Sbitri, l'opposizione attacca: "Comune smentito dai tribunali, noi l'avevamo detto"

BRINDISI – Il Comune avrebbe dovuto vigilare sulla zona di Sbitri, e fatta eccezione per l’area di proprietà della Difesa, spetta proprio all’Amministrazione tirar fuori i soldi per l’attività di bonifica.

L'area sotto sequestro di Sbitri

BRINDISI - Il Comune avrebbe dovuto vigilare sulla zona di Sbitri, e fatta eccezione per l'area di proprietà della Difesa, spetta proprio all'Amministrazione tirar fuori i soldi per l'attività di bonifica.

Sono queste, in sintesi, le motivazioni della sentenza del Tar di Lecce che di fatto ha annullato l'ordinanza sindacale del marzo 2009 in cui veniva ordinato all'Agenzia del Demanio ed alla Regione Puglia di "procedere entro trenta giorni dalla notifica dell'atto, e sotto il controllo dell'Ausl e del Comando dei vigili urbani di Brindisi, alla messa in sicurezza d'emergenza dell'area di interesse, in modo da non consentire la dispersione nell'ambiente dei rifiuti speciali pericolosi, così come di procedere alla conseguente rimozione e smaltimento dei rifiuti sull'area di interesse ed infine di ripristinare la stessa area dal punto di vista ambientale".

Secondo quanto riportato nella sentenza, "l'Agenzia del Demanio appare essere titolare di una situazione di "nuda" proprietà che non comprende più le funzioni di gestione del bene demaniale. L'obbligo di procedere allo sgombero dell'area incombe pertanto nei confronti del Comune di Brindisi che, esercitando concretamente le funzioni gestorie sul bene, deve essere ritenuto titolare anche delle funzioni di sorveglianza sul bene". La Provincia aveva già annunciato di voler destinare 250mila euro per la bonifica di Sbitri: la delibera sarà firmata a giorni.

E già in passato alcuni consiglieri comunali d'opposizione (Francesco Cannalire, Enzo Albano, Pasquale Luperti e Antonio Monetti) si erano schierati in maniera molto critica nei confronti dell'Amministrazione comunale per la gestione dell'intera vicenda. "Si sono lasciate disperdere nell'ambiente - scrivevano i quattro in una nota congiunta -, le fibre di amianto che era stato frantumato nel corso della demolizione della baraccopoli e che è stato lasciato sul terreno, esposto alle intemperie, con grande pericolo per la gente che affollava le spiagge ed il litorale brindisino. Invece di provvedere, così come si è fatto per l'Alfa Edile, alla bonifica della zona, in danno del proprietario, rifacendosi agli stessi motivi di urgenza e di salute pubblica, si è scelto di indugiare per due anni, prima di emanare un'ordinanza di intimazione alla bonifica, al demanio e alla regione Puglia, che ha prodotto solo di risultato di mettere a posto le carte, senza alcuna conseguenza pratica".

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