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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Ambiente San Pietro Vernotico

Pozzi artesiani nel capannone per scaricare reflui nel sottosuolo. Scatta il sequestro

SAN PIETRO VERNOTICO - Un capannone, due pozzi artesiani abusivi e un’area di circa 1000 metri quadrati destinata allo stoccaggio di rifiuti industriali pericolosi sono stati sequestrati dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza a San Pietro Vernotico. Nel mirino dei militari - guidati dal maggiore Gabriele Sebaste - la più grossa azienda di carpenteria metallica e verniciature di San Pietro Vernotico. Si tratta della Soteco Srl, il cui amministratore, un 58enne di Cellino San Marco, è stato denunciato all’autorità giudiziaria per violazione delle norme in materia di tutela ambientale.

SAN PIETRO VERNOTICO - Un capannone, due pozzi artesiani abusivi e un'area di circa 1000 metri quadrati destinata allo stoccaggio di rifiuti industriali pericolosi sono stati sequestrati dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza a San Pietro Vernotico. Nel mirino dei militari - guidati dal maggiore Gabriele Sebaste - la più grossa azienda di carpenteria metallica e verniciature di San Pietro Vernotico. Si tratta della Soteco Srl, il cui amministratore, un 58enne di Cellino San Marco, è stato denunciato all'autorità giudiziaria per violazione delle norme in materia di tutela ambientale.

Nel gergo giuridico la denominazione dei reati quali "getto pericoloso di cose" e le varie violazioni in materia ambientale sono un gentile eufemismo che stanno al posto di delitti ai danni della natura ed inevitabilmente della salute di tutti. Nella fattispecie corrisponde ad una operazione sistematica, dicono gli investigatori, attraverso lo scarico di solventi, vernici, poliuretano espanso e tutta una serie di scarti delle lavorazioni delle operazioni di verniciatura e delle costruzioni di carpenteria.

La Soteco ha un discreto biglietto da visita, è un'azienda notevole sia per il numero dei dipendenti (circa trenta), sia per il suo pacchetto clienti, sia per la particolarità delle lavorazioni eseguite: skid, filtri a maniche ed elettrofiltri, essiccatori per impianti ceramici, condutture per alta e bassa pressione, carpenteria metallica e caldareria, montaggi industriali e manutenzioni, capannoni industriali. E proprio all'interno di uno dei capannoni erano stati ricavati due pozzi artesiani mai autorizzati e usati, ritengono gli investigatori, come sonde. In pratica non sarebbero mai dovuti esistere, ma c'erano e lì dentro - dice la Finanza - è finito chissà quanto degli scarti di lavorazioni aziendali, sostanze nocive. La scoperta non sarebbe stata possibile se i militari della tributaria non avessero svolto una serie di controlli specifici sul posto.

E' venuto fuori che "l'opificio era sprovvisto delle autorizzazioni relative agli scarichi delle acque reflue industriali". E che il capannone usato per la verniciatura delle strutture metalliche aveva all'interno un sistema di canalizzazione delle acque piovane attraverso il quale le sostanze nocive si riversavano direttamente all'esterno senza alcun filtraggio. Senza alcun trattamento. Si ha idea di quanto danno possa produrre una vernice industriale? L'azienda dice il sito internet, nasce nel 1990 come Carpentubi Sas ed opera prevalentemente per l'arco della sua attività nell'ambito della carpenteria metallica.

Nel 1999 diventa Soteco, e l'anno dopo "avvia un intenso programma di investimenti allo scopo di ridurre al minimo i lead aziendali ed soddisfare al meglio le richieste dei clienti". E' anche un'azienda certificata. Ma tra tutti gli investimenti mancava proprio quello per mettere in regola, evitando attentati all'ambiente, una delle fasi produttive più importanti della stessa azienda, quella relativa ai reflui industriali, che sgorgavano direttamente nel cuore della terra.

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