"Settore termoelettrico, rischio Waterloo"

Settore termoelettrico italiano nella bufera per la mancanza di linee guida da parte del governo, e quindi con la prevalenza netta delle esigenze aziendali su quelle del Paese, con il rischio di chiusura di numerosi impianti e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Questa la sintesi dell’allarme lanciato dai sindacati.

La centrale di Edipower

Settore termoelettrico italiano nella bufera per la mancanza di linee guida da parte del governo, e quindi con la prevalenza netta delle esigenze aziendali su quelle del Paese, con il rischio di chiusura di numerosi impianti e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Questa la sintesi dell’allarme lanciato dai sindacati confederali del settore energia, Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, che hanno chiesto perciò “un urgente incontro al Ministro Zanonato per evitare quella che potrebbe essere una vera e propria Waterloo del sistema elettrico italiano. Analogamente, sono state richieste audizioni alle apposite Commissioni parlamentari di Camera e Senato”.

Grandi impianti come Piombino, Rossano Calabro, Porto Tolle, Fiume Santo, Brindisi Nord, prevedono i sindacati, “rischiano di diventare cumuli di rottami, andandosi ad aggiungere ai tanti siti termoelettrici già smantellati e da bonificare. Si profila un ulteriore disastro occupazionale, con la perdita di migliaia di posti di lavoro qualificati diretti e migliaia indiretti, ma anche di indebolire ulteriormente un sistema reso fragile da anni di demagogia, di mancate scelte e di speculazioni”. Accuse nemmeno tanto velate rivolte sia alle iniziative ambientaliste che alle operazioni finanziarie che hanno interessato il settore.

In assenza di un intervento immediato del governo – dicono ancora i sindacati - a partire “dall’assunzione dei necessari provvedimenti per fronteggiare le probabili emergenze energetiche, comprese quelle da mancata fornitura di gas, dell’apertura del confronto sulla generazione elettrica italiana e di precisi impegni da parte delle istituzioni e delle Imprese, sarà inevitabile una stagione di mobilitazione dei lavoratori elettrici a difesa del posto di lavoro e del sistema elettrico italiano, quale volano di sviluppo”, avvertono Filctem, Flai e Uiltec.

La ristrutturazione in atto, anche in Enel, è legata alla riduzione dei consumi legata alla crisi (emblematica la situazione delle centrali a turbogas che stanno marciando a basso regime), all’allargamento della base produttiva da fonti rinnovabili, e al grande volume di investimenti che richiederebbe il revamping di impianti obsoleti e dalla ridotta resa termica. Ciò sta avvenendo in assenza di scelte programmatiche per governare non solo la contingenza, ma il percorso verso nuovi assetti del settore energetico nel Paese, una volta ricongelato il nucleare.

A Brindisi sono in discussione il Centro ricerca Enel di Cerano, che negli ultimi anni ha lavorato sul problema dell’abbattimento delle emissioni progettando il prototipo di un nuovo impianto di cattura della CO2 poi installato nella centrale Federico II, e che doveva essere poi sperimentato per l’industrializzazione a Porto Tolle; e la centrale Edipower-A2A di Costa Morena sottoposta a lunghi periodi di fermata, per la quale l’azienda propone la riduzione della produzione ad un solo gruppo che dovrebbe utilizzare assieme al carbone una percentuale di combustibile ricavata da Css e Cdr (derivati della frazione secca dei rifiuti solidi urbani).

 

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