British Gas accusa e sgombera. Per ora

BRINDISI – Denso di omissioni storiche oggettive, tutt’altro che un annuncio di abbandono definitivo. A leggere bene e senza foga sensazionalistica, le dichiarazioni dell’amministratore delegato di British Gas Italia a IlSole24Ore, non sembra un addio già deciso, quello del gruppo inglese al sito di Brindisi Capo Bianco. Arriva poi a pochissimi giorni dal 9 marzo, giorno fissato per l’arringa dell’avvocato di Bg, Giulia Bongiorno, al processo in corso a Brindisi sui casi di corruzione e occupazione abusiva di area demaniale marittima nell’iter autorizzativo dell’impianto, a dalla sentenza fissata per il 15 marzo.

L'aula del processo British Gas

BRINDISI – Denso di omissioni storiche oggettive, tutt’altro che un annuncio di abbandono definitivo. A leggere bene e senza foga sensazionalistica, le dichiarazioni dell’amministratore delegato di British Gas Italia a IlSole24Ore, non sembra un addio già deciso, quello del gruppo inglese  al sito di Brindisi Capo Bianco. Arriva poi a pochissimi giorni dal 9 marzo, giorno fissato per l’arringa dell’avvocato di Bg, Giulia Bongiorno, al processo in corso a Brindisi sui casi di corruzione e occupazione abusiva di area demaniale marittima nell’iter autorizzativo dell’impianto, a dalla sentenza fissata per il 15 marzo.

Luca Manzella salta a piè pari la cronaca giudiziaria dell’operazione, come se Bg fosse estranea a quelle vicende, cominciate nel 1999, quando alcuni manager trovarono il sistema di corrompere il sindaco dell’epoca Giovanni Antonino – è la tesi accusatoria, peraltro coperta ormai da prescrizione – attraverso il pagamento di consulenze fittizie fornite da parte di una società appositamente costituita, e di impadronirsi di un vasto specchio d’acqua nel porto esterno grazie ad ampie compiacenze da parte dell’Autorità portuale.

E salta anche, l’ad di British Gas Italia, quell’ingiunzione della Commissione Europea all’Italia, per l’infrazione di precise direttive comunitarie (intervento scattato su ricorso della Provincia di Brindisi) che obbligò nell’ottobre del 2007 il governo di Romano Prodi a sospendere l’autorizzazione concessa senza Valutazione d’impatto ambientale dal governo di Silvio Berlusconi nel gennaio del 2003 e a disporre l’avvio di una procedura di Via. Sono questi i due colossali passi falsi compiuti da Bg Italia nella vicenda, le cui conseguenze hanno provocato gli undici anni di attesa lamentati da Manzella: l’aver cercato vie brevi, violando leggi e direttive, sfidando un territorio che invitava a cercare soluzioni alternative per il sito. Tutto questo non c’è, nei dispacci di agenzia.

Potrebbe anche arrivare una sentenza di confisca del cantiere e dell’area, e la revoca delle autorizzazioni come misura interdittiva.  E quello sarebbe davvero un motivo per sbaraccare. Il punto è che in una realtà come British Gas, Bg Italia potrebbe essere chiamata a spiegare gli anni degli errori, e la scelta di un porto collocato in Sito di interesse nazionale altamente inquinato come Brindisi, dove tutto costa il quadruplo se fatto secondo le regole. Infatti, concedendo la Via dopo la sospensione del 2007 ed una lunga valutazione evitata nel 2003 violando le direttive europee, la società di Bg Italia incaricata dell’operazione, Brindisi Lng, ha ricevuto una mole di prescrizioni vincolanti che hanno probabilmente più che raddoppiato il costo del progetto.

