Brindisi, l'Imu e i regali alle centrali

BRINDISI - Il Comune incassa quote Ici (ora Imu) dalle società proprietarie delle centrali elettriche notevolmente inferiori a quelle introitate da altre città italiane dove operano impianti molto più piccoli di quello di Cerano, ad esempio, e che non possono certo definirsi poli energetici come Brindisi, che di centrali termoelettriche ne ha tre, ma con un incasso Imu complessivo nettamente più basso di quanto realizzano altre municipalità da un solo impianto. Quindi non solo convenienze nella movimentazione del carbone con tariffe esigue imposte dall'Autorità portuale, ma anche maxi-sconti prima sull'Ici e adesso sull'Imu.

La centrale di Cerano vista Brindisi

BRINDISI - Il Comune incassa quote Ici (ora Imu) dalle società proprietarie delle centrali elettriche notevolmente inferiori a quelle introitate da altre città italiane dove operano impianti molto più piccoli di quello di Cerano, ad esempio, e che non possono certo definirsi poli energetici come Brindisi, che di centrali termoelettriche ne ha tre, ma con un incasso Imu complessivo nettamente più basso di quanto realizzano altre municipalità da un solo impianto. Quindi non solo convenienze nella movimentazione del carbone con tariffe esigue imposte dall'Autorità portuale, ma anche maxi-sconti prima sull'Ici e adesso sull'Imu.

Solleva il problema l'ex consigliere comunale del Pd, Enzo Albano, con una lettera indirizzata al commissario prefettizio Bruno Pezzuto, in cui si rileva putroppo come le mancanze di verifiche da parte del Comune anche attualmente, alla luce della nuova normativa varata dal governo Monti, rischia di trasformarsi in un gigantesco cadeau alle società energetiche. A Brindisi Enel, con la centrale più grande d'Italia, paga 478mila euro, a Civitavecchia 8,3 milioni di euro.

Il guaio è che la stessa normativa vigente - ricorda Albano al commissario Pezzuto -  prevede la prescrizione entro 5 anni, e Brindisi ha già perso la possibilità di chiedere adeguamenti per i periodi oltre quel termine. Allora, chi fa i regali a chi? E quando Brindisi prenderà da chi deve e può pagare, tagliando invece l'Imu ai meno abbienti e agli anziani soli, che non possono certo ottenere riduzioni in base ai meccanismi attuali? Ecco la lettera di Enzo Albano, ed è meglio che la leggano non solo i candidati sindaco, ma anche chi di fronte alle società energetiche spara a zero, ma in realtà fa solo "ammunina".

"Quanto tempo ancora deve trascorrere per risolvere definitivamente la questione dei controlli sulla correttezza  dei  versamenti Ici ( ora Imu), che devono effettuare le società proprietarie delle centrali elettriche?  Nell’immobilismo della nostra amministrazione e della maggioranza che ha governato il comune di Brindisi,  si è nel frattempo allungata  la lista delle annualità cadute in prescrizione.

Non credo possano  essere accettati ulteriori ritardi, perché unitamente alla riduzione delle risorse e dei trasferimenti da parte dello stato,  si stanno chiedendo sacrifici ai lavoratori , ai pensionati e  alla classe media della nostra popolazione,  che in questi ultimi 15 anni sono stati  tartassati ed impoveriti , al di là del sopportabile, per non far saltare il banco.

Se si fanno i raffronti fra quanto accade nel nostro comune e  negli altri territori, risalta la notevole differenza fra i circa  478.000 euro versati da  Enel produzione, i  120.000 euro circa da Enel  distribuzione , i  224.000 euro circa da Edipower e il 1.643.000 circa di Enipower, (rideterminata finalmente a 2.375.000)  e  i circa 2.700.000 versati  dalla stessa Enel  a La Spezia,  per la centrale a carbone esistente in quel territorio,  notoriamente più piccola di quella di Cerano,  e gli 8,3 milioni di euro versati annualmente a Civitavecchia .

Si tratta di differenze importanti, di  svariati milioni, che probabilmente   il Comune di Brindisi avrebbe dovuto e potuto già incassare dall’ICI, se avesse  attivato per tempo i controlli sul corretto classamento delle centrali elettriche esistenti nel nostro territorio, così come hanno fatto molti  altri comuni più attenti agli interessi dei propri amministrati.

Nemmeno ora, dopo diverse sollecitazioni inviate  alla vecchia amministrazione di centro destra, che è passata oltre, ma anche a Lei,  non si ha notizia alcuna su come si stia procedendo, sulle risultanze delle verifiche effettuate per accertare   la congruità dei versamenti Ici di quelle società.

A ripercorre le tappe di questo tributo,  a carico delle società proprietarie delle centrali elettriche, si è passati dal calcolo del versamento ICI ( d.lgs  504/1992) che faceva riferimento al loro valore iscritto in bilancio, a partire dal 1998,  alla nuova procedura ,   prevista dal decreto Ministeriale 701/1994,  che assegnava allo stesso proprietario degli impianti il compito  di proporre agli Uffici tecnici erariali la rendita catastale. Una assegnazione a titolo provvisorio per la durata di un anno, che è diventata  definitiva perché  non è stata  rettificata entro quel termine dall’Ufficio Tecnico erariale, (procedura Docfa ), né il Comune ha eccepito alcunché.

L’esperienza maturata in altri territori, ha evidenziato che le società proprietarie delle centrali elettriche dichiararono rendite catastali più basse, ritenendo di dover considerare, per questo effetto, il  solo valore  dell’area e dei fabbricati, escludendo  le parti mobili come i serbatoi, le ciminiere,  le turbine, ecc. che pure erano essenziali al processo produttivo.

Una interpretazione che non ha resistito ai giudizi promossi dai Comuni interessati, che si sono visti riconoscere dalla Cassazione nel 2006 le proprie tesi, per effetto del vincolo funzionale delle parti mobili degli impianti. Nel senso che nella determinazione della rendita catastale  dovevano essere considerate tutte quelle parti senza le quali non poteva prodursi energia, indipendentemente dal mezzo di unione, come peraltro aveva anche chiarito  il legislatore nel 2005.

Tutto ciò ha consentito di procedere alla rideterminazione della rendita catastale delle centrali elettriche, che ne ha aumentato considerevolmente il  loro valore catastale e quindi i versamenti Ici. Credo che sia corretto, oltre che   lecito chiedersi,   cosa abbia concretamente  fatto  la nostra amministrazione in questi ultimi sette anni, ma anche quanto abbia fatto dal  1998 per l’adeguamento della rendita catastale  e quindi dei versamenti Ici. Cosa stia facendo attualmente. Se abbia proceduto alla verifica degli accatastamenti, se abbia attivato la procedura speciale prevista dall’articolo 1 comma 336 della legge 311/2004 per l’aggiornamento delle rendite.

L’ eventuale inattività di questi anni si paga cara, considerato che  il successivo comma 337 indica in 5 anni i termini di prescrizione. Per quanto sopra, credo che sia necessario  informare della questione i   cittadini che si aspettano trasparenza da questa gestione commissariale, ma anche una più equa distribuzione dei carichi tributari facendo pagare a tutti il dovuto, in proporzione al reddito.

Le eventuali sopravvenienze attive potrebbero essere utilizzate per aiutare le fasce deboli della nostra popolazione,  alle  quali non si può negare un aiuto e una maggiore considerazione, rispetto a quella che emerge dagli indirizzi di bilancio illustrati  nei giorni scorsi, riducendo l’Imu per la prima casa o la Tarsu per i cittadini che si trovano in una situazione di disagio economico, che non consente loro di vivere una vita dignitosa".

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