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Martedì, 25 Gennaio 2022
Ambiente

Il Cobas: "Basta con la precarietà nella centrale Edipower, agitazione dal 10"

BRINDISI - Anche da solo il sindacato Cobas è pronto a dichiarare lo stato di agitazione dal 10 ottobre contro il regime di precarietà degli assetti produttivi della centrale Edipower di Brindisi Costa Morena, e torna a ipotizzare - a questo punto - la chiusura della centrale e il passaggio dei 120 addetti alla termoelettrica Enel di Cerano. "Il grido di allarme lanciato dal sindacato Cobas nei mesi scorsi relativo alla difficile situazione occupazionale in cui versano i lavoratori della Centrale Edipower continua a trovare conferme. Una difficile situazione a fronte della quale il Cobas dichiarerà lo stato di agitazione dei lavoratori dell’Edipower e delle ditte appaltatrici a partire dal 10 Ottobre 2010".

BRINDISI - Anche da solo il sindacato Cobas è pronto a dichiarare lo stato di agitazione dal 10 ottobre contro il regime di precarietà degli assetti produttivi della centrale Edipower di Brindisi Costa Morena, e torna a ipotizzare - a questo punto - la chiusura della centrale e il passaggio dei 120 addetti alla termoelettrica Enel di Cerano. "Il grido di allarme lanciato dal sindacato Cobas nei mesi scorsi relativo alla difficile situazione occupazionale in cui versano i lavoratori della Centrale Edipower continua a trovare conferme. Una difficile situazione a fronte della quale il Cobas dichiarerà  lo stato di agitazione dei lavoratori dell?Edipower e delle ditte appaltatrici a partire dal 10 Ottobre 2010".

Questo l'annunio a Edipower e alle altre sigle sindacali. Poi viene il racconro: "La direzione della centrale ha infatti informato la Rsu, in un incontro avvenuto la settimana scorsa, che Edipower avrebbe riavviato i 2 gruppi ancora in funzione nei primi giorni di ottobre per poi spegnerli in coincidenza delle festività natalizie. Il riavvio dei gruppi, sempre secondo la direzione della Edipower, avviene in condizioni di perdita economica perché il prezzo di vendita è nettamente inferiore a quello di produzione. Secondo noi queste affermazioni sono forse dovute al fatto che Edipower deve consumare del carbone già acquistato e da consumare obbligatoriamente per  contratto in quest?anno", replica il Cobas.

"La direzione della centrale  ha inoltre affermato in questa riunione che le previsioni di funzionamento dei gruppi per il 2011 sembrano essere addirittura inferiori a ciò che è avvenuto nel 2010. Tutto questo sicuramente produrrà una situazione dal punto di vista occupazionale - temer il Cobas - ancora più difficile di quella vissuta quest?anno. Ricompare quindi lo spettro della cassa integrazione  che i lavoratori dell?Edipower insieme a quelli delle ditte appaltatrici respinsero nel Luglio 2005. Intanto  non è ancora iniziata la costruzione relativa alla  copertura del parco carbone  e sembra che sia dovuta al blocco degli investimenti da parte dei soci di Edipower".

Il sindacato Cobas crede  "che  il  nuovo riassetto societario  della Edipower, previsto per marzo 2010 con l?uscita di A2A e il quasi totale controllo del colosso francese Edf con l?inglobamento in Edison di Edipower, abbia già provocato  di fatto uno stop forse definitivo agli investimenti per Brindisi. Investimenti che forse verrebbero di nuovo messi in moto solo a  particolari condizioni di ricatto ambientale per la nostra città, come l?utilizzo di carbone ad un tenore di zolfo  più elevato".

La oggettiva contrazione dei consumi , il nuovo ingresso in Puglia  di nuove realtà produttive dell?ordine di migliaia di megawatt , i mancati investimenti di Edipower, "possono  invece secondo noi  - conclude il Cobas - portare alla soluzione di un trasferimento definitivo dei lavoratori a Cerano e alla chiusura di Brindisi Nord. Il tutto con la formulazione di una intesa  Enel ?Edf, sulla scorta di quell?inutile e dannoso accordo che hanno già realizzato sul nucleare. E? ora che gli enti locali e regionali aprano gli occhi sui nuovi  scenari energetici per formulare nelle convenzioni  le soluzioni più idonee a queste  situazioni".

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