Polveri di carbone: la Regione non si costituisce

BRINDISI - La Regione Puglia ha perso la sua seconda occasione. Non lo hanno invece fatto i No al Carbone che hanno approfittato della modifica dei capi di imputazione del processo Enel per costituirsi parte civile. Nessun mandato ai propri legali da Bari.

Una nuvola di polvere si leva dal carbonile di Cerano

BRINDISI - La Regione Puglia ha perso la sua seconda occasione. Non lo hanno invece fatto i No al Carbone che hanno approfittato della modifica dei capi di imputazione del processo Enel per costituirsi parte civile. Nessun mandato ai propri legali da Bari, per il comitato ambientalista numero uno in materia di polveri nere, l’ha spuntata invece l’avvocato Albino Quarta sulle opposizioni in punto di diritto delle difese dei 15 imputati, di cui 13 dirigenti Enel.

Si è celebrata oggi una nuova udienza del processo per la dispersione di polveri di carbone dal nastro trasportatore e dal carbonile della centrale Enel di Cerano. Tanto la Regione Puglia, quanto i No al Carbone erano stati esclusi come parti civili all’avvio del giudizio, il 12 dicembre 2012.

Il pubblico ministero Giuseppe De Nozza, però, nel dicembre scorso, aveva modificato i capi di imputazione estendendo le accuse anche agli anni 2012 e 2013, consentendo così ai soggetti che erano rimasti fuori di entrare nel processo per la rivendicazione dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti. Le indagini della Digos di Brindisi erano ferme al 2011 ma nel corso dell’esame di alcuni testi era emerso che le condotte contestate fossero ancora attuali.

Nell’udienza che si è svolta oggi dinanzi al giudice monocratico Francesco Cacucci, sono stati ascoltati altri testimoni, tra cui ancora i contadini proprietari di terreni vicini al nastro trasportatore e al carbonile della centrale Enel Federico II di Cerano (Brindisi), oltre che il dipendente di una ditta appaltatrice che ha spiegato con quali metodi veniva eseguita la movimentazione del carbone e veniva limitata la dispersione di polveri in caso di avversità meteorologiche.

Ancora una carrellata di racconti. Il carbone che entra in casa, la polvere che inibisce le colture. Che rende l’uva inacquistabile. E poi ancora, talvolta in un italiano stentato, i milioni persi. Gli accordi transattivi proposti da Enel, e i danni che perdurano perfino agli alberi di ulivo i cui frutti non si raccolgono neanche più.

Poi, forse il momento più rilevante, l’ascolto di un dipendente della ditta Teodoro Cannone, che ha raccontato quali sono le mansioni della stessa, appaltatrice di Enel. Si distribuisce una sorta di pellicola protettiva sui cumuli di polvere nera alti più di cinque metri. Lo si fa solo due volte a settimana, il lunedì e il martedì. Se piove nulla. Se c’è vento interviene un altro sistema, che getta acqua sul carbone. In caso di autocombustione? Si compatta. E’ la gestione del minerale in epoca recente, anche attuale. La gestione del minerale che andrà avanti così fino a quando il carbonile non sarà coperto.

Ci sono gli imprenditori agricoli che hanno dovuto buttare al vento la propria partita Iva e finire nuovamente a lavorare a giornata. Hanno dovuto dismettere le aziende. Quantomeno, da oggi, tra le cosiddette “accuse private” c’è una voce in più. Quella del Comitato No Al Carbone che ha lo status giuridico, ha sancito il giudice monocratico con un’ordinanza, per costituirsi parte civile. E che ha potuto superare l’unico ostacolo che gli era stato posto e che era stato effettivamente ritenuto ostativo. Le difese Enel nulla hanno potuto. Ora c’è una richiesta di risarcimento danni in più, che sarà valutata nel corso del dibattimento.

 

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