L’acqua della zona industriale non è inquinata. Bonifiche meno costose del previsto

BRINDISI - Rilievi ed analisi chimiche eseguiti nel mese di febbraio lo confermerebbero: la falda acquifera superficiale della zona industriale non necessita dei 135 milioni di euro previsti dal Governo, per la bonifica del Sito di interesse nazionale di Brindisi. Tommaso Elia, geologo che ha analizzato i risultati di prelievi fatti proprio in quella zona, conferma il sovradimensionamento del livello di inquinamento di cui si parla nell’accordo di programma tra gli enti coinvolti, firmato insieme al Ministero dell’Ambiente.

BRINDISI -  Rilievi ed analisi chimiche eseguiti nel mese di febbraio lo confermerebbero: la falda acquifera superficiale della zona industriale non necessita dei 135 milioni di euro previsti dal Governo, per la bonifica del Sito di interesse nazionale di Brindisi. Tommaso Elia, geologo che ha analizzato i risultati di prelievi fatti proprio in quella zona, conferma il sovradimensionamento del livello di inquinamento di cui si parla nell’accordo di programma tra gli enti coinvolti, firmato insieme al Ministero dell’Ambiente.

I prelievi sono stati effettuati in tre diverse zone della falda: a monte di Fiume Grande, nella zona centrale all’altezza di via Pandi e alla foce. In particolare in quest’ultimo punto della falda, i livelli di inquinamento attesi, avrebbero dovuto essere i più alti perché, di fatto, in quella zona coinfluiscono tutte le acque che hanno già attraversato il sito d’interesse nazionale.

“E’ stato sorprendente – spiega il geologo Tommaso Elia – ma i livelli attuali sono già al di sotto di quelli massimi previsti dal decreto ministeriale 471 del 1999”. Secondo le analisi effettuate in un centro privato di Trepuzzi, ogni 100 litri di acqua di falda, solo 20 sono inquinati: gli altri 80 sono relativamente puliti.

“Certamente si tratta di acqua qualitativamente scadente, che nessun folle imbottiglierebbe – spiega Elia –  ma farla passare come acqua che attenta alla salute umana ed alle attività delle industrie della zona Asi di Brindisi è un clamoroso e costosissimo falso tecnico-amministrativo e ideologico. Per bonificare questa falda, basterebbe il 10% di quanto previsto dal Governo. Senza contare che, smettendo di inquinarla, la falda nel giro di qualche anno, potrebbe anche ripulirsi in maniera naturale”.

Si tratta quindi di acqua non potabile, salmastra, inquinata soprattutto a causa della salinità dell’acqua marina e, in parte per determinate e specifiche aree, da inquinanti rivenienti dalle attività svolte nell’ex petrolchimico (da Montecatini-Montedison-Enichem a EVC). Intanto il Ministero ha individuato nella Sogesid SpA, società di progettazione e intervento in campo ambientale controllata proprio dal Ministero dell’Ambiente, l’azienda che dovrebbe eseguire i lavori di bonifica. Secondo la stima economica già presentata agli enti locali, per la loro realizzazione sarebbero però necessari ben 135 milioni di euro. E’ questo uno dei motivi che, negli ultimi tre anni, ha bloccato tutte le operazioni di bonifica.

Una conseguenza immediata di questo fermo forzato, è il conseguente immobilismo industriale: nessun insediamento è infatti possibile finchè l’area non sarà bonificata. Nell’impossibilità di reperire i fondi necessari, secondo il Governo dovrebbero essere le aziende a provvedere  a queste spese: costi che ovviamente nessuno intende sostenere e che, inevitabilmente, allontana possibili investimenti da Brindisi.

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