Adesso Luca Manzella dice che “la casa madre delusa e scoraggiata dall'infinito braccio di ferro con le autorità italiane ha deciso di riconsiderare dalle fondamenta la fattibilità dell'investimento”. Questo però non vuol dire rinuncia già decisa. Ci sono la sentenza da aspettare, e poi la conferenza decisoria presso il Ministero dello Sviluppo, che dovrà stabilire se l’autorizzazione dovrà essere riattivata o revocata. Trattandosi di un procedimento amministrativo, la società inglese può anche rinunciare non partecipando. Non servono comunicati ufficiali. Da oggi tutte le attività dell'azienda inglese sono chiuse. Si ha la sensazione che decideranno direttamente da Londra, e non da Milano. “Noi pensiamo - spiega Manzella - che il governo Monti, così come si rivolge agli investitori finanziari, dovrebbe inviare messaggi altrettanto chiari e rassicuranti anche agli investitori industriali, che hanno un enorme bisogno di certezze. Sul piano internazionale infatti si ha la netta percezione che l'investimento sia rischioso”. Ma la certezza è nella legge.

Ha risposto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini: “La decisione di British Gas purtroppo arriva dopo undici anni di tira e molla. È una decisione della British Gas - aggiunge il ministro - non è nostro mestiere quello di procacciare opportunità di investimento ad imprese. Ma quello che possiamo fare è cercare di fare in modo che le procedure di autorizzazione di progetti e investimenti avvengano in tempi certi; questo già sarebbe un gran passo avanti per il Paese”. Alla domanda se su questo aspetto si possa intervenire con la legge delega sulle grandi opere, Clini ha risposto che pensa di “sì”, ma non passerebbe mai un accantonamento delle conformità con le normative in materia di ambiente e rischio industriale.

Corrado Passera è invece il ministro che dovrà firmare o meno l’ultimo passaggio. Di fronte alle dichiarazioni di Manzella, Passera ha assicurato che sta andando a fondo “per capire quanto sia responsabilità di procedure effettivamente inaccettabilmente lunghe o se ci siano anche altri tipi di problemi”. Insomma, il ministro non si lascia impressionare.

Per la Uil nazionale, come per quella di Brindisi, la decisione di British Gas di abbandonare il progetto del rigassificatore di Capo Bianco “è un segnale grave della mancanza di una seria politica energetica nel nostro paese”. Lo ha detto Paolo Carcassi, segretario confederale della Uil chiedendo l'intervento del governo “per rimuovere gli ostacoli burocratici che hanno determinato un ritardo di ben 11 anni per il progetto brindisino». Nei fatti, prosegue il sindacalista, “si frustrano le iniziative concrete di investimento in rigassificatori” e “continua ad accreditarsi l'immagine di un Paese in cui non vale la pena investire”.

Torna a collocare la vicenda nella giusta ottica il governatore della Puglia, Nichi Vendola: “Tutte le imprese che chiedono procedure rapide e snelle, hanno il sacrosanto diritto di ottenerle. Procedure di autorizzazioni di progetti troppo lunghe infatti non giovano né al territorio né alle aziende che decidono di investire. Vorrei sottolineare però che la vicenda del rigassificatore di Brindisi con tutto questo, c’entra molto poco”.

“Se infatti la British Gas ha avuto problemi con l’insediamento dell’impianto di rigassificazione nel porto di Brindisi – ha aggiunto Vendola - questi non sono dipesi certamente dalla lentezza della macchina burocratica, bensì dalla pretesa della British di eludere le procedure di valutazione ambientale e di imporre, per il suo rigassificatore, un luogo da sempre e da tutti giudicato inidoneo. Una scelta quindi compiuta, caparbiamente, contro la sensibilità della comunità e contro tutti i pareri formali degli enti locali coinvolti (comune, provincia, regione). Una strada impervia e prepotente, senza alcuna apertura al dialogo e al confronto, che non ha lasciato scampo ad un progetto che a tutti è apparso dubbio sin dal primo momento”.

