Sanofi: "Faremo altri ricorsi"

BRINDISI - Il braccio di ferro tra Sanofi Aventis, Arpa Puglia e Regione continuerà. Lo dice in poche righe la stessa azienda che rompe il silenzio sull'esito ad essa sfavorevole di due ricorsi davanti al Tar di Lecce. "Sanofi prende atto delle decisioni del Tar di Lecce. Sanofi, pur nel rispetto delle decisioni assunte dal Tar di Lecce, ribadisce di aver adempiuto alle prescrizioni dell’Arpa in ottemperanza a quanto richiesto dalla Regione Puglia, e sta predisponendo con i propri legali le opportune azioni a difesa della società e dell'insediamento produttivo di Brindisi, tra le quali anche l’appello al Consiglio di Stato".

Lo stabilimento Sanofi Aventis di Brindisi

BRINDISI - Il braccio di ferro tra Sanofi Aventis, Arpa Puglia e Regione continuerà. Lo dice in poche righe la stessa azienda che rompe il silenzio sull'esito ad essa sfavorevole di due ricorsi davanti al Tar di Lecce. "Sanofi prende atto delle decisioni del Tar di Lecce. Sanofi, pur nel rispetto delle decisioni assunte dal Tar di Lecce, ribadisce di aver adempiuto alle prescrizioni dell’Arpa in ottemperanza a quanto richiesto dalla Regione Puglia, e sta predisponendo con i propri legali le opportune azioni a difesa della società e dell'insediamento produttivo di Brindisi, tra le quali anche l’appello al Consiglio di Stato".

Il passaggio che potrebbe preoccupare di più le organizzazioni sindacali, pur in presenza delle dichiarazioni di ieri dell'assessore regionale all'Ambiente che esclude ripercussioni occupazionali, è quella necessità di difesa non solo della società ma anche "dell'insediamento produttivo di Brindisi" citata da Sanofi. Ma i sindacati devono anche tenere presente che Arpa Puglia è intervenuta su due questioni che interessano direttamente i dipendenti dello stabilimento farmaceutico e non solo il territorio: la prevenzione del rischio industriale e quindi direttamente anche la sicurezza sul lavoro.

Questa situazione non è affatto nuova a Brindisi, dove le grandi aziende hanno spesso fatto ricorso ad impugnazioni davanti al giudice amministrativo di prescrizioni sia da parte del Ministero dell'Ambiente (bonifiche, progetto rigassificatore) che di agenzie come l'Arpa o dei servizi ambientali di Provincia e Regione Puglia. Non è affatto secondario anche l'esempio recente del ricorso al sequestro preventivo da parte della procura della Repubblica di Brindisi della rete delle torce di emergenza del petrolchimico (soprattutto quella di Polimeri Europa) o di Sfir, per ottenere modifiche sostanziali agli impianti, e quello del sequestro del carbonile in uso ad Edipower nel 2005 a causa della dispersione delle polveri.

Una conflittualità che le parti sociali auspicano venga superata. Il punto di riferimento non possono che essere le leggi, anche se talvolta ciò ha comportato come nel caso Taranto lo scontro tra Regione Puglia e Ministero dell'Ambiente gestione Prestigiacomo sulle soglie di concentrazioni di sostanze come il benzo(a)pirene, e lo stesso confronto molto duro sempre tra la Regione e l'Ilva sui livelli di emissione delle diossine e di altri agenti pericolosi. Non va dimenticato che secondo il più recente rapporto sull'ambiente di Arpa Puglia, il sistema industriale regionale produce un impatto ambientale nettamente superiore a quello delle regioni industrializzate del resto del Paese.

C'è quindi un problema serio di investimenti sulle mitigazioni ambientali e sulla sicurezza. Percorso che sia pure in ritardo rispetto ad altre realtà dove è insediata, Enel ha avviato anche a Brindisi negli ultimi anni. Inoltre bisogna porre riparo agli abusi del passato che hanno lasciato pesanti tracce nel sottosuolo e in superficie, condizionando lo sviluppo e i progetti per nuovi insediamenti produttivi.

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