"Rigassificatore, un parere favorevole sospetto". Esposto ambientalista alla procura

BRINDISI - Un parere "davvero sorprendente" quello che la Commissione Via del ministero dell'Ambiente ha rilasciato a Brindisi Lng, riaprendo le porte al progetto del rigassificatore di Capo Bianco. Tanto da indurre il fronte ambientalista brindisino e la ricostituita coppia Michele Errico-Lorenzo Maggi (ex presidente della Provincia il primo, ex sindaco di Brindisi il secondo) a presesentare un esposto alla procura della Repubblica.

Immagine virtuale del rigassificatore di Brindisi

BRINDISI - Un parere "davvero sorprendente" quello che la Commissione Via del ministero dell'Ambiente ha rilasciato a Brindisi Lng, riaprendo le porte al progetto del rigassificatore di Capo Bianco. Tanto da indurre il fronte ambientalista brindisino e la ricostituita coppia Michele Errico-Lorenzo Maggi (ex presidente della Provincia il primo, ex sindaco di Brindisi il secondo) a presesentare un esposto alla procura della Repubblica.

Sorprendente e sospetto per due ragioni: la prima è che la socierà totalmente controllata da British Gas non ha ottemperato ad uno dei rilievi mossi dalla stessa commissione in fase istruttoria, riguardante la necessità di aggiornare il Nof (il nulla-osta rilasciato dal Comitato tecnico regionale presso i Vigili del Fuoco), ha ripresentato lo stesso parere del 2003 ma ha avuto ugualmente l'ok; il secondo punto di dubbio è come mai la stessa società fosse già a conoscenza del parere della Commissione Via prima che ne fosse reso noto ufficialmente il deliberato. C'è infatti una nota stampa di Brindisi Lng che risale al 18 dicembre 2009 in cui si esprime soddisfazione per l'esito dell'istruttoria.

Ma l'esposto per l'ufficio del pm è molto più articolato, e gli ambientalisti contano di ottenere lo stesso risultato raggiunto proprio dall'amministrazione Errico quando il ricorso inoltrato alla Commissione Ue, circa palesi violazioni delle direttive europee in materia di rischio industriale e informazione delle popolazioni interessate contenute nel decreto autorizzativo firmato nel gennaio 2003 dall'allora ministro dell'Ambiente del governo Berlusconi, Altero Matteoli, fu ritenuto fondato e produsse una procedura di messa in mora del governo italiano, fermata solo da un nuovo decreto, questa volta di sospensione dell'autorizzazione, emanato dal ministro Pierluigi Bersani nell'ottobre 2007, con Prodi al governo.

In verità, il fronte del no aveva fatto pressing per un annullamento dell'autorizzazione, in attesa della nuova procedura di Valutazione d'impatto ambientale, ma il governo non intese assumersi il rischio di dover versare un mega risarcimento agli inglesi, anche se l'operazione era partita con il Cavaliere. Adesso si ricomincia con un "argomentato esposto con l'indicazione di fatti e comportamenti che siano ritenuti meritevoli di approfondimento al fine di accertare se il responso della Commissione Ministeriale VIA sia stato alterato da influenze o da scelte illecite e se siano da adottare misure urgenti per impedire, in ipotesi, che eventuali reati vengano portati a conseguenze ulteriori".

Oltre che da Maggi e da Errico, l'esposto porta la firma di Raffaella Argentieri (della Fondazione "Antonio Di Giulio"), Marzia Di Giulio (della Fondazione "Antonio Di Giulio"), Michele Di Schiena, ex magistrato del lavoro, (del Forum Ambiente-Salute-Sviluppo), Enrico Favuzzi (di Legambiente), Raffaella Guadalupi (del Forum Ambiente-Salute-Sviluppo), Teodoro Marinazzo (di Legambiente), Stefano Palmisano (di Salute Pubblica), Fabio Protopapa (del Wwf), Domenico Saponaro (di Italia Nostra), Giorgio Sciarra (di Italia Nostra), Giuseppe Siragusa(del Comitato Porta D'Oriente), Gino Stasi (di Medicina Democratica)

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