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Rigassificatore, gli ambientalisti si rivolgono anche a Bossi

BRINDISI – Al capo dei Padani non ci erano mai arrivati, gli ambientalisti brindisini. Ma era una carta ancora da giocare – senza furbizie – nella lunghissima impresa contro il progetto del rigassificatore British Gas a Capo Bianco. Ed eccola, finalmente, la lettera a Umberto Bossi, ministro per il Federalismo. Caro ministro, se quella dell’autonomia federalista non è un progetto fatto su misura solo per il Nord, allora guardi che accade a Brindisi, dove basta il parere di una Commissione ministeriale Via per tentare di ridurre a carta straccia quelli del Comune, della Provincia e della Regione. Malgrado esposti, processi, sequestri di cantiere, concentrazioni di impianti a rischio, manifestazioni popolari e chi più ne ha più ne metta.

BRINDISI - Al capo dei Padani non ci erano mai arrivati, gli ambientalisti brindisini. Ma era una carta ancora da giocare - senza furbizie - nella lunghissima impresa contro il progetto del rigassificatore British Gas a Capo Bianco. Ed eccola, finalmente, la lettera a Umberto Bossi, ministro per il Federalismo. Caro ministro, se quella dell'autonomia federalista non è un progetto fatto su misura solo per il Nord, allora guardi che accade a Brindisi, dove basta il parere di una Commissione ministeriale Via per tentare di ridurre a carta straccia quelli del Comune, della Provincia e della Regione. Malgrado esposti, processi, sequestri di cantiere, concentrazioni di impianti a rischio, manifestazioni popolari e chi più ne ha più ne metta.

Cosa dovrebbe fare Bossi? La richiesta è quella di un intervento presso il governo per annullare l'autorizzazione del 2003. Dopo una ricostruzione delle pregressi vicende e dei passaggi-chiave dell'operazione rigassificatore a Brindisi, le associazioni del fronte del no chiede al ministro "di considerare quanto sia l'assurdità del fatto che un governo il quale fa del federalismo una delle sue scelte fondamentali pretenda di imporre alle amministrazioni e alle popolazioni locali un progetto rifiutato con validissime ragioni dai cittadini interessati e dalle loro rappresentanze democratiche".

Una palese contraddizione che "è sotto gli occhi di tutti e certo non può sfuggire a lei che del federalismo è considerato il primo fautore. Non ci sono ragioni di politica economica che possono giustificare un tale comportamento da parte del governo dal momento che Brindisi dà, come è noto a tutti e come lei può personalmente verificare, un enorme contributo alle esigenze energetiche dell'intero paese. E neppure ci sono ragioni di politica internazionale perché non sono immaginabili intese diplomatiche (di pubblico dominio, nel caso specifico, tra l'on. Berlusconi e l'allora premier britannico Tony Blair) in contrasto con i principi e regole di uno Stato di diritto".

Le conclusioni, in cui si chiede a Umberto Bossi "di intervenire presso le competenti sedi per indurre il governo ad annullare o revocare un'autorizzazione a suo tempo concessa dalle competenti autorità a seguito di una falsata rappresentazione reale. Una autorizzazione ieri ed oggi in stridente contrasto con l'interesse pubblico. E la preghiamo di fare questo anche per dimostrare che la sua sensibilità verso le ragioni delle autonomie locali non è limitata solo all'area del Nord Italia".

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