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Scarichi Agusta ad Acque Chiare

BRINDISI - Il Wwf chiama in causa Arpa Puglia, Provincia e Comune di Brindisi dopo l'apparizione di nuovi cartelli posizionati alla fine della stagione estiva lungo il litorale dall'Agusta Spa con i quali si informano i cittadini della presenza dello scarico in mare di acque reflue depurate e contemporaneamente del divieto di balneazione, molluschicoltura e stabulazione, secondo quanto prescritto nell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

BRINDISI - Il Wwf chiama in causa Arpa Puglia, Provincia e Comune di Brindisi dopo l'apparizione di nuovi cartelli posizionati alla fine della stagione estiva lungo il litorale dall'Agusta Spa con i quali si informano i cittadini della presenza dello scarico in mare di acque reflue depurate e contemporaneamente del divieto di balneazione, molluschicoltura e stabulazione, secondo quanto prescritto nell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

L'associazione ambientalista invita gli enti di controllo a fare chiarezza - per quanto attiene alle proprie competenze - su una serie di punti a partire dal motivo dell'apparizione dei cartelli solo nel mese di settembre. Tra le richieste del Wwf quella di conoscere i motivi che hanno indotto i vigili urbani, che hanno pattugliato costantemente la costa per via del rischio crollo delle falesie a monitorare sul rispetto del divieto di balneazione da parte dei bagnanti che hanno frequentato il posto.

Ed ancora di conoscere, qualora le acque fossero dannose per la salute, quali siano le sostanze immesse nel mare e quali i conseguenti possibili sintomi, conseguenti sia alla balneazione che al consumo di mitili pescati nel tratto di costa. L'associazione vuole anche sapere se lo scarico potrà risultare ancora compatibile con lo sviluppo turistico che il Comune intende dare alla nostra costa.

Di conoscere, inoltre, le azioni che si intende mettere in atto per garantire il divieto anche nel periodo invernale(trattandosi di un tratto molto frequentato dagli appassionati di pesca da terra e con la barca); di conoscere le azioni utili a garantire il rispetto del divieto a coloro che raggiungono il tratto di mare con una barca; di conoscere il grado di inquinamento del tratto di mare, visto che oggi, almeno da quanto si segnala con i cartelli del Comune e della Agusta, esistono due scarichi, ed infine di conoscere se sarà il Comune o l'Agusta a farsi carico delle opere di demolizione degli scarichi in cemento realizzati sotto la falesia.

A giugno del 2004 il Comune di Brindisi ordinò il divieto di balneazione su tre tratti di mare della nostra costa (Ord. Sind. N. 12 del 20/05/2003 riportata nel cartello di colore bianco sulla foto allegata). Uno di questi era quello del Collettore Comunale denominato Scarico Augusta-foce. Il divieto da rispettare in tale tratto, secondo quanto prescritto dall'ARPA , era di 200 m a nord e 200 m a sud stabilendo la non idoneità alla balneazione nel tratto di costa era previsto per almeno due stagioni consecutive affidando al Comune l'applicazione della segnaletica a terra e agli agenti della forza pubblica il compito di assumere provvedimenti idonei ad assicurarne il rispetto da parte dei cittadini.

Ma c'è una cosa che il Wwf non ricorda o non conosce, e che risale a quattro anni. Bisognerebbe capire cosa sia avvenuto nel frattempo. Nel settembre del 2007, infatti, AgustaWestland presentò all'amministrazione provinciale un progetto per l'eliminazione dello scarico della fabbrica che si trova al confine nord-ovest dell'aeroporto, e a poche centinaia di metri dalla costa.

Lo stabilimento brindisino del più grande gruppo elicotteristico europeo prometteva di immettere i propri reflui civili nel collettore che si collega al nuovo depuratore di Fiume Grande, mentre i reflui industriali (di tipo pericoloso, perché contengono le scorie di vari processi di trattamento dei metalli), sarebbero stati conferiti dopo opportuni processi di depurazione ad aziende specializzate nello smaltimento. Che fine ha fatto il progetto

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