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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Ambiente

I tagli minacciano i parchi marini

ROMA - La recente proposta del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi di istituire un parco marino nell'area denominata «Santuario dei cetacei», un trapezio rovesciato che va dalle coste settentrionali della Sardegna fino alla Costa Azzurra ad ovest ed alla costa maremmana a est, includendo quindi il già esistente parco marino dell'Arcipelago toscano e della Maddalena, riporta d'attualità la situazione dei parchi marini italiani, relativamente in buona salute ma che corrono quotidiani rischi di devastazione, valga per tutti l'incidente della Concordia di cui ancora non si vede la fine, e che sono minacciati dal drastico taglio delle risorse disponibili.

ROMA - La recente proposta del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi di istituire un parco marino nell'area denominata «Santuario dei cetacei», un trapezio rovesciato che va dalle coste settentrionali della Sardegna fino alla Costa Azzurra ad ovest ed alla costa maremmana a est, includendo quindi il già esistente parco marino dell'Arcipelago toscano e della Maddalena, riporta d'attualità la situazione dei parchi marini italiani, relativamente in buona salute ma che corrono quotidiani rischi di devastazione, valga per tutti l'incidente della Concordia di cui ancora non si vede la fine, e che sono minacciati dal drastico taglio delle risorse disponibili.

Complice la crisi che frena il viaggio esotico quest'anno, secondo un'indagine condotta da Coldiretti, gli italiani si indirizzeranno verso una vacanza nazional-ecologica, destinando alle ferie estive la cifra record di 11 miliardi di euro. Un'attenzione che contrasta con i tagli che invece il settore delle aree marine protette sta sopportando: in dieci anni infatti il Ministero dell'Ambiente ha ridotto i fondi del 70%. Nel 2001 le aree erano 17 e potevano contare su uno stanziamento annuo di 8,5 milioni di euro; dalla crisi del 2008, mentre le aree diventavano 27, gli stanziamenti scendevano a 7 miliardi di euro per essere ulteriormente ridotti a 5,6 miliardi nel 2011.

Quest'anno il governo Monti ha stanziato per le aree marine protette (che nel frattempo sono diventate 30), 3,6 milioni di euro, pari all' 0,0002% del Pil. Considerando che il turismo dovrebbe essere uno dei principali business del nostro Paese forse si poteva scegliere di tagliare altrove. E pensare che i parchi marini italiani, Amp secondo l'acronimo ufficiale che sta per Area Marina Protetta, sono considerati tra i più apprezzati al mondo, tanto che alcune di essi sono stati inseriti nel gruppo delle Aspim (Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo) e fanno parte della rete dei parchi marini del Mediterraneo.

I tagli avranno quindi un effetto devastante non solo sulle aree nazionali ma su tutte le aree dei Paesi con le acque territoriali confinanti che verrebbero messe a rischio. Come a rischio sono anche i posti di lavoro (qualche centinaio) degli operatori del settore. Minori stanziamenti vogliono sostanzialmente dire minori disponibilità per controllare le aree e fare rispettare le regole di tutela, elementi fondamentali in un Paese che non brilla per coscienza civica. Il Parco marino è un'istituzione abbastanza recente, nata dopo quella del parco terrestre, ci si cominciò ad interessare alla salvaguardia della salute del mare solo nel 1962, quando nella conferenza internazionale di Seattle negli Stati Uniti venne votata una risoluzione nella quale si raccomandava ai Paesi con confini marini di creare dei parchi per la salvaguardia dell'ambiente.

Nel mondo esistono oggi circa 3000 parchi marini, nel Mediterraneo sono diversi: quelli francesi (Port Cros, Banyuls, Scandola, Lavezzi), quelli spagnoli (Isole Medes, Tabarca, Columbretes), quelli greci (Zacinto, Sporadi settentrionali), quelli croati (Lokrum, Maloston) e quello di Zembra in Tunisia. In Italia i primi parchi marini vennero costituiti davanti al castello di Miramare a Trieste ed intorno all'isola di Montecristo. La gestione delle aree destinate a parchi marini è regolata da una legge del 1982 che individuava 20 aree marine meritevoli di attenzione, Golfo di Portofino, Cinque Terre, Secche della Meloria, Arcipelago Toscano, Isole Pontine (Ventotene e S. Stefano), Punta Campanella, Capo Rizzuto, Porto Cesareo, Torre Guaceto, Isole Tremiti, Miramare, Capo Caccia- Isola Piana, Penisola del Sinis-Isola Mal di Ventre, Golfo di Orosei-Capo Monte Santu, Tavolara, Molara, Capo Coda Cavallo, Isola di Uscita, Isole Eolie, Isole Egadi, Isole Pelagie e le Isole Ciclopi.

Successivamente, la legge 394 del 1991 stabilì che potevano essere costituiti parchi o riserve marine in 26 aree, a cui ne vennero successivamente aggiunte altre 2. In tutto l'Italia può contare su un vasto ecosistema protetto per un totale di 48 aree marine che costituiscono oltre il il 25% dell'intero sistema dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ma, a parte i tagli, non mancano le voci che dissentono dalla attuale situazione di istituzione e gestione dei parchi marini. Tra tutte quella della nautica da diporto che sottolinea come l'area marina protetta renda praticamente off-limits al turismo nautico le aree più belle delle nostre coste.

Lì dove infatti sono state costituite le aree protette vige una suddivisione in zone (A,B e C) che pongono dei vincoli o vietano del tutto la navigazione da diporto. Anzi, proprio perchè siamo in Italia, le norme che regolano le aree protette sono diverse da zona a zona e, a parità di classificazione, possono vietare ogni forma di accesso (neanche a nuoto) o invece consentirla con limitazioni più o meno rigide. Un'incertezza che non giova ad un settore già pesantemente penalizzato dagli ultimi provvedimenti fiscali e che trova migliore accoglienza e maggiori certezze lungo le coste francesi, croate e greche.

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