“Debbo anche ricordare sommessamente – ha continuato Vendola - che questa vicenda è attualmente interessata da un procedimento penale proprio a causa di alcune presunte irregolarità nel rilascio delle procedure autorizzative. La vicenda del rigassificatore insomma – ha concluso Vendola - più che riguardare il grande tema della modernizzazione della macchina burocratica del Paese, che è cosa ben più seria, mi sembra riguardi invece una iniziativa che è apparsa sin da subito ai brindisini e ai pugliesi, un’iniziativa avventurosa e molto poco attenta al sistema delle regole e dei diritti ambientali”.

Tra i candidati sindaco già in campo, l’annuncio di British Gas suscita reazioni esattamente opposte a quelle delle Uil. “Se davvero la British Gas ha deciso di rinunciare al rigassificatore di Brindisi, per la città si tratterebbe di una duplice vittoria: la prima è rappresentata dallo scampato pericolo di avere un impianto che la città non voleva, la seconda consiste nel vedere finalmente sgombrato il campo da un argomento che per alcuni è stato solo un pretesto per assicurarsi visibilità, per altri l’occasione di fortune”, ha detto Giovanni Brigante (La Puglia per Vendola, Sviluppo e Lavoro, Ecologisti).

“Spero vivamente che la manovra di Bg non sia l’ennesimo tentativo di fare pressioni indebite, e che l’azienda la smetta di minacciare richieste di risarcimento ultramilionarie. Io votai contro il progetto sia in consiglio comunale che in consiglio regionale. Prendo atto che la battaglia volge al termine e che finalmente un elemento così destabilizzante sta per scomparire dal dibattito politico. Così finalmente l’attenzione degli amministratori locali potrà concentrarsi sugli altri problemi del territorio».

Mauro D'Attis, candidato sindaco per la coalizione di centrodestra, dopo aver letto l'intervista di Luca Manzella, presidente e amministratore delegato di British Gas su Il Sole 24 Ore, ha dichiarato che “la decisione, se definitiva, di British Gas di rinunciare al progetto del rigassificatore a Brindisi deve essere interpretata come un successo di tutta la città, ed in particolare di quanti, come la precedente amministrazione comunale, hanno sempre avuto una posizione contraria all'opera prevista a Capobianco. Adesso si deve voltare pagina e puntare ad una nuova politica energetica, che preveda attenzione all'ambiente e rilancio del nostro meraviglioso porto, per troppi anni aggredito dal fantasma rigassificatore”.

Il candidato sindaco della lista Fusco, dell'IdV e di Rifondazione Comunista, Roberto Fusco, “nella speranza che il comunicato di abbandono dell'iniziativa diffuso dalla Brindisi Lng non costituisca l'ennesimo tentativo di ricatto occupazionale in danno della comunità brindisina, rammenta che la decisione di abbandono della Brindisi Lng non costituirebbe altro che una tardiva - di oltre dieci anni - presa d'atto del forte dissenso da sempre espresso dai cittadini di Brindisi e dalle sue Istituzioni  rispetto ad un impianto che si voleva realizzare all'interno del porto di Brindisi con grave pericolo per i cittadini, e con grave danno per l'economia brindisina per la definitiva compromissione di ogni ipotesi di rilancio del porto. Si esprime solidarietà ai lavoratori e si attendono comunque fiduciosamente le decisioni della magistratura per porre definitivamente  termine alla vicenda in questione”.

Nettamente contrario al rigassificatore anche Ferdinando De Giosa, candidato sindaco per il Partito delle Aziende: “Abbiamo dichiarato di essere contrari al rigassificatore ed oggi sul Sole 24 ore c'è la notizia che la Lng ha rinunciato all'impianto di Brindisi, retromarcia obbligatoria grazie alla magistratura che aveva confiscato l'area. Noi del PdA proseguiremo nella lotta contro chiunque attenti alla nostra salute. Non bisogna assolutamente consentire che uno Stato, despota, assolutamente non democratico, ancora una volta attenti al nostro territorio, alla nostra salute,  ed all'economia, concedendo autorizzazioni a getto continuo a società italiane e straniere per le proiezioni petrolifere in mare, foriere dell'installazione delle piattaforme petrolifere, che sancirebbero la morte della nostra costa, del nostro mare, della pesca, del turismo”. De Giosa vuole coinvolgere nella protesta anche i paesi dell’altra sponda dell’Adriatico e dello Ionio.

