Italia Nostra torna a Forte a Mare e conferma: il progetto del terminal crociere non esiste

BRINDISI - “Le grandi navi significano solo devastazione. Faremo tutto quello che è in nostro potere per salvaguardare la perla che il Castello Alfonsino rappresenta per la città di Brindisi, affinchè diventi un laboratorio d’arte internazionale”, parola di Alessandra Mottola Molfino, presidente nazionale di Italia nostra.

La visita

BRINDISI - “Le grandi navi significano solo devastazione. Faremo tutto quello che è in nostro potere per salvaguardare la perla che il Castello Alfonsino rappresenta per la città di Brindisi, affinchè diventi un laboratorio d’arte internazionale”, parola di Alessandra Mottola Molfino, presidente nazionale di Italia nostra.

Il riferimento esplicito è al terminal crociere a Punta Riso propagandato dal presidente uscente dell’Autorithy, Giuseppe Giurgola. Tranquilli tutti: il progetto non esiste. La scoperta, incredibile (ma anticipata da BrindisiReport.it alcuni mesi fa) è della sezione locale di Italia Nostra e del presidente Mimmo Saponaro che nei giorni scorsi, in attesa della visita della presidente Mottola Molfino, aveva richiesto all’Autorità portuale di poter visionare i progetti per il terminal crocieristico, oggetto da tempo di un braccio di ferro di fronte alla giustizia amministrativa fra l’associazione, la Soprintendenza e l’Autorithy.

Il Castello Alfonsino e tutta l’area di Forte a Mare (così la fortezza è chiamata dai brindisini), sono infatti inseriti nel lungo elenco dei beni architettonici, monumentali e paesaggistici da salvaguardare, nel mare magnum di bellezze di cui la terra di Brindisi non è certo avara. Un patrimonio straordinario (e in decadenza) al quale la presidente di Italia Nostra ha voluto fare visita questa mattina, prima di prendere posto al tavolo dei lavori organizzati per domani ad Ostuni, dove si riuniranno i rappresentanti delle dodici sezioni pugliesi dell’associazione, per stilare il piano di interventi su scala regionale.

Alessandra Mottola Molfino è arrivata all’Aeroporto del Salento intorno alle undici. Primissima tappa del mini-tour organizzato nel Brindisino è stato proprio il cosiddetto “castello rosso”, con riguardo alle tinte di cui il castello si veste al tramonto. Al termine del suggestivo viaggio nelle ali (quelle accessibili) del castello, al fianco dell’architetto Augusto Ressa, direttore Soprintendenza ai Beni culturali di Brindisi, Lecce e Taranto, e dei rappresentanti locali di Italia Nostra, la presidente ha esclamato: “L’orizzonte accessibile da questo straordinario punto di vista è già scempiato dal paesaggio industriale che ferisce lo sguardo, figurarsi cosa significherebbe piazzare proprio qui un terminal per grandi navi”, oltre che il rigassificatore griffato Lng.

“Ci auguriamo – ha aggiunto la presidente – che il nuovo presidente dell’Autorità portuale bandisca del tutto questa ipotesi, e che la città lavori al nostro fianco nella prospettiva di fare di questa perla architettonica un laboratorio della creatività e della conoscenza per la classe creativa internazionale”. Il futuro del Castello Alfonsino insomma, le cui suggestioni hanno immediatamente sedotto la presidente di Italia Nostra, altro non può essere che questo: una culla d’arte, in grado di offrire suggestioni naturali. Che poco c’entrano con il terminal crocieristico immaginato – solo immaginato, a quanto pare – da Giurgola.

Il past president dell’Autorità portuale lo aveva sbandierato per cosa fatta e realizzata entro l’anno venturo: “Il terminal crociere a Punta Riso sarà realizzato entro il 2012”, così recitava il proclama di Giuseppe Giurgola che aveva entusiasmato il presidente della Provincia Massimo Ferrarese. Che fosse una bufala era chiaro da subito quasi per tutti, dato che la futuribile opera necessitava come minimo di una variante al Piano regolatore portuale, dunque un iter tutt’altro che fulmineo, come si capisce.

Lo aveva detto chiaro e forte il componente brindisino della terza sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici, preposta alle opere marittime, l’ingegnere Roberto Serafino: “Per Punta Riso ci vorrà la variante al Piano regolatore del porto, non un adeguamento tecnico”, aveva dichiarato dalle colonne di BrindisiReport.it il 19 gennaio scorso. E variante vuol dire anni, altro che 2012.

Contro il progetto era arrivato, a novembre scorso e su input di Italia Nostra, lo stop della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Brindisi, Lecce e Taranto, che aveva posto un vincolo indiretto sull’ area della Diga di Punta Riso per una ampiezza complessiva di 404mila metri quadrati, vincolo contro il quale l’Autorità portuale aveva immediatamente proposto ricorso al Tar, impegnando tempo e risorse. A gennaio scorso, la doccia fredda: il Tribunale amministrativo regionale accoglie il ricorso dell’Autorithy con un’ordinanza sospensiva del provvedimento firmato dalla Soprintendenza, rimuovendo così uno degli ostacoli al futuribile terminal crociere.

Opera faraonica da realizzare lungo la diga lunga tre chilometri, luogo ideale secondo Giurgola e Ferrarese per ospitare le navi di grande stazza, quattro contemporaneamente. Il progetto sventolato da Giurgola prevedeva infatti l’allargamento di un centinaio di metri del primo chilometro della diga e la realizzazione di due pennelli perpendicolari come banchine per l’attracco. Due pennelli larghi circa 150 metri e lunghi 300. Progetto per il quale l’Autorithy, naturalmente, non aveva il becco di un quattrino, e non solo quello.

Solo oggi si capisce di quali proporzioni fosse la bufala. Risale esattamente a due giorni fa una lettera a firma di Nicola Del Nobile, in risposta ad una richiesta dell’associazione Italia Nostra, in cui il segretario dell’Autorità portuale di Brindisi dice che quei progetti non si possono visionare semplicemente perché non esistono.

“Con riferimento alla richiesta di cui alla nota pari oggetto del 30 maggio ultimo scorso si rappresenta che, allo stato attuale, non è alcun progetto di potenziamento e realizzazione di attracco crocieristico presso la diga di Punta Riso”, scrive lapidario Del Nobile, e aggiunge: “Sussistono soltanto delle ipotesi che dovranno essere oggetto di esame per l’eventuale inserimento nel Piano regolatore del porto”. Seguono, distinti saluti. Resta un dubbio. Sulla scorta di cosa il Tar ha formulato l’ordinanza sospensiva del divieto? Di una ipotesi?

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