego dei residui termoelettrici, nelle rinnovabili innovative e per lo sviluppo di nuove filiere produttive (biomasse e biocombustibili).

È necessario tener conto anche degli altri siti energetici presenti nel territorio, che devono, tutti contribuire al costante miglioramento ambientale, attraverso l’adozione delle migliori tecnologie disponibili.

Filctem, Flaei, Uiltec, ritengono che non si possano prendere in considerazione soluzioni che prevedano la chiusura dei siti produttivi che, invece, vanno valorizzati per ottenere investimenti e nuova occupazione. Così come riteniamo indispensabile che gli enti pubblici preposti al controllo e alla tutela ambientale (Arpa, Ispra, Asl), debbano essere adeguatamente finanziati e potenziati per svolgere al meglio il ruolo ad essi affidato a garanzia dei cittadini e dell’ambiente.

Le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, in occasione del consiglio comunale, saranno presenti con i lavoratori delle aziende elettriche, per partecipare democraticamente ai lavori.

 

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