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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Ambiente

Torce, dissequestro per Basell

BRINDISI – Disco verde della procura della Repubblica per Basell e via libera al dissequestro delle torce. Nove mesi dopo l’apposizione dei sigilli (era il 26 ottobre 2010), la procura della Repubblica dispone il dissequestro delle due candele della multinazionale americana della chimica che, insieme con le cinque di Polimeri Europa, furono messe sotto sigilli perchè usate come termodistruttori, senza alcuna autorizzazione, e non come sistemi di sicurezza dell'impianto.

BRINDISI - Disco verde della procura della Repubblica per Basell e via libera al dissequestro delle torce. Nove mesi dopo l'apposizione dei sigilli (era il 26 ottobre 2010), la procura della Repubblica dispone il dissequestro delle due candele della multinazionale americana della chimica che, insieme con le cinque di Polimeri Europa, furono messe sotto sigilli perchè usate come termodistruttori, senza alcuna autorizzazione, e non come sistemi di sicurezza dell'impianto.

La procura aveva concesso nove mesi di tempo per riportare gli impianti in regola, aggiungendo nuovi dispositivi - tra cui anche due termossidatori - per il trattamento dei reflui di lavorazione. Data di scadenza degli adempimenti a cui ottemperare per entrambe le società, il 15 luglio 2011. E ieri, gli adeguamenti agli impianti - altrimenti sarebbero stati fermati definitivamente - sono stati ritenuti sufficienti dal pm Antonio Costantini (che sin dall'inizio segue quotidianamente le evoluzioni della vicenda), il quale poche ore prima della scadenza dei termini ha disposto il dissequestro delle torce di Basell.

La multinazionale americana, aveva già ottenuto l'Aia (Autorizzazione integrata ambientale), e quindi ha modificato i suoi impianti riportandoli a norma di legge grazie ad una autorizzazione integrativa. La fideiussione di 6 milioni di euro depositata a cauzione, così come aveva disposto la procura, è stata svincolata. L'Aia era stata rilasciata, però, con alcune prescrizioni. La stessa procura ha chiesto l'installazione di misuratori delle emissioni su ogni torcia. Per questo motivo ha concesso un ulteriore proroga sino ad ottobre per montare i rilevatori dell'aria a bocca di ciascun camino. Basell, per l'installazione di questi dispositivi, ha depositato una cauzione di un milione di euro, che sarà svincolata una volta montati i misuratori.

Un messaggio chiaro quello della procura, che vuole conoscere ogni dettaglio sulle emissioni. Diversa la questione invece per la Polimeri Europa, azienda con impianti più grandi rispetto alla Basell, e con cinque torce da rimettere a norma, che richiedono procedure più laboriose. Polimeri Europa, tra l'altro, non ha ancora ottenuto l'Aia. La procura, tuttavia vista anche la volontà di collaborare da partedella società, ha accolto la richiesta di una proroga di 10 mesi, che scadrà nel mese di maggio. Prorogato anche il termine di scadenza della fideiussione di 6 milioni di euro, versati dall'azienda a garanzia degli interventi di adeguamento degli impianti.

Polimeri Europa aveva ottenuto, il 18 maggio scorso, l'autorizzazione provvisoria di dodici mesi dalla Provincia per l'adeguamento degli impianti sottoposti a sequestro da parte della procura della Repubblica e della Digos. Lo decise la conferenza dei servizi convocata dal presidente della provincia Massimo Ferrarese su sollecitazione dei sindacati alla presenza del Comune e dei tecnici dell'azienda. Due mesi di tempo, stabilì la conferenza dei servizi, per i lavori di costruzione del sistema per abbattere gli inquinanti e altri 10 di attesa per l'ottenimento dell'Aia.

Le indagini della Digos di Brindisi sulle ripetute accensioni delle torce del petrolchimico consortile erano state avviate dopo l'estate e l'autunno del 2009, mesi segnati da frequentissimi episodi. L'Arpa aveva rilevato, in concomitanza con l'impiego delle torce, la crescita dei livelli di idrocarburi policiclici aromatici nell'aria. Dopo aver monitorato a lungo la frequenza delle accensioni, si appurò che quasi sempre non avevano un collegamento con situazioni di emergenza, ma venivano impiegate per bruciare senza autorizzazione i rifiuti delle lavorazioni. La procura ne dispose il sequestro, ma con la consulenza di un esperto formulò anche ina serie di prescrizioni tecniche da eseguire, pena il sequestro definito.

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