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Terreni Cerano, "Salvarli col compost"

BRINDISI - I terreni agricoli abbandonati all’interno del Sito inquinato di interesse nazionale di Brindisi nell’area in prossimità del nastro trasportatore del carbone della centrale Enel Federico, sono al centro del progetto “Life+” che Legambiente nazionale ha proposto al Ministero dell’Ambiente ed alla Ue, attraverso il Circolo “Tonino Di Giulio” di Brindisi e assieme a Confagricoltura, Cia, Coldiretti, Associazione Agricoltura Ambiente e Natura, Confcooperative ed alla newco Sun Power Energia e Ambiente Srl.

RINDISI - I terreni agricoli abbandonati all'interno del Sito inquinato di interesse nazionale di Brindisi nell'area in prossimità del nastro trasportatore del carbone della centrale Enel Federico, sono al centro del progetto "Life+" che Legambiente nazionale ha proposto al Ministero dell'Ambiente ed alla Ue, attraverso il Circolo "Tonino Di Giulio" di Brindisi e assieme a Confagricoltura, Cia, Coldiretti, Associazione Agricoltura Ambiente e Natura, Confcooperative ed alla newco Sun Power Energia e Ambiente Srl.

Il progetto consiste in un percorso di rivitalizzazione del suolo dell'area agricola interessata, attraverso soprattutto l'applicazione estensiva di compost sulla superficie interessata, completando in tal modo una parte del ciclo dei rifiuti solidi urbani di Brindisi, e creando nel contempo un'occasione di lavoro per una cooperativa che si dovrebbe formare per attuare "Life+"

"Tali terreni, oltre a subire le ricadute dei contaminati rivenienti dal polo energetico e da quello chimico, - affermano i promotori dell'iniziativa, mentre non sono concluse le indagini sulle cause delle concentrazioni di inquinanti rilevate ma contestate, ad esempio, da Enel - sono abbandonati e quindi soggetti ad un grave rischio di attivazione di fenomeni di desertificazione".

Il presupposto del progetto è che "tale rischio è amplificato dalla natura geologica dei terreni che individua anche paleodune costiere e quindi una maggiore quantità della componente sabbiosa che riduce sempre più la possibilità del suolo vegetale di arricchirsi di componente umica. I vari studi sviluppati sui terreni agricoli posti nell'area in oggetto hanno individuato la presenza di circa il 35-40 % di terreni in stato di abbandono; tra questi vi sono anche quelli interdetti alla coltivazione dalla ordinanza del Sindaco di Brindisi n.18/2007".

Qual l'interesse industriale nell'operazione? "Il progetto prevede che tutto il compost di Qualità prodotto dal partner Sun Power Energia e Ambiente Srl, venga utilizzato per ammendare circa 400 ha di terreno agricolo abbandonato alle coltivazioni e sui quali sono attivi i processi di pre-desertificazione.

I terreni saranno scelti tra quelli individuati nel Sin per la bonifica, sui quali è stata effettuata una caratterizzazione chimica che ha individuato la presenza di numerosi contaminanti nel primo metro di suolo. Il progetto prevede la rinaturalizzazione dei terreni e la contemporanea bonifica dai contaminanti individuati nell'area dai piani di caratterizzazione già realizzati e la riduzione/eliminazione dei processi che portano alla desertificazione".

Si intende perciò realizzare "spandimento dell'ammendante prodotto dalla Sun Power Energia e Ambiente Srl, costituito da compost di qualità da rifiuti organici prelevati attraverso la raccolta differenziata dell'umido riveniente da raccolta domestica, mercatale, attività agricola; semina di colture arboree a ciclo breve (Short Rotation Plants) capaci di possedere anche un buon grado di bio-accumulo e di ricostituire un livello umico in grado di proteggere il suolo dalle azioni desertificanti".

In sintesi, gli obiettivi del progetto sostenuto da Legambiente e dalle associazioni degli agricoltori sono "la riduzione dei fenomeni di pre-desertificazione che da anni vanno sempre più instaurandosi sui terreni agricoli non più coltivati; riattivazione di terreni agrari abbandonati mediante un action plan che preveda l'utilizzo di compost di qualità come ammendante agricolo; formazione di una cooperativa di gestione in grado di recuperare a produzioni agricole altamente intensive e migliorare la redditività globale del territorio del Parco delle Saline".

E ancora "ridurre di almeno circa 30.000 tonnellate annue il conferimento in discarica di rifiuti organici e, contemporaneamente, eliminare l'utilizzo di fertilizzanti chimici; disseminare gli obiettivi del progetto e del suo monitoraggio soprattutto nel mondo agricolo; ricostituire uno strato di humus in grado di riattivare le produzioni agricole tipiche del luogo riducendo anche la perdita di metano e di CO2 dagli strati di terreno; rinaturalizzare il paesaggio agricolo con il ritorno a produzioni tipiche ed il miglioramento dell'impatto visivo paesaggistico".

Il progetto è stato impostato per una durata di otto anni, ed un costo globale di circa 3 milioni di euro dei quali il 42 % a cofinanziamento comunitario. "Anche se la proposta progettuale non ha la certezza di essere accolta, appare rilevante evidenziare quanto la stessa sia stata voluta dalle organizzazioni di categoria", che ritengono come la situazione non possa essere risolta con "la realizzazione di una barriera arborea di 20 metri di spessore". Una nota critica indirizzata, infine, a Palazzo De Leo: "E' rilevante evidenziare come i proponenti abbiano anche cercato il supporto morale della Provincia che, presumibilmente, non ne ha saputo cogliere la reale essenza".

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