Ambiente, il documento per la manifestazione del 19 giugno

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo il documento conclusivo, che porta la firma del consigliere nazionale di Legambiente Doretto Marinazzo, dopo il convegno che si svolto martedì sera nel Museo archeologico provinciale Ribezzo e curato dalle associazioni ambientaliste di Brindisi. E' stata un'occasione per invitare le istituzioni presenti, a riflettere sulla questione ambientale e per sollecitare la loro partecipazione alla manifestazione prevista per il 19 giugno.

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo il documento conclusivo, che porta la firma del consigliere nazionale di Legambiente, Doretto Marinazzo, del convegno che si svolto martedì sera nel Museo archeologico provinciale Ribezzo e curato dalle associazioni ambientaliste di Brindisi. E' stata un'occasione per invitare le istituzioni presenti, a riflettere sul nodo ambiente-sviluppo e per sollecitare la partecipazione alla manifestazione prevista per il 19 giugno.

Il rapporto sullo stato dell'economia brindisina, presentata dal Presidente della Camera di Commercio, Alfredo Malcarne, offre interessanti spunti per valutare criticità e presupposti per un vero sviluppo sostenibile della Provincia. Sono certamente allarmanti i dati concernenti il tasso di disoccupazione (25%), il reddito delle famiglie (che ci colloca al 98° posto su 103 province) ed il saldo negativo fra imprese nate e chiuse al 31/12/2009 (-15%).

Significativo è il fatto che le imprese che operano nel settore commerciale (30%) ed agricolo (28%) rappresentino complessivamente il 58% delle imprese brindisine e che il settore turistico faccia registrare un'inversione di tendenza che attiene il numero dei passeggeri nel porto (meno della metà del milione e 200 mila del 1997, ma finalmente più del misero 400 mila del 2007) e, soprattutto, il numero di quelli dell'aereoporto (con un'incremento che sfiora il 30% nei primi mesi dell'anno in corso) e le presenze non di passaggio (di cui il 58% ad Ostuni e Fasano), che stanno alimentando una crescita continua di attività ed occupazioni connesse.

È evidente l'implosione di un modello di sviluppo industriale monoculturale e di base, ad alto impatto negativo ambientale, territoriale e sulle risorse economiche pubbliche ed incapace di reggere il confronto con il mutare degli scenari internazionali (anche se la "tranquilla" fuga di Evc, Dow Chemical ed anche Eni, e la pessima gestione delle bonifiche, quelle che avrebbero dovuto essere volano di riqualificazione e sviluppo, dovrebbero insegnarci tanto).

Continuare a concepire il territorio come area di servizio non è miope, ma è frutto di quella cecità di cui il terminal di rigassificazione a Capo Bianco è l'emblema, sia per quel che concerne l'approccio colonialistico di British gas verso Brindisi, sia per quel che riguarda l'asservimento di un'area strategica del porto.

Nessuno pensa di prescindere dal comparto industriale nel pianificare lo sviluppo sostenibile del territorio, ma è indispensabile uscire dalla logica dei grandi impianti, che non creano affatto i "cerchi concentrici di benessere", di cui Segni parlava nel 1958 (certamente non li creano 40-50 posti diretti nel rigassificatore e le favole sul ciclo del freddo). Innovazione, tecnologie avanzate, bio-chimica e compatibilità ambientale devono essere il fulcro del rilancio del comparto industriale e della chimica.

Rispetto al polo energetico, le convenzioni devono prevedere la riduzione del 20-25% del carbone non come assunto ideologico, ma come conclusione di un percorso che preveda investimenti per portare dal 36% al 45% il rendimento di Brindisi sud (Brindisi nord, non può continuare il suo esercizio con alimentazione a carbone), per utilizzare carbone a bassissimo tenore di zolfo e ad alto potere calorifico ed autorizzando impianti fotovoltaici di Enel, - se compatibili - anche nell'ambito della trattativa sull'area attraversata dal nastro trasportatore, con realizzazione connessa di serre per porre rimedio alla deregulation ed alla gestione selvaggia di fonti energetiche convenzionali e rinnovabili. È necessario che la pianificazione delle Istituzioni ritrovi un ruolo centrale, ma ciò vale in generale, ed in questo senso è importante, seguendo l'esempio virtuoso (malgrado l'assurda vicenda di Alenia) del Distretto aerospaziale, dare sostanza ai Distretti nautico, agroalimentare e commerciale ed alla ricerca applicata, avendo indubbiamente a Brindisi presenze di eccellenza nel campo.

È indubbio però, che l'asse portante ed il volano principale di programmi di sviluppo sostenibile sia il porto, che non ha bisogno tanto di nuove infrastrutture, quanto di riqualificare l'esistente ed i servizi e l'attività di marketing turistico e commerciale (in stretta connessione con chi in provincia ha saputo investire, in modo oculato per attrarre e diversificare l'offerta). Una semplice visita a quel che è oggi il porto di Bari, o quello di Igoumenitsa sarebbe indispensabile per confrontare stazioni marittime, assi attrezzati creati ed in corso di realizzazione (si pensi all'Egnazia) e controlli soft, con quel che accade a S. Apollinare e, ancor più, allo scalo per l'Albania.

La Città d'Acqua (o water front, che dir si voglia) non è, un'illusione, ma una necessità se si vuole uscire dalla marginalizzazione a cui le dinamiche in corso e gli interessi di chi vuol continuare a tenere il territorio asservito agli interessi di pochi vuole condannarci.

Le politiche, le scelte, gli investimenti, se concretizzati e fondati sulla sostenibilità ambientale ed economica, sono il fulcro di quell'altra Brindisi, in nome della quale tornare a scendere in piazza, nella manifestazione che le Associazioni ambientaliste e della società civile hanno promosso per il 19 GIUGNO, avendo già ricevuto l'adesione del Presidente della Regione Vendola, del Sindaco Mennitti e di organizzazioni sindacali quali la Cgil e i Cobas.

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