Impianti risequestrati e disconnessi/ Video

BRINDISI - Sempre le stesse società, sempre lo stesso sistema, per giungere a un’amara considerazione: la “lobby” del fotovoltaico aveva già agito, aveva fatto scempio della bella campagna brindisina. Stamani i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno apposto i sigilli a sette impianti.

Loredana Capone

BRINDISI - Sempre le stesse società, sempre lo stesso sistema, per giungere a un’amara considerazione: la “lobby” del fotovoltaico aveva già agito, aveva fatto scempio della bella campagna brindisina. Stamani i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno apposto i sigilli a sette impianti, dal valore complessivo di 35 milioni di euro, formalmente appartenenti a sette diverse aziende, ma in realtà a quanto pare realizzati per conto di una sola società. Si tratta di parchi fotovoltaici che si trovano a San Donaci, in località Falli, non lontano dal campo sportivo del paese, per un totale di 20 ettari di terreno ricoperti da pannelli (video).

Come in numerosi altri casi sarebbe stata realizzata di fatto una lottizzazione abusiva, simulando l’installazione di impianti inferiori al megawatt di potenza, i cui lavori possono essere avviati solo con una semplice dichiarazione di inizio presentata ai Comuni, mentre in realtà si trattava di un impianto di 7 megawatt che avrebbe dovuto essere sottoposto ad Autorizzazione unica regionale.

Si tratta del secondo sequestro eseguito degli impianti di contrada Falli: il provvedimento cautelare disposto dal gip del Tribunale di Brindisi su richiesta del procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi, era stato oggetto di impugnazione dinanzi al Riesame che lo aveva rimosso. La Cassazione, poi, ha ribaltato la decisione e stamani i carabinieri sono ritornati a San Donaci per apporre nuovamente i sigilli con contestuale disconnessione alla rete elettrica per interrompere la corresponsione degli incentivi statali.

Le società coinvolte sono Mt.2007, Geos, Ecopower, Girasole, Rinnova, S-Energia, Soleil, quasi tutte oggetto dell’inchiesta che ha portato nei giorni scorsi alla disposizione di 12 ordinanze di custodia cautelare con la contestazione di associazione per delinquere e di indebita percezione di contributi pubblici per 300 milioni di euro.

La cruda realtà è una: per diversi anni imprenditori e tecnici venuti da fuori (non tutti) hanno potuto fare quel che pareva loro impiantando silicio in quantità industriali a Brindisi e provincia. Colpa di una normativa regionale piuttosto fragile e appetibile per i “furbetti” , normativa in effetti divenuta in un secondo momento più severa. Colpa anche dell’appetibilità per i proprietari di terreni agricoli delle proposte delle aziende forestiere che acquistavano terreni che, con un banale cambio di destinazione d’uso, divenivano improvvisamente miniere d’oro.

Su questo sta indagando la procura di Bari, con il pm Francesco Bretone, che ha dovuto constatare l’assenza di una mappatura di tutti gli impianti fotovoltaici installati in Puglia. Sul resto, per quel che concerne il Brindisino, ha lavorato sodo il procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi che ha indagato sul complesso degli illeciti e che ha trovato gli spunti normativi per poter applicare innanzitutto la disconnessione immediata dei parchi, per impedire ai titolari di incassare il denaro messo a disposizione dallo Stato e pagato dai comuni cittadini in bolletta.

Ha poi coordinato una inchiesta interforze, delegata alla Guardia di Finanza e al Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, oltre che al Corpo Forestale dello Stato al termine della quale è stato possibile appesantire notevolmente le contestazioni ai “soliti noti” e quindi ridurre al minimo il rischio di prescrizione, una volta a processo (se vi arriveranno, naturalmente). Indagini sono in corso anche a Lecce, dove vi è stato alla stregua di Brindisi, lo stesso deturpamento dei paesaggi.

Sul ruolo della Regione Puglia e sulla sua normativa ritenuta da più parti troppo debole per reggere al malaffare della “lobby” è intervenuta anche l’assessore regionale allo Sviluppo, Loredana Capone: “Da anni – ha detto – la Regione Puglia si oppone alla politica di incentivi statali che ha dopato il mercato attirando enormi interessi. In tutte le sedi istituzionali abbiamo condotto strenue battaglie per ridurre gli incentivi sugli impianti. Il governo non ha voluto sentire ragione, anzi ha impugnato la legge 31 del 2008 che tutelava i suoli agricoli di pregio. Un comportamento che appare irragionevole e rischia di essere strumentale agli interessi delle grandi multinazionali posto che il governo si è sottratto per sette anni al dovere più importante: quello di emanare linee guida per il territorio”.

L’assessore Capone ha poi ribadito la necessità di lavorare perché il governo vari un piano nazionale dell’energia: “Altri Paesi come la Germania ce l’hanno da anni, mentre da noi si continua a cincischiare con la strategia energetica nazionale che serve a ben poco”.

Approfondendo il tema degli incentivi statali Loredana Capone ha poi sottolineato: “La Regione Puglia per far fronte all’assalto determinato dagli incentivi, ha posto in essere nuove configurazioni organizzative, progetti speciali e potenziamenti di organico. Tuttavia non basta la sola riorganizzazione della Regione. Anche gli enti esterni, quali le Soprintendenze, l’Autorità di Bacino, gli uffici dei diversi organi della Difesa, l’Ispettorato Telecomunicazioni del Ministero dello Sviluppo economico, i Consorzi di bonifica, le Province e molti Comuni devono essere consapevoli della necessità di fare la loro parte”.

“Al contrario la Regione Puglia – ha proseguito - si è pesantemente impegnata anche sul fronte dei monitoraggi e dei controlli delle attività esistenti sul territorio ed autorizzate dai Comuni con il procedimento di Dia (Denuncia di inizio attività). Si tratta in sostanza della stragrande maggioranza degli impianti esistenti che in ragione della loro ridotta dimensione beneficiavano di una procedura autorizzativa semplificata. Sono proprio questi impianti l’oggetto della quasi totalità degli articoli apparsi sulla stampa negli ultimi anni”.

“In relazione ad essi la Regione ha già effettuato una mappatura completa del territorio regionale dalla quale, per il solo eolico, sono scaturite oltre 40 segnalazioni ai Comuni, che, è bene ricordarlo, hanno competenza ai sensi del DPR 380/81 in materia di vigilanza e controllo edilizio ed urbanistico del territorio ed alle Procure della Repubblica competenti per territorio. Gli Uffici regionali stanno completando la mappatura e la ricognizione degli impianti fotovoltaici autorizzati con i regimi semplificati di cui si diceva ed hanno già cominciato ad effettuare le segnalazioni a Comuni ed autorità giudiziaria”.

“Sento quindi di poter affermare senza ombra di dubbio – ha poi concluso Loredana Capone – che la Regione nelle vicende descritte abbia svolto appieno il suo ruolo”.

 

 

 

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