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Gasdotti, si comincia a sgomitare

Bisogna andare dietro le quinte della corsa a quattro per i nuovi gasdotti che alimenteranno l’Europa, tre dei quali hanno scelto come punto di sbarco il Salento, per capire le ragioni della nota congiunta diffusa oggi dal Ministero dello Sviluppo economico italiano e dal Ministero dell’Ambiente, dell’Energia e del Cambiamento climatico greco, con cui i due Paesi il loro sostegno ad uno solo dei con correnti, il progetto Itgi di Edison, “in considerazione dell’accordo intergovernativo vigente, ratificato da entrambi i Parlamenti”, e ritenendolo “ come mezzo più appropriato per la realizzazione del Corridoio Sud”.

Bisogna andare dietro le quinte della corsa a quattro per i nuovi gasdotti che alimenteranno l'Europa, tre dei quali hanno scelto come punto di sbarco il Salento, per capire le ragioni della nota congiunta diffusa oggi dal Ministero dello Sviluppo economico italiano e dal Ministero dell'Ambiente, dell'Energia e del Cambiamento climatico greco, con cui i due Paesi il loro sostegno ad uno solo dei con correnti, il progetto Itgi di Edison, "in considerazione dell'accordo intergovernativo vigente, ratificato da entrambi i Parlamenti", e ritenendolo " come mezzo più appropriato per la realizzazione del Corridoio Sud".

E' la risposta al progetto Tap che riunisce la norvegese Statoil, la svizzera Egl, la tedesca E.ON Ruhrgas, il quale però sembra abbia la preferenza della società che controlla i campi estrattivi del Caspio di Shah Deniz 2, in cui Statoil è azionista importante con il 25,5 per cento delle azioni, con la Total francese, Bp, Lukoil (Russia), Socar (Azerbaigian) e Tpao (Turchia). Ciò viene contestato dai governi italiani e greco (con una sua società, la Grecia è partner del consorzio Itgi), che possono contare su una fase più avanzate degli iter autorizzativi rispetto a Tap, che è impegnata in questi giorni a Melendugno (Lecce) nell'ascolto delle popolazioni dato che il suo gasdotto sottomarino approderà nei pressi di S. Foca, ma che non ha ancora presentato al governo italiano lo Studio di impatto ambientale (Sia).

Sembra per ora fuori gioco il progetto Nabucco che piace alla Ue, ma il russo South Stream è in piena corsa, e dentro ci sono oltre a Gazprom anche l'Eni, ma pure la tedesca Wintershall e la francese EdF oramai proprietaria di Edison, che come già detto è la principale azionista di Itgi. I francesi sono dappertutto. Ma Italia e Grecia secondo le quali, a proposito di Shah Deniz 2, la fornitrice del gas, "i negoziati devono proseguire per esplorare ogni alternativa per l'apertura del Corridoio Sud, a cui il progetto Itgi può dare un contributo importante".

Edison in giornata ha aggiunto un suo comunicato a quello intergovernativo italo - ellenico, in cui si rileva che: "Avendo completato le procedure per l'assegnazione della capacità di trasporto del gas e per le autorizzazioni delle attività realizzative, Itgi è l'unico progetto a poter procedere alla decisione finale di investimento nei tempi previsti dalla messa in produzione del giacimento Shah Deniz 2. Grazie infine al collegamento tra la Grecia e la Bulgaria (gasdotto Igb), Itgi consentirà di diversificare le fonti e le rotte di approvvigionamento anche verso il sud-est Europa a partire dalla fine del 2014".

Il corridoio di transito Itgi utilizza le infrastrutture gas esistenti dall'Azerbaijan fino alla Grecia attraverso la Turchia. Dalla Grecia all'Italia è in via di sviluppo il gasdotto Igi che comprende: Igi Poseidon (200 km offshore, nel tratto marino tra la costa greca e quella pugliese, sarà costruito da Igi Poseidon Sa, joint venture paritetica tra Edison e la società greca Depa), Igi Onshore (600 km onshore). L'Itgi comprenderà inoltre un collegamento con la Bulgaria, attraverso il gasdotto Igb(Interconnector Greece - Bulgaria) che avrà una capacità di trasporto dai 3 ai 5 miliardi di metri cubi di gas all'anno.

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