"Rigassificatori e sicurezza? Il paragone facciamolo con Rovigo"

BRINDISI – Le associazioni ambientaliste brindisine lanciano una iniziativa in quattro punti su tutte le questioni aperte nel capoluogo: riduzione del carbone, rigassificatore, occupazione e gasdotto Tap. Un incontro a tutto campo con gli organi di stampa, quello di stamani, da parte degli esponenti del movimento. Focus ovviamente su quella che al momento viene considerata l’emergenza incombente, vale a dire il progetto della Brindisi Lng/British Gas.

L'impianto di cattura CO2 a Cerano

BRINDISI – Le associazioni ambientaliste brindisine lanciano una iniziativa in quattro punti su tutte le questioni aperte nel capoluogo: riduzione del carbone, rigassificatore, occupazione e gasdotto Tap. Un incontro a tutto campo con gli organi di stampa, quello di stamani, da parte degli esponenti del movimento. Focus ovviamente su quella che al momento viene considerata l’emergenza incombente, vale a dire il progetto della Brindisi Lng/British Gas.

Con una premessa: “Non siamo dei signornò, vogliamo solo superare le logiche industrialiste che hanno pregiudicato progetti alternativi e nuovi tipi di sviluppo della città e del porto. Non vogliano mettere in discussione l’esistente, ma affermare il principio che lo sviluppo di Brindisi lo devono promuovere e decidere le istituzioni e non un’azienda, e in questa direzione stiamo organizzando le nostre prossime iniziative”, è stato detto”.

Da quando Brindisi viene considerata soprattutto un polo energetico, hanno rilevato gli ambientalisti, questo territorio vive una stagnazione dei livelli occupazionali e la disoccupazione di ritorno dalla de cantierizzazioni. “Un impianto di mitilicoltura darebbe lavoro ad almeno 30 persone, il rigassificatore lo darebbe stabilmente solo a 40 operai e tecnici”.

Ma la risposta più calzante data stamani a Brindisi Lng e alla kermesse pro-rigassificatore attuata nel corso della recente edizione dello Snim, il salone nautico sponsorizzato anche dalla società inglese, è stato il paragone tra i parametri di sicurezza che vengono considerati sufficienti per il rigassificatore di Brindisi Capo Bianco, e quelli adottati invece per quello di Rovigo. Il primo in un porto, a poco più di tre chilometri dalle periferie urbane e a ridosso di altri impianti a rischio, il secondo a 15 chilometri dalla costa su una piattaforma e circondato solo dal mare.

Eppure per Rovigo, hanno spiegato gli ambientalisti brindisini, l’applicazione della normativa sulla sicurezza della navigazione, dell’ambiente e della vita umana è stata massima, sia prevedendo l’impianto lontano dalla terraferma, da città, porti e impianti industriali, sia prevedendo ogni forma di precauzione da parte della Capitaneria di Porto di Chioggia, in base alle prescrizioni dell’IMO (International Maritime Organization), agenzia collegata all’Onu con 166 Paesi aderenti.

Per il rigassificatore di Rovigo c’è infatti una prima zona circolare del raggio di 2 chilometri attorno alla piattaforma, dove è interdetta la navigazione a chiunque salvo alle gasiere dirette  al terminal o ai mezzi di assistenza e delle forze di polizia marittima. Poi c’è una zona più ampio del raggio di 1,5 miglia (poco meno di 43 chilometri) dove sono vietati ancoraggio, pesca e transito a unità di 200 o più tonnellate, la cosiddetta ATBA.

Se questa è la valutazione del rischio in mare aperto, quale deve essere quella all’interno di un porto? Si sono chiesti retoricamente gli ambientalisti brindisini. Come si fa ad adottare criteri di valutazione così diversi, tanto da giungere al parere favorevole della Commissione Via del ministero dell’Ambiente anche se Brindisi Lng non ha prodotto un aggiornamento del Nulla osta di fattibilità (Nof) né una comparazione con Il Piano di emergenza della prefettura di Brindisi, anche se richiesti dallo stesso ministero? E come fa Brindisi Lng a dire che non ci sarà alcun impatto sul porto?

Allora il fronte del no stamani ha mostrato una ricostruzione grafica applicata alla situazione di Brindisi delle prescrizioni imposte dalla Capitaneria di Chioggia per il rigassificatore: nel primo cerchio di 2 chilometri di raggio attorno alla colmata di Capo Bianco rientra quasi tutto il porto esterno, quasi l’intera zona industriale con i suoi impianti a rischio (Petrolchimico, deposito di gas propano) e le sue due centrali Edipower ed Enipower), il molo Enel, Costa Morena Est, il molo gasiere di Polimeri Europa, il centro di addestramento del Reggimento San Marco.

Nell’area di 1,5 miglia di raggio rientrano anche il terminal traghetti, il porticciolo turistico, Forte a Mare, i cantieri nautici e quasi tutto il porto medio. Che tipo di ordinanza dovrà mettere a punto la Capitaneria di Brindisi? Basta questo, dicono gli ambientalisti, per smontare anche il paragone con il rigassificatore di Barcellona che tanto piace a Brindisi Lng e British, ma anche in questo caso la storia non reggerebbe: i due porti sono molto diversi, città e zona industriale sono ben separate da un promontorio, il porto ha due ingressi e non uno solo come quello di Brindisi.

Altre questioni sono Il Tap e i progetti Enel. Gli ambientalisti non sono contrari al gasdotto sottomarino della Egl tra l’Albania e Brindisi, ma chiedono che sia alternativo al rigassificatore e che approdi in zona industriale e non ad Acque Chiare. Per quanto riguarda Enel, altro ricorso ad esempi paradossali. Il nuovo sistema di cattura della CO2 attivato a Cerano, è stato detto stamani, è un sperimento che troverà intanto applicazione nella centrale di Porto Tolle alle foci del Po. Poi la percentuale di cattura di anidride carbonica è minima: 250mila tonnellate su 13 milioni di emissioni di Cerano.

Ma il punto non è questo, bensì il successivo smaltimento sino ai pozzi di estrazione esausti di Cortemaggiore in Emilia Romagna: ci vorrebbero per 250mila tonnellate almeno 10mila autocisterne, con una emissione di altra CO2 nell’aria di 30mila tonnellate. Non sarebbe un buon affare, secondo gli ambientalisti brindisini. Allora la battaglia resta quella per ottenere una riduzione del carbone del 25% come previsto dal Pear Puglia e come ribadito da Nichi Vendola in campagna elettorale. Sugli interventi di ambientalizzazione previsti a Cerano (carbonile coperto, filtri a manica), si tratta di cose annunciate da Enel già nel 2007, e che giungono perciò in ritardo.

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