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Martedì, 30 Novembre 2021
Ambiente

Quel manto arancione presso una masseria identificata come nuova specie di fungo

MESAGNE – La sua caratteristica colorazione arancione, contribuisce a fare del variopinto mondo delle biodiversità, comprese nella macchia mediterranea, un mondo ancor più variopinto. Un manto di colore arancione, che può spuntare tra pascoli incolti, macchia mediterranea e gariga. Spunta filiforme nelle giornate di autunno assolate, su terreni calcarei, nei campi incolti, adibiti al pascolo, dove l’unica presenza arbustiva è rappresentata da Pirus amygdaliformis, ma anche tra cisti di arbusti tipici della macchia degradante a gariga.

MESAGNE - La sua caratteristica colorazione arancione, contribuisce a fare del variopinto mondo delle biodiversità, comprese nella macchia mediterranea, un mondo ancor più variopinto. Un manto di colore arancione, che può spuntare tra pascoli incolti, macchia mediterranea e gariga. Spunta filiforme nelle giornate di autunno assolate, su terreni calcarei, nei campi incolti, adibiti al pascolo, dove l'unica presenza arbustiva è rappresentata da Pirus amygdaliformis, ma anche tra cisti di arbusti tipici della macchia degradante a gariga.

Altezza compresa tra i quattro e i cinque centimetri. Chissà in quanti l'hanno vista, ma nessuno ha mai pensato che potesse trattarsi di un fungo. Delicatissimo e fragile fruttifica in maniera isolata o gregaria con ramificazioni a forma di piccola clava, fusoidi o spatola. La sua carne ha consistenza fragilissima, l'odore è appena percettibile (di stantio o muffa), il sapore è nullo. Gli esperti confermano però, che non si tratta di una specie commestibile.

Si chiama "Clavaria salentina", è un fungo di colore arancione e finora, nei secoli, era rimasto totalmente sconosciuto. E così sarebbe rimasto per chissà quanto tempo ancora, se non fosse stato per la capacità d'osservazione di due esperti dell'Associazione Micologica Bresadola di Mesagne, autori di una scoperta di livello mondiale nel campo della micologia.

A trovare e classificare la Clavaria salentina - seguendo i crismi del Codice di nomenclatura botanica, diagnosi latina inclusa -, per la prima volta in assoluto, dopo decine e decine di pubblicazioni consultate ed anni di studi nel settore, il mesagnese Carlo Agnello ed il leccese Arturo Baglivo. L'epiteto "salentina", che resta fissato per sempre col nome del fungo, viene dato dagli autori che per primi descrivono la nuova specie. La scoperta su un terreno incolto, nei pressi di Masseria Sant'Elmi a Latiano, dove la sconosciuta Clavaria, dimorava formando un "tappeto" dal colore arancione vivace, ha già iniziato a fare il giro del mondo dopo essere stata pubblicata sulla Rivista di micologia (distribuita in 13 mila copie a livello internazionale).

"Nel corso di questi anni - spiega Carlo Agnello - abbiamo incontrato spesso questa specie, ma a causa di una superficiale valutazione abbiamo creduto di trovarci erroneamente di fronte ad un'altra specie (una specie del sottogenere Clavulinopsis Overeem s. Petersen)".

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