Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Lettera al premier dopo deposizione Tatò: "Revochi autorizzazione"

BRINDISI - Dopo la deposizione in aula al processo British Gas dell'ex presidente dell'Enel, Franco Tatò, e di altri dirigenti della società elettrica, le associazioni ambientaliste brindisine hanno scritto al premier Silvio Berlusconi e al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, chiedendo la rimozione in autotutela dell'autorizzazione del 2003 al progetto inglese per un rigassificatore nel porto di Brindisi. Proponiamo il testo della lettera.

BRINDISI - Dopo la deposizione in aula al processo British Gas dell'ex presidente dell'Enel, Franco Tatò, e di altri dirigenti della società elettrica, le associazioni ambientaliste brindisine hanno scritto al premier Silvio Berlusconi e al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, chiedendo la rimozione in autotutela dell'autorizzazione del 2003 al progetto inglese per un rigassificatore nel porto di Brindisi. Proponiamo il testo della lettera.

In un udienza dibattimentale del processo per lo scandalo relativo alla vicenda del rigassificatore (la cosiddetta gassopoli brindisina), l'ex Amministratore delegato dell'Enel, Franco Tatò, dopo aver detto che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva dato assicurazione al Primo ministro inglese Toni Blair che non vi sarebbero stati ostacoli alla realizzazione dell'impianto a Brindisi, ha testualmente dichiarato "ricordo perfettamente che all'epoca Enel aveva in progetto di costruire una serie di rigassificatori in tutta Italia ? Brindisi no, non l'avevamo mai contemplato, io ritenevo che fare il rigassificatore a Brindisi fosse un'assurdità perché nel territorio c'erano già due centrali a carbone e un petrolchimico". L'ex amministratore Tatò pensava quindi ciò che pensano la Regione Puglia, le Amministrazioni locali e la stragrande maggioranza della popolazione brindisina che 19 giugno scorso è ancora una volta scesa massicciamente in piazza per opporsi all'impianto. Una "assurdità" che, chissà per quali insondabili misteri, è sfuggita alla Commissione Ministeriale VIA il cui parere è, a seguito di alcuni esposti, all'esame della locale Procura della Repubblica.

Gli sviluppi della annosa vicenda inducono a richiamare l'attenzione delle SS.LL. sulle seguenti considerazioni:

  • Il rigassificatore sorgerebbe in un area classificata ad elevato rischio ambientale sulla quale sorgono numerosi insediamenti industriali con connessi pericoli di gravi incidenti (una zona, tra l'altro, distante circa 600 metri da due grossi serbatoi di etilene liquido, prodotto altamente infiammabile);
  • L'impianto verrebbe costruito in prossimità del cono di atterraggio dell'aeroporto di brindisi con i connessi pericoli per la sicurezza dei voli e dell'ambiente circostante;
  • Il rigassificatore sorgerebbe a meno di 3000 metri in linea d'aria dall'abitato di Brindisi, con la conseguenza che in caso di incidente la città andrebbe incontro ad una vera e propria catastrofe;
  • Le operazioni di scarico dalle navi gasiere del metano destinato al rigassificatore, per le indispensabili misure di sicurezza legate alla pericolosità della situazione, imporrebbero ulteriori pesanti limiti ad un traffico portuale che va invece favorito per dare alla città e al territorio il volto e l'economia disegnati dai progetti delle Amministrazioni locali.
L'incompatibilità dell'impianto emerge quindi, alla luce di nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza, con una chiarezza tale da mettere in rilievo quanto sia "assurdo" il responso della Commissione ministeriale VIA. Un parere peraltro contraddittorio perché, da una parte, esprime consenso alla costruzione dell'impianto e, dall'altra, vincola il consenso medesimo a numerose e pesanti condizioni preventive che ne mettono in rilievo la palese infondatezza.

Le dichiarazioni testimoniali del dott. Tatò confermano, se ve ne fosse ancora bisogno, come siano errate e da disattendere la "valutazione di impatto ambientale" operata dalla competente commissione e la "valutazione politica" che indusse il Presidente del Consiglio a dare al premier inglese assicurazioni che, in uno stato di diritto come il nostro, il governo non aveva il potere di dare ad alcuno. Facciamo perciò appello al senso di responsabilità delle SS.LL. perché vogliano adoperarsi per far rimuovere, nelle forme ritenute più opportune, il provvedimento autorizzativo a suo tempo concesso. Per parte nostra, rileviamo che l'esercizio del potere di autotutela, per l'evidenza dei fatti che lo giustificano e per l'interesse pubblico che lo impone, mai come in questo caso appare giuridicamente e socialmente doveroso.

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