Intervento/ Energia, fare i conti con la realtà

Torna in questi giorni un confronto, dai toni a volte aspri, sul tema antico del rapporto tra grande industria e territorio, a cominciare dall'energia, come periodicamente dovessimo ricominciare daccapo. Dovrebbe essere sufficiente un po' di memoria storica.

La centrale di Cerano vista Brindisi

Torna in questi giorni un confronto, dai toni a volte aspri, sul tema antico del rapporto tra grande industria e territorio, a cominciare dall'energia, come periodicamente dovessimo ricominciare daccapo. Dovrebbe, in realtà, essere sufficiente un po' di memoria storica. Personalmente sostengo da anni, assieme al mio partito, quella che ho sempre definito la necessità di giungere ad un "assetto definitivo" del polo energetico brindisino, il più grande d'Europa.

Ovvero, un assetto che metta "in sicurezza", per così dire, tale questione per almeno 10 -15 anni e che sia centrato su alcuni punti fermi: diminuzione della produzione e dell'utilizzo del combustibile carbone; sostenibilità ambientale e rigoroso monitoraggio delle emissioni e dell'impatto su ambiente e salute; tutela dell'occupazione e dell'indotto; nuova logistica dei combustibili; relazioni trasparenti tra grandi aziende, istituzioni e forze sociali.

Negli ultimi anni, alcuni di questi obiettivi sono stati raggiunti ed altri sono divenuti possibili. Non riconoscerlo sarebbe fare torto alla realtà e all'impegno di tanti, a cominciare dalle amministrazioni locali e dalle forze sociali, comprese le associazioni ambientaliste. Mi è capitato più volte di discutere con tali associazioni con un atteggiamento di grande rispetto (mi auguro reciproco) verso il loro ruolo, le loro idee e proposte, anche quando non le condividevo.

Voglio richiamare quanto ho sostenuto durante un dibattito nell'ultima Festa del Pd a Brindisi lo scorso 29 settembre quando, interloquendo con alcuni rappresentanti di tali movimenti, ho richiamato che è anche grazie alla iniziativa loro e di tanti cittadini che una grande forza della sinistra riformista, come il Pd, da anni abbia abbandonato visioni industrialiste "tout court" per assumere il principio di sostenibilità e di legame indissolubile tra lavoro e industria con tutela dell'ambiente e della salute. Un riconoscimento credo importante e non formale.

Così come ricorderò, da ultimo, l'incontro delle scorse settimane con Legambiente sulla loro proposta, che condivido, di riconversione dell'area Edipower in distretto delle rinnovabili. A tutto ciò, ovviamente, devono poter seguire atti concreti. Vanno in tale direzione, per restare all'energia, ad esempio: la chiusura della centrale Edipower, proposta che avanzo da tempo, che l’amministrazione Consales ha fatto propria e che è all'attenzione sia del Governo che della nuova proprietà; gli investimenti compiuti e in via di realizzazione da Enel, su sollecitazione del territorio, sia nell'adottare tecniche più efficaci e moderne di abbattimento delle emissioni che nel risolvere l'annosa questione del trasporto del combustibile con la costruzione dei carbonili coperti.

Poi la realizzazione di una rete di monitoraggio a controllo pubblico; un freno rigoroso all'espansione del fotovoltaico nelle nostre campagne; l'opposizione storica al rigassificatore; il sostegno all'indagine epidemiologica che indaghi il rapporto tra produzioni industriali e impatto sulla salute; l'apertura di un confronto sulla produzione della centrale Enipower; la netta contrarietà ad ospitare sul territorio della città di Brindisi anche un solo nuovo impianto di produzione energetica, comunque alimentato... e così via.

Certo, ci sono poi proposte che periodicamente ritornano e che, francamente, ritengo non praticabili. La riconversione, in parte o per intero, della centrale Enel di Cerano da carbone a metano, ad esempio. Tema che periodicamente ricorre, sin dai tempi del progetto di rigassificatore, e che risulta del tutto insostenibile dal punto di vista impiantistico e tecnologico. Altra cosa, legittima per quanto opinabile, è chiederne la chiusura e/o la sostituzione con una nuova centrale alimentata a gas. E qui vi è poi l'obiezione più attuale.

L'Italia negli ultimi cinque anni ha visto diminuire la propria produzione energetica alimentata da gas del 26%, con oltre 30.000 megawatt di produzione attualmente fermi, per il combinato disposto del calo dei consumi e dell'aumento delle rinnovabili. Quindi, non c'è alcuno spazio per realizzare nuovi impianti a ciclo combinato, anzi! Senza scordare che una centrale alimentata a gas occupa mediamente un terzo dei lavoratori di una centrale a carbone.

Altro che chiudere Edipower e farli assumere da Enel (una azienda che, peraltro, ha recentemente annunciato un turn-over a livello nazionale, figlio dell'attuale congiuntura di consumi energetici, con cui vi sarà un saldo netto negativo di circa 2000 lavoratori e, credo, siamo tutti interessati a capire se e quanto tutto ciò riguarderà anche Brindisi).

Produzione totale:
2008: 306.000;
2012: 285.000;
2012/2008: -7%
Termoelettrica:
2008: 242.000 (79,10%);
2012: 193.000 (67,70%);
2012/2008: -20%;
Rinnovabili :
2008: 64.000 (20.9%);
2012: 92.000 (32,30%);
2012/2008: +44%;
Termoelettrica Gas:
2008: 168.000;
2012: 125.000;
2012/2008: -26%;
Termoelettrica Carbone:
2008:39.000;
2012: 44.000;
2012/2008: -12%
 
(Fonte: Relazione annuale 2013 - Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas - Elaborazione Aeeg su dati di Terna - Dati in GWh)

 

 

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