Polveri di carbone: le immagini contestate

BRINDISI - Nota di colore: l’udienza fiume in cui sono state mostrate le immagini “choc” della dispersione di polveri nere dal nastro trasportatore e dal carbonile Enel è stata bruscamente interrotta due volte di fila da altrettanti black-out nell’aula Metrangolo del tribunale di Brindisi.

Una delle torri del nastro trasportatore con tracce evidenti di dispersione

BRINDISI - Nota di colore: l'udienza fiume in cui sono state mostrate le immagini "choc" della dispersione di polveri nere dal nastro trasportatore e dal carbonile Enel è stata bruscamente interrotta due volte di fila da altrettanti black-out nell'aula Metrangolo del tribunale di Brindisi. Battutine a parte, si è trattato di una pura fatalità che ha però smorzato la tensione e costretto le parti a fare pausa nell'analisi, interminabile, della mole di documenti, informative e immagini che costituiscono il fondamento dell'accusa nel giudizio in cui sono imputati 13 dirigenti Enel e due imprenditori di Brindisi che, ognuno con il proprio ruolo interno o collaterale all'azienda, avrebbero provocato il danneggiamento aggravato dei campi coltivati degli agricoltori, nei dintorni della centrale e dei 13 km di nastro trasportatore.

Oggi ha parlato, dalle 11 fino alle 16.30 del pomeriggio l'ispettore della Digos Alessandro Cucurachi: è l'investigatore numero uno dell'inchiesta da cui è nato il processo iniziato il 12 dicembre scorso. Rispondendo alle domande dell'accusa, sostenuta dal pm Giuseppe De Nozza, ha illustrato le immagini "choc" catturate dalle telecamere installate nei terreni privati nel 2008 e nel 2009. Nero, ovunque. Polvere, sull'uva, sulle mani dei contadini, sulle foglie di vite. Nero che per l'accusa è carbone, e lo è anche per un perito di parte opposta, Michele Trotti, che ha firmato dal 2000 in poi consulenze per Enel nei contenziosi civili avviati dagli imprenditori agricoli della zona per ottenere il risarcimento dei danni.

Il ristoro puntualmente giungeva con accordi transattivi: milioni di lire, all'epoca, versati per chiudere la pratica, previo il riconoscimento del danno cagionato. L'Enel sostiene ora che quello non fosse carbone, proverà nelle prossime udienze, attraverso il collegio difensivo degli imputati, a smontare la tesi accusatoria insinuando il dubbio che quella coltre scurissima sui prodotti della terra non fosse il fossile svolazzante che dal carbonile coperto e dal nastro trasportatore veniva trasportato dal vento tutt'intorno, tanto da rendere praticamente invendibili i prodotti agricoli targati Cerano.

Oggi però, su un telo bianco e per mezzo di un videoproiettore sono stati mostrati all'aula gremita, al giudice monocratico Francesco Cacucci i fotogrammi che fanno rabbrividire, i documenti di quel velo opaco che avrebbe danneggiato le colture, portato al deprezzamento non solo i prodotti tipici brindisini come l'uva da cui ricavare buon vino, i carciofi, i "muluni" ma anche i terreni che gli agricoltori non possono più vendere, perché non li comprerebbe nessuno. Mani callose e sudice. Grappoli viola sotto un tappeto nerastro.

E' carbone per il pm Giuseppe De Nozza (sulla scorta di una consulenza tecnica d'ufficio firmata dal perito Claudio Minoia), che ha contestato le due contravvenzioni che, probabilmente, senza che accanto vi siano i reati ambientali, porteranno il processo alla prescrizione. Ma la commissione di illeciti di tal genere va dimostrata, e non è escluso che la riformulazione dei capi di imputazione possa giungere nel clou del dibattimento. Ma veniamo a oggi, a una delle puntate più importanti del dibattimento.

Cucurachi ha indicato la lunghezza dell'asse attrezzato, come si snoda di torre in torre. Per quali contrade transita. Da Costa Morena, zizagando, fino a Cerano. Non corre lungo e dritto, lambisce una riserva regionale, il parco delle Saline di punta della Contessa. A nulla è valsa l'eccezione di inutilizzabilità delle immagini avanzata dalle difese. Si trattava di un montaggio, ma non c'era altra soluzione. Non sarebbe stato possibile fare altrimenti, ché i video sono lunghissimi e si rischiava di restare in aula molto a lungo.

Mostrate le torri bianche, annerite dal carbone (lo dice l'accusa, la difesa non la pensa così). E poi i punti più vulnerabili dell'asse attrezzato, in alcuni punti non coperto a dovere. Quindi il carbonile, i cumuli di minerale alti otto metri, tre in più rispetto ai limiti previsti. Tutt'intorno un telone verde, in alcuni punti accartocciato, interrotto. Di sicuro non disposto lungo tutto il perimetro del parco minerali, ma solo su due lati. E poi il macchinario che dispone il carbone, che lo preleva dal carbonile e lo porta nella centrale.

In aula i contadini, autori dell'esposto, in testa alla fila c'è Teodoro Cosenti: "Ci hanno rovinato, i nostri terreni non valgono più nulla". E poi, di esposto in esposto, la cronistoria delle "doglianze" poi diventate denunce. Precedute da mere richieste danni in sede civile, prima di confluire in un'inchiesta giudiziaria che è divenuta poi un processo dinanzi al Tribunale di Brindisi. Parola all'accusa, quindi, oggi. Alle attestazioni di "polvere nerastra" in ogni dove, attorno alla centrale e al nastro.

Gli avvocati degli imputati Enel hanno presentato documentazione che attesterebbe che nel periodo in cui vi sarebbe stata dispersione di polveri dalla centrale termoelettrica di Cerano (Brindisi) non vi fu alcun calo nel turismo, anzi vi fu aumento di presenze e del traffico aeroportuale. L'avvocato Rosario Almiento, che assiste la Provincia costituita parte civile con richiesta di 500 milioni di euro ha osservato che l'aumento del traffico aereo non è correlato, per forza, all'aumento del turismo. A Brindisi si atterra per andare a Lecce, a Taranto, a Santa Maria di Leuca.

Ad ogni modo non si è concluso in una sola udienza l'esame di Cucurachi. Lo stesso investigatore sarà controesaminato dalle difese Enel il 2 dicembre prossimo. Prima, il 18 novembre, vi sarà ancora un'udienza dedicata all'approfondimento delle tesi accusatorie con lo screening della posizione e del famigerato pc di Calogero Sanfilippo. Stando a quanto emerso in aula, i legali dei dirigenti e tecnici Enel intenderanno dimostrare che non vi sia certezza alcuna, nelle perizie, che la polvere nerastra diffusasi sui prodotti agricoli, per le strade e sulle foglie di vite, così come documentato dalle immagini mostrate stamani e contenute nel fascicolo del pm, sia in realtà polvere di carbone riconducibile alla produzione Enel.

 

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