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Domenica, 16 Gennaio 2022
Ambiente

Metanodotto adriatico, stop in Abruzzo

Se il raddoppio del gasdotto Snam della dorsale adriatica è un presupposto fondamentale per il progetto del rigassificatore British Gas a Brindisi, tutta la filiera ha avuto l’impatto con un altro grosso problema: il no della Regione Abruzzo ai lavori di attraversaramento del proprio territorio. E ora il Comitato Interregionale No Tubo, esprime piena soddisfazione per l'approvazione, avvenuta all'unanimità, della risoluzione anti gasdotto da parte del Consiglio Regionale d'Abruzzo.

Se il raddoppio del gasdotto Snam della dorsale adriatica è un presupposto fondamentale per il progetto del rigassificatore British Gas a Brindisi, tutta la filiera ha avuto l'impatto con un altro grosso problema: il no della Regione Abruzzo ai lavori di attraversaramento del proprio territorio. E ora il Comitato Interregionale No Tubo, esprime piena soddisfazione per l'approvazione, avvenuta all'unanimità, della risoluzione anti gasdotto da parte del Consiglio Regionale d'Abruzzo.

"Con questa risoluzione - si legge in una Nota - il massimo organo della Regione, dopo aver sottolineato il carattere fortemente impattante del metaNOdotto Sulmona-Foligno di 168 km. e della centrale di compressione che la Snam intende realizzare a Sulmona, sancisce che 'Non sussistono le condizioni per la espressione di un parere favorevole della Regione nell'ambito della intesa Stato-Regione' e ciò, in particolare, 'per l'elevato rischio sismico e per la grande qualità ambientale dei territori che verrebbero attraversati dal metaNOdotto'. Di conseguenza - proseguono - il consiglio regionale impegna il presidente della Regione, Gianni Chiodi, a mettere in atto le necessarie iniziative istituzionali nei confronti del governo nazionale affinchè venga istituito un apposito tavolo tra tutti i soggetti interessati per la individuazione di un tracciato del metanodotto alternativo a quello della dorsale appenninica".

Il comitato no Tubo chiede alle altre due regioni dell'Italia Centrale interessate dall'opera (Umbria e Marche), di approvare una risoluzione dello stesso genere, poichè le caratteristiche e le emergenze territoriali sono le stesse per le quali in Abruzzo si è deciso di esprimere questa forte contrarietà al passaggio del gasdotto. Questo per dare un seguito anche alle numerose osservazioni fatte dai cittadini ed associazioni, oltre alle iniziative di varie amministrazioni (Provincia di Perugia, Comunità Montana del Catria e del Nerone, provincia di Pesaro Urbino comune di Gubbio, comune di Pietralunga, comune di Città di Castello ecc) che con numerosi atti, tra cui per ultimo il Ricorso Straordinario al Capo dello Stato, hanno espresso una forte contrarietà al progetto.

Fra le ragioni per cui la costruzione del gasdotto suscita contrarietà, ultima in ordine di tempo ma non di importanza, è la clamorosa denuncia pubblica di Confindustria Ceramica. Armando Cafiero, direttore generale di Confindustria Ceramica in un articolo del Sole 24 Ore del 14 settembre scorso afferma che di gas in Italia "ce n'è in grande quantità ma il prezzo aumenta; le aziende del settore ceramico fanno registrare aumenti anche del 35-40% sul prezzo del gas". La spiegazione del perchè ciò avvenga arriva sempre da Confindustria Ceramica: "In Italia c'è pochissima liquidità sul mercato del gas, ma non perchè non ne arrivi abbastanza. Le forniture correnti abbondano rispetto alla domanda, che è calata per le note difficoltà dell'industria".

"La vera ragione - prosegue l'associazione - è che la capacità d'importazione è sottoutilizzata dall'Eni, che la sfrutta solo al 60% e non consente ad altri di far passare il proprio gas nelle infrastrutture inutilizzate. La conservazione di quote di capacità non utilizzate evidentemente riduce la competizione e la liquidità del nostro mercato". La denuncia di Confindustria Ceramica demolisce le posizioni - secopmndo i No Tubo - di chi sostiene che in Italia è necessario costruire nuovi metanodotti. "La questione ci riguarda molto da vicino - prosegue il Comitato - perchè conferma ciò che da tempo affermiamo e cioè che la costruzione del mega gasdotto Brindisi-Minerbio di 687 km (del quale il Sulmona-Foligno di 168 km è un pezzo) non serve all'Italia nè tanto meno alle Marche e all'Umbria. Già oggi, infatti, le infrastrutture esistenti nel nostro Paese hanno una capacità di trasporto del gas di oltre 107 miliardi di metri cubi l'anno, una cifra che è di molto superiore al consumo interno, che lo scorso anno non ha raggiunto gli 83 miliardi di metri cubi". Ma forse serve a British Gas.

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