"Centrale non ambientalizzabile"

BRINDISI - Sulla questione del futuro della centrale a carbone Edipower di Brindisi Nord, dopo la richiesta avanzata dai sindacati confederali di un tavolo di raffreddamento della possibile agitazione legata alla mancanza di prospettive per l'impianto e i lavoratori, e le prese di posizione di Confindustria Brindisi, che propone di bruciarvi i rifiuti della Campania, quella nettamente contraria dell'Associazione Sviluppo e Lavoro, e quella del Cobas che propone il passaggio dei dipendenti alla centrale Enel di Cerano Brindisi Sud, oggi arriva quella delle associazioni ambientaliste brindisine, di cui diamo integrale pubblicazione.

La centrale Edipower di Brindisi Nord

BRINDISI - Sulla questione del futuro della centrale a carbone Edipower di Brindisi Nord, dopo la richiesta avanzata dai sindacati confederali di un tavolo di raffreddamento della possibile agitazione legata alla mancanza di prospettive per l'impianto e i lavoratori, e le prese di posizione di Confindustria Brindisi, che propone di bruciarvi i rifiuti della Campania, quella nettamente contraria dell'Associazione Sviluppo e Lavoro, e quella del Cobas che propone il passaggio dei dipendenti alla centrale Enel di Cerano Brindisi Sud, oggi arriva quella delle associazioni ambientaliste brindisine, di cui diamo integrale pubblicazione.

"Il mancato rinnovo delle commesse per la fornitura di carbone e la conseguente possibile chiusura della centrale Edipower di Brindisi nord sono ovviamente al centro dell’attenzione di quanti hanno  a cuore la salvaguardia dei lavoratori dipendenti e la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Sorprendente si appalesa la reazione di quanti per anni hanno privilegiato interessi aziendali o preferito nascondere la testa sotto la sabbia e oggi addebitano la situazione all’uso strumentale di questioni ambientali e ipotizzano soluzioni assurde come quella di bruciare il cosiddetto “secco di qualità”: termine privo di qualsiasi significato scientifico a meno che non si voglia far riferimento a CDR di qualità.

In ogni caso è impensabile bruciare le “ecoballe” della Campania direttamente nella centrale con sicura e significativa produzione di veleni come gli idrocarburi policiclici aromatici, i furani e la diossina. L’ipotizzato termovalorizzatore, che peraltro non risolverebbe in alcun modo il problema dei lavoratori, non sarebbe certo una soluzione tecnicamente e ambientalmente valida, tanto più se venisse raggiunta la percentuale del 65% di raccolta differenziata, ottimisticamente evocata da qualche sponsor della termodistruzione. Senza poi dire che secondo l’ATO BR1, ambito territoriale di cui brindisi fa parte, è prevista una produzione annua di 40.000 t. di CDR che renderebbe assolutamente antieconomico un termovalorizzatore.

Molto più proficuamente si potrebbero imboccare vie certo virtuose specialmente ispirandosi all’esperienza che si sta maturando nella metropoli californiana di San Francisco della quale si è recentemente interessata la trasmissione di Rai 3 “Presa diretta”. Una esperienza nella quale si procede ad una raccolta differenziata ai massimi livelli mediante numerosi cassonetti sotto ogni abitazione per fare poi affluire i rifiuti in una grande e attrezzata struttura che provvede al riciclaggio anche attraverso la rigenerazione di materiali che vengono in vario modo e con diverse destinazioni immessi sul mercato.

Sarebbe lecito attendere il mea culpa di chi ha consentito la realizzazione della centrale Edipower a due passi dalla Città e sotto il cono d’atterraggio dell’aeroporto, di chi non ha sostenuto la riconversione a gas prospettata fin dagli anni ’80 e invece la propone oggi ben sapendo che Edipower non ha alcuna intenzione di dar corso alla costruzione (a suo tempo autorizzata) di due gruppi a ciclo combinato. Un ipotesi quindi impraticabile, inidonea a risolvere i problemi occupazionali dei lavoratori di Brindisi nord che sembra avere l’unico scopo di giustificare strumentalmente l’inaccettabile terminal di rigassificazione a Capo Bianco.

Così come dovrebbe recitare il mea culpa anche chi ha boicottato la convenzione del 1996, che prevedeva la chiusura dell’impianto nel 2004 ed il trasferimento dei lavoratori nella centrale Brindisi sud, allora della stessa proprietà, e chi non ha sostenuto con Edison, quando era chiara la volontà di dismettere un impianto antieconomico, l’accordo per una piattaforma logistica portuale. In attesa di questi improbabili ravvedimenti, le nostre associazioni ritengono non sostenibile la prosecuzione dell’esercizio a carbone della centrale Brindisi nord per niente “ambientalizzabile” e chiedono che con tutte le parti interessate si apra un confronto serio sul reimpiego dei lavoratori nelle indispensabili messe in sicurezza e bonifiche dell’area e sulla realizzazione di progetti integrati per la funzionalità e lo sviluppo di attività portuali o di complessi integrati sull’intera filiera di produzione e ricerca nel settore del fotovoltaico".

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Italia Nostra, Legambiente, WWF Brindisi, Fondazione “Dott. Antonio Di Giulio”, Fondazione “Prof. Franco Rubino”, A.I.C.S., ARCI, ACLI Ambiente, Forum ambiente salute e sviluppo, Medicina Democratica, Salute Pubblica, Lipu, Comitato per la Tutela dell’Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino “Mo’ Basta!”, Comitato Brindisi Porta d’Oriente.

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