"L’annuncio della Brindisi Lng era nell’aria ormai da tempo e non ha colto di sorpresa chi segue con attenzione le vicende di questa città", ha detto in serata il candidato sindaco della coalizione di centro sinistra Mimmo Consales . “Le prime parole sono di solidarietà nei confronti dei dipendenti della Brindisi Lng – afferma Consales – per i quali inizia la lunga trafila della cassa integrazione e della mobilità. A ciò va aggiunta, però, la constatazione che il sistema-Paese italiano ha dato ancora una volta una prova di inefficienza: oltre un decennio per pronunciare un semplice ‘no’ che avrebbe chiuso questa partita e non avrebbe condizionato la vita politica e amministrativa di una intera città. Adesso mi auguro che in tanti la smettano di continuare a pretendere che i programmi elettorali si aprano con il solito ‘no’ che è scontato e che, come tale, non avrebbe più alcun senso”.

Michele Rizzi, coordinatore regionale di Alternativa comunista: “L'intervista al Sole 24 ore del presidente della British gas Italia dove annuncia la decisione di abbandonare il progetto del rigassificatore brindisino è sicuramente importante e descrive una sconfitta storica per la multinazionale britannica che, con la complicità di molti uomini politici di centrosinistra e centrodestra, era pronta a distruggere l'ambiente marino e non solo del porto di Brindisi per profitti essenzialmente privati. Ma come sempre questa lobby del gas, abituata spesso a fare il bello ed il cattivo tempo dove opera, pone il ricatto occupazionale con lo scaricare sui lavoratori la non fattibilità dell'opera. Tradotto, scappano con la coda delle gambe, minacciano la cassa integrazione per i lavoratori e vogliono risarcimenti per la mancata costruzione del gasdotto. Davvero sconvolgente! Alternativa comunista, invece, chiede che sia la British gas Italia a dover ripagare sia i lavoratori che vuole mettere in cassa integrazione e sia il territorio brindisino che è già stato sconvolto dalle prime opere fatte per il rigassificatore”.

Claai Puglia e Api Brindisi:  La notizia che la British Gas se ne va da Brindisi dopo dieci anni di roventi polemiche, costituisce la manifestazione più evidente del fallimento di un’intera classe politica. La quale, tra meno di due mesi, si presenterà al corpo elettorale per chiedere nuovamente la sua fiducia. L’aver impedito la realizzazione del rigassificatore dopo dieci anni e dopo che la Brindisi Lng ha speso oltre 250 milioni di euro, chiama in causa sia le responsabilità dei governi nazionali, ma soprattutto quelle dei governi locali: Regione, Provincia e comune di Brindisi. I quali anziché essere le istituzioni che rappresentano tutti i soggetti del territorio, sono stati al carro di sparuti gruppi sedicenti ambientalisti, che hanno non hanno mancato di strumentalizzare quella battaglia per altri fini meno nobili”.

“La Regione Puglia, nella vicenda che riguarda il rigassificatore di Brindisi della British Gas, ha svolto il proprio ruolo istituzionale di tutela del territorio regionale e della sicurezza dei cittadini, sulla base di valutazioni tecniche scaturite dalla documentazione riguardante il progetto». Lo sostiene l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro. «Devo dire che, dinanzi ad una notizia così delicata che oltre alla sicurezza del territorio, alla salvaguardia dell'ambiente attiene le aspettative economiche di una area importante della nostra regione quanto a ricadute occupazionali - prosegue - non posso che aggiungere che la Regione Puglia continuerà, in ogni sede lecita, a rappresentare i pareri tecnicamente motivati su interventi di questa portata, avendo come obiettivo la tutela della cifra ambientale nel nostro territorio e la sicurezza dei cittadini”.

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