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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Ambiente

In attesa dello sblocco di Basell, vertice tra Comune e sindacati sul petrolchimico

BRINDISI - Basell marcia in ritardo, ma la sostanza del piano di riconduzione a norma degli impianti fuorilegge, due torce utilizzate impropriamente per lo smaltimento dei rifiuti industriali, ricalca in toto quello di Polimeri. Il ritardo nella presentazione del piano, giunto nella tarda serata di ieri negli uffici della procura, ha determinato per effetto domino il ritardo nelle risposte della magistratura rispetto alla restituzione provvisoria degli impianti, che ha questo punto dovrebbe essere scontata. Il pubblico ministero Antonio Negro non ha ancora disposto la rimozione temporanea degli impianti, fermo restando il sequestro, e non ha ancora calcolato con esattezza l’ammontare della cauzione, che dovrebbe aggirarsi intorno ai due milioni e 500mila euro.

BRINDISI - Basell marcia in ritardo, ma la sostanza del piano di riconduzione a norma degli impianti fuorilegge, due torce utilizzate impropriamente per lo smaltimento dei rifiuti industriali, ricalca in toto quello di Polimeri. Il ritardo nella presentazione del piano, giunto nella tarda serata di ieri negli uffici della procura, ha determinato per effetto domino il ritardo nelle risposte della magistratura rispetto alla restituzione provvisoria degli impianti, che ha questo punto dovrebbe essere scontata. Il pubblico ministero Antonio Negro non ha ancora disposto la rimozione temporanea degli impianti, fermo restando il sequestro, e non ha ancora calcolato con esattezza l'ammontare della cauzione, che dovrebbe aggirarsi intorno ai due milioni e 500mila euro.

Anche Basell, in ogni caso, si doterà di impianti per lo smaltimento dei rifiuti gassosi, previa concessione delle autorizzazioni necessarie, oggi del tutto assenti per gli impianti che di fatto hanno funzionato come inceneritori degli scarti di lavorazione industriale: è questo l'assunto che ha fatto scattare il provvedimento da parte dell'autorità giudiziaria. Significa che i sigilli restano, ma le due torce di emergenza tornano provvisoriamente alla società. Il termossidatore previsto dal piano Basell, gemello di quello Polimeri Europa, permetterà la riduzione e il trattamento delle emissioni degli impianti chimici, abbattendone la massa attuale. Il resto sarà monitorato dai sistemi, oggi assenti, di misurazione ed analisi dei flussi inviati in torcia, processi in cui sarà coinvolta l'Arpa secondo modalità in corso di definizione. Il problema invece tutt'ora aperto è quello dello smaltimento dei rifiuti gassosi e fluidi nelle more della costruzione degli impianti.

In attesa dell'evoluzione della vicenda giudiziaria il sindaco Domenico Mennitti e il consiglio comunale hanno invitato i sindacati a un confronto che si è tenuto questa mattina dalle 12 alle 14 circa, a palazzo Nervegna. Il primo cittadino ha lanciato l'idea di un confronto a tutto campo, da tenersi in un convegno prossimo venturo sul futuro della chimica brindisina, invitando intorno allo stesso tavolo, le associazioni ambientaliste, i sindacati, le istituzioni locali ma anche e soprattutto il gruppo Eni.

Dalle fila sindacali, qualcuno ha fatto notare intanto che, mentre si discute di necessità di monitorare costantemente gli aspetti della salute e della sicurezza sul lavoro, diminuiscono drasticamente gli organici in seno ad Arpa, Inail e Spesal. Contraddizione che le istituzioni dovranno preoccuparsi di sanare, a meno di non cadere nel ridicolo. "Del petrolchimico ci si accorge troppo tardi - sbotta Salvatore Viva, della Filcem Cgil -, ci voleva la magistratura. Quello che mi auguro è che questa vicenda determini un cambiamento di rotta, e una unità di intenti, in direzione dell'ambientalizzazione e dell'incremento della produzione, investendo nelle aree dismesse del petrolchimico, creando insomma un circuito virtuoso grazie al quale il territorio possa godere di nuovo slancio occupazionale".

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