Martedì, 27 Luglio 2021
Ambiente

Ok della Camera al decreto Ilva

ROMA - L'Aula della Camera ha detto sì al decreto legge Ilva - su cui ieri il governo aveva ottenuto la fiducia - con 421 sì, 21 no e 49 astenuti. Ora il dl passerà al Senato per l'approvazione finale. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini si è detto "soddisfatto" per il sì ricevuto a Montecitorio. Intanto a Taranto, dopo la notizia, è scattata una nuova agitazione da parte dei sostenitori del giudice Patrizia Todisco che si ritengono "indignati" da quanto deciso dai deputati italiani.

Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini

ROMA - L'Aula della Camera ha detto sì al decreto legge Ilva - su cui ieri il governo aveva ottenuto la fiducia - con 421 sì, 21 no e 49 astenuti. Ora il dl passerà al Senato per l'approvazione finale. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini si è detto "soddisfatto" per il sì ricevuto a Montecitorio. Intanto a Taranto, dopo la notizia, è scattata una nuova agitazione da parte dei sostenitori del giudice Patrizia Todisco che si ritengono "indignati" da quanto deciso dai deputati italiani.

Il decreto legge Ilva è stato messo a punto per impedire la chiusura dell'impianto siderurgico di Taranto, sequestrato dal giudice Patrizia Todisco su richiesta della procura lo scorso luglio nell'ambito dell'inchiesta sul disastro ambientale provocato dall'inquinamento prodotto dall'acciaieria più grande d'Europa. "E' un provvedimento chiave per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese - ha detto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini - perchè ha stabilito regole di protezione dell'ambiente, della salute e dell'attività industriale''.

Per il ministro Clini il decreto "è importante per l'Ilva di Taranto e per molte altre attività industriali del Paese che devono affrontare la sfida dell'innovazione tecnologica e della protezione della salute''.

Secondo quanto scritto nel decreto legge passato oggi alla Camera dei Deputati, chi inquina dovrebbe pagare, rispettando così ed adeguandosi alle regole dell'Unione Europea. Ma questo è già un principio consolidato nella norma italiana, ma scarsamente applicato ai grandi gruppi industriali. "L'Ilva deve sostenere i costi di risanamento ambientale come prescritto dall'Aia. - ha continuato Clini - Lavoreremo su questo affinchè vengano realizzati gli interventi prescritti. Nello stesso tempo abbiamo creato le condizioni per un rapporto chiaro con la magistratura con cui non c'è conflitto. Sono state chiarite le regole del gioco e sarà più semplice per tutti fare il proprio mestiere".

In particolare, "le amministrazioni devono far rispettare le regole e non dimenticarsi dell'obbligo di rispettare la qualità dell'ambiente". Secondo sempre il ministro Corrado Clini, tale provvedimento, dovrebbe risanare anche la parte economica cioè l'attività produttiva non solo per l'Ilva di Taranto ma anche degli altri stabilimenti del gruppo Riva. "Con questo provvedimento - ha concluso il ministro - viene chiarito che la crescita del nostro Paese e la competitività delle imprese sono trainate dalla riqualificazione ambientale. In sostanza, c'é un principio fondamentale, un valore generale strategico per lo sviluppo sostenibile dell'Italia".

Il decreto "salva-Ilva" a novembre scorso era stato messo a punto affinchè non si bloccasse la produzione e quindi bonificare lo stabilimento di Taranto col proseguo della stessa. Il gip Patrizia Todisco aveva sequestrato tutti i prodotti dell'Ilva, lavorati e non nell'estate scorsa. Per ovviare a questa decisione il ministro Corrado Clini aveva fatto sapere che avrebbe presentato un emendamento per consentire l'utilizzo dei prodotti sequestrati. Il decreto è stato emanato dal presidente Giorgio Napolitano il 3 dicembre 2012. Il dl Ilva quindi dopo aver ottenuto l'ok del governo di ieri, e il sì della Camera oggi passa al Senato. Ma non è detto che la "guerra" tra magistratura, azienda e governo possa terminare qui